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Stefano Sollima
ACAB-All Cops Are Bastards

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Negli occhi la paura, ma il riflesso del casco antisommossa la cela come un velo di disumanità. Nelle mani un manganello, nel cuore tante ferite, ma non di coltello. Ferite inferte da mogli, figli, madri. Ferite che ti fanno zoppicare a vita, come e più di quelle nelle gambe.

Negli occhi la rabbia, ma non tanto per quegli ultras che specularmente si sfogano la domenica. La rabbia di uomini in guerra ma dilaniati da tutt'altro. Dilaniati dagli affanni normali, incruenti, le frustrazioni di chiunque, per un figlio disobbediente, per una moglie che vuole il divorzio, per una madre costretta nei bassifondi della città.

Negli occhi l'impotenza, perché quei celerini la mano pesante ce l'hanno, ma non tutte le difficoltà dell'esistenza si risolvono con un cazzotto, una manganellata. Eppure spesso questa idea li sfiora. Ci cascano, per pochi istanti. Ma sono istanti fatali, perché un errore, un gesto di violenza in un contesto civile significa altro dolore, processi, condanne, soldi. Non è la guerra dello stadio quella, dove la legge è quella della giungla. La vita civile non perdona, ma tu sei un soldato in trincea. Perdi il senso della misura.

Eppure qualcuno lì con lo scudo ci deve stare. Ma quei bagni di violenza domenicale quanto si riverberano poi sull'uomo dietro lo scudo? E l'uomo, diventato “bastardo”, quanto si riverbera nel tempo sull'agire del soldato? E quanto sull'agire privato dell'uomo stesso?

Ho recuperato questo film del 2012 e sono un discreto estimatore di Sollima, pur dopo il mancato entusiasmo per il suo approdo hollywoodiano con Soldado. Questo Acab, anche oggi, dopo otto anni, mi sembra una delle cose davvero più scomode e interessanti uscite dal cinema italiano negli ultimi lustri. Altro che romanzi criminali, qui si scrive in una prosa brutale e affilata, un latrato continuo di uomini diventati un po' bestie. Uno spaccato vertiginoso senza buoni né cattivi. Anzi, al contempo tutti buoni e tutti cattivi, in modi diversi, per ragioni diverse.

Una visione problematica, dove ogni gesto possibile apre un bivio, ma mai come in questi casi la distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato, è sottile e quasi insondabile. È questo che sconvolge, la difficoltà di capire che cosa fare, e le giustificazioni morali che seguono ogni gesto, ogni maledetta manganellata.

Forse alcuni non hanno amato il film perché si aspettavano un tifo pro o contro. E in effetti certe scene enfatiche con musiche rock e i celerini in azione (ma anche lo stesso titolo così da tifoseria, per quanto ovviamente ironico) non fanno bene a un copione ricchissimo invece di spunti complementari e contraddittori, un ritratto sociale feroce e veramente complicato.

Perché Cobra, Mazinga, Negro e gli altri un po' bastardi lo sono. Ma non è così semplice, è un po' più complicato.

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Ultimi Trenta commenti su TrentaDue

algol
algol
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Con l'aggravante dell'insostenibilita di Favino.
Che mi aveva già rotto il cazzo ai tempi.
Insopportabile.


123asterisco
123asterisco
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Purtroppo joe devo concordare con Michi & algol: il film è indecente, a mio modestissimo e manganellabile giudizio. A metà film abbandonai. E mi capita raramente di non guardare un film fino alla fine.


123asterisco: Però non concordo con @[algol] su Favino: ultimamente ha fatto buone cose (ad es. il film di Bellocchio).
algol: È bravo. Oddio ... non è Accorsi. Sono io che lo trovo odioso. Pompato, finto modesto e per finire l'emblema di un cinema italiano sterile, attorcigliato ai soliti cliché stra visitati che ci fa passare le opere di Muccino per "impegnate".
Ecco, buono per quelle.
joe strummer
joe strummer
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Ma infatti il film non giustifica mica la violenza. La racconta perché purtroppo esiste, cercando di mostrarla in modo complesso. Non ci cascate suvvia


123asterisco: Questo lo si capisce, ma già riprodurla su pellicola in quei toni enfatici (perché, diciamo la verità, non è un documentario) è fastidioso: perché nobilitarla?
joe strummer: Ma non mi pare proprio che nobiliti la violenza.
123asterisco: Non ci siamo capiti. Non è che esplicitamente nobiliti la violenza. Basta però mostrarla sotto una chiave (per qualcuno) attraente come in questo caso per renderla, secondo me, tollerabile e digeribile. Magari mi sbaglio.
123asterisco: Soprattutto quando è violenza di questo tipo, ovvero realistica. Non supereroi di merda che li lanciano razzimissile o palazzi.
joe strummer: È una questione di sfumature sottili, per me l'unica scelta infelice è la musica rock sulla scena in cui vanno a pestare i tizi nel loro covo. Lì gli è scappata la frizione, per il resto la violenza non mi e parsa mai attraente, tutt'altro
123asterisco: Te l'ho detto, il film non l'ho nemmeno visto tutto. Quindi è meglio se non continuo a dire cazzate. Però la sensazione era quella che ti ho detto.
Salut,
*
joe strummer: E rilancio con questo spunto: quante volte la violenza al cinema è attraente anche in contesti storici e realistici? Pensiamo a tutti i film di gangster, di mafia. Pensiamo al Padrino. è una linea sottilissima che solo i grandi maestri sanno maneggiare perfettamente. Sollima qui sbaglia nello stile di alcuni passaggi minimi ma come gestione dell'argomento mi pare molto sensato. Quella scena stonata me lo ha abbassato di un voto, 4/5, ma tutto il resto per me è davvero notevolissimo. Non ho parlato degli attori per non dilungarmi, ma sono tantissima roba tutti. i dialoghi molto realistici, la quantità di momenti "enigma" in cui i protagonisti non sanno che cazzo fare. per me davvero un filmone, solo che i celerini stanno sul cazzo, a differenza dei bravi ragazzi
IlConte
IlConte
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È sempre stato lì per ma non l’ho mai visto quindi sospendo il giudizio.

Purtroppo l’elemento a prescindere per me negativo è Favino.
Bravissimo eh ma sono d’accordo con algol insopportabile finto modesto che gira col suo premio vinto a destra e a manca e pure al centro... ha quella faccia da tatone montato di successo neanche troppo sveglia che mi viene voglia di dargli una sberla per svegliarlo #forse
Nelle interviste poi inascoltabile

Come attori italiani mi piacciono il “vecchio” Rossi Stuart bravo a far tutto, Germano è quello che ha fatto Cucchi che non ricordo come si chiama - anche se in due film su due parla romano e non si capisce un cazzo

Voto 5 perché non deve uscire... se ne parli


joe strummer: Alessandro Borghi è bravissimo. E aggiungo anche Marinelli, fenomenale. A me non dispiace Favino, è un mediano che garantisce un livello decente. Nel Traditore e in Hammameth molto bravo
IlConte: Sono andato a vedere chi è Martinelli - so un cazzo - si, vero ha fatto alcuni film che ho visto bravo ma devo rivederlo non ricordo bene
Favino mi sembra un professionista esemplare, uno di cui ti puoi fidare perché studia la parte - fin troppo -
Ci mancherebbe niente da dire ma io non riesco a farmi scivolare via se uno mi sta su e a separare le cose... so che non è “giusto” ma, d’altronde, mica sono normale io...
IlConte: Marinelli
joe strummer: Io mi faccio più prendere dal copione del film. Per dire, oggi ho iniziato "A casa tutti bene" di Muccino e dopo pochi minuti ho stoppato perché mi aveva già stuccato con i convenevoli. Anche se era palesemente l'incipit in cui si scaldavano i motori proprio non ho retto la scrittura melensa del copione.

mi faccio meno influenzare dalle facce che vedo e più dalle parole che sento. Per dire, Accorsi nei film giusti ci può anche stare. Ad esempio quello delle gare di macchine, "Come il vento"
IlConte: Ferma tutto: il tuo è ovviamente l’atteggiamento logico... sono io che in tutte le cose sono così ...
Mi può piacere un film mediocre dove c’è uno che mi piace e non un film bello dove c’è uno che non sopporto
Ripeto, sono un istintivo e vado a pelle in tutto.

Ecco perché non cago più nessuno.

Netflix mi piace perché interrompi quanto cazzo ti pare e passi oltre.

Ma tu sei un vero amatore del cinema e fai benissimo a curare questa passione in sala, come si deve.
joe strummer: Il tuo cuore è nobile :)
IlConte: Pure troppo... in questo mondo
Ahahahahahahah
IlConte
IlConte
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Ao me toccato vederlo mortacci tua ahahahahahahah

Beh il film non è fatto sicuramente male anzi direi che le storie sono molto realistiche per quanto ne so. E, appunto, perché conosco sia le storie degli sbirri e degli stadi e delle curve che a me ha un po’ scassato le palle... però in effetti le cose stanno più o meno così. Certo che condensare tanti argomenti come la vita da cellerino, la vita privata e quella “extra” di più persone è impossibile e lui lo ha fatto abbastanza bene.
Poi è chiaro se si dice “non tollero la violenza” e non mi piace a prescindere neanche ne parliamo.
Potrei raccontare tanti episodi, una sola amicizia con un poliziotto e tanta tensione perché... non mi sono certo simpatici (fasci e ignoranti nella maggior parte dei casi). Poi penso a quello “normale”, a posto e padre di famiglia e mentre gli anni passano e sono meno estremo ed istintivo provo a mettermi sempre anche dall’altra parte in ogni situazione... ed immagino io cellerino se qualcuno mi avesse sputato addosso .... madoooooooooo.... ma io non avrei mai fatto lo sbirro e quindi il cerchio si chiude o ricomincia.


joe strummer: Sempre grande apertura mentale da parte tua Conte. Grazie
Io provo abbastanza insofferenza verso le forze dell'ordine, anche se non sono mai stato ultras e non ho mai avuto nessuno scazzo con polizia o carabinieri. Credo che in qualche modo abusino del loro potere e questo film mi è piaciuto perché, pur riconoscendo questi abusi, racconta molto bene anche gli esseri umani che ci sono dietro quei caschi. E come dici tu, dovremmo immaginarci nei loro panni e pensare cosa potremmo fare noi di diverso al posto loro. Secondo me non troveremmo grandi risposte
kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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a me il film è piaciuto molto, realistico, violentissimo (non ricordo altri film italiani che abbiano un tale impatto visivo), scevro da facili giudizi morali, non glorifica e allo stesso tempo non vittimizza nessuno... è un film che pone domande, ma non dà risposte. Favino lo state bistrattando. Si è vero ha la faccia da tatone, ma è una faccia molto duttile come plastilina, il sogno di ogni regista. Sta crescendo moltissimo e credo che darà ancora altre soddisfazioni. Ne Il Traditore è eccezionale. Non avete citato Marco Giallini, ecco, citiamolo, un altro che sta uscendo molto bene, anche se ha fatto diverse cagate. Borghi mi piace molto, per fortuna sta smettendo di strabuzzare gli occhi come faceva agli inizi. Marinelli non è quello che ha interpretato Fabrizio de André? UHM.


joe strummer: Grazie per il commento! Ovviamente concordo
Dislocation: Marinelli è quello.
Doppio UHM.
Falloppio
Falloppio
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Il film mi era piaciuto. Si. Un bel film italiano. Crudo, crudo.

C'entra na fava, ma a me piace Giallino. Minkia se mi piace.


joe strummer: Qui è molto calato nella parte Giallino, ci sta in pieno
Carlos
Carlos
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Recensione:
Non c'è miglior critica negativa al film delle tue parole. "negli occhi la paura...Nel cuore tante ferite", "negli occhi la rabbia...la rabbia di uomini in guerra", "negli occhi l'impotenza, ci cascano per pochi istanti fatali...ma tu sei un soldato in trincea" etc...

Vedi? Il fatto che qualcuno possa permettersi di interpretarla in questo modo dice tutto sull'ambiguità del film.
Altro che realismo! Se uno di solito oggettivo come te arriva a parlare del mestiere dello sbirro con "epos" (come del resto fai, perché le frasi citate non lasciano adito a dubbi) o è figlio di un poliziotto oppure il film manca di centrare un obiettivo che in un film sulla polizia sarebbe d'obbligo: il ruolo dell'istituzione. Perché presentare solo il lato sociale e personale da collegare alle loro azioni di merda significa trovare delle cause nel disagio che sicuramente ci sono e ok, ma significa anche giustificare in buona parte, esattamente come io stesso, quando mi slancio contro l'istituzione carceraria, sottolineo la natura e l'origine spesso sociali del crimine, che un'istituzione di pura repressione, esclusione e violenza dunque non potrà mai sopprimere. Qui invece una riflessione sul ruolo istituzionale dello sbirro se non per la scelta finale del tipo non viene mai sfiorata e quando viene sfiorata appunto ne risulta una questione morale che riguarda di certo non un'istituzione (che richiede in quanto tale totale alienazione e soppressione di ogni moralità ai suoi coscritti), ma persone che hanno fatto scelte sbagliate per via del loro substrato sociale. Non c'è nessuna riflessione sulla natura istituzionale della prevaricazione e della violenza. E rifletterci non è essere banali, moralisti o di sinistra, dovrebbe semplicemente essere la base di partenza di un film sugli sbirri. E che non ci si rifletta assolutamente il tuo incipit alla 300 lo dimostra.


algol: Commento da incorniciare
joe strummer: A differenza delle tue belle parole teoriche il film racconta la realtà, come stanno le cose, punto. Sarà che gli sbirri la vivono alla 300, concordo anche in parte, ma quello che non capite è che non si tratta di un film a tesi univoca ma ricco di spunti anche contrari. Se mi dici che i celerini ne escono bene... mi sa che hai visto un altro film
joe strummer: Poi devi distinguere tra come la vivono i celerini e cosa vuole raccontare il regista. Io nella recensione inizio immergendomi un po' nella loro psicologia che è comunque un punto di vista che merita di essere raccontato. E poi se vedi quello che fanno, davvero puoi pensare che i celerini svolgano il ruolo di istituzione distaccata? Dai, torniamo alla realtà...
joe strummer: Addirittura del "figlio di poliziotto" mi sono preso. Ahahaha siamo alle comiche davvero. Sta volta il mio essere imparziale si sta scontrando contro il non esserlo di alcuni di voi (mio padre fa il contadino, munge le mucche, se può servire all'esegesi. Io faccio il giornalista e il prof, sono di sinistra)
Carlos: Joe è chiarissimo secondo me quello che ho detto la tua risposta non c'entra nulla con ciò che ho detto mancate in questo film. Il mio è un giudizio su un film non sugli sbirri: secondo me manca l'analisi istituzionale. Tolto quello rimane un film ambiguo e superficiale. Nel commento ho spiegato anche perché. Se hai da dire qualcosa sull'argomentazione specifica fai pure, ma per ora nessuno ha parlato di "istituzione distaccata" e non so nemmeno a cosa ti riferisci. Se invece non hai capito qualcosa del mio commento basta chiedere.
Carlos: E la tua risposta*
Mancare*
Carlos: Secondo me il fatto che tu non hai capito assolutamente la critica del mio commento è confermato dalla tua risposta a proggen (che sottoscrivo ma la mia critica va oltre quello che sottolinea lui) e soprattutto quando citi la frase finale del delatore. Un film che si conclude con quella "morale" è semplicemente un film moralistico appunto e pertanto si limita al mettere in linea contraddizioni e cerca di spiegare la realtà SOLO attraverso la società. L'analisi sull'istruzione manca totalmente e si conclude il tutto sinteticamente in un "ci sono problemi sociali che portano sti celerini a fare questo e quello perdendo di vista i valori di questo lavoro che di per sé non è un problema e non è ricco di contraddizioni in sé e per sé. I problemi stanno solo nella società e negli individui: C'è chi sbaglia e chi no e chi si sbaglia lo fa comunque perché ci sono delle cause sociali. Questo è ciò che passa. E per me è raccapricciante. Se per te non lo è ti sei perso la critica filosofico-politico-sociale di sinistra (a cui dici di appartenere) degli ultimi 50 anni.
Carlos: Sull'istituzione*
Carlos: Ps: per concludere non dire che faccio retorica perché quando parlo di celerini e di cariche ti assicuro che so bene di chi e di cosa sto parlando.
Carlos: Critica teorica* non retorica. Oggi non riesco a scrivere un cazzo più del solito
joe strummer: Scusa stamattina da cellulare ho letto un po' velocemente. Ora ti rispondo con calma. È vero, la riflessione sull'aspetto istituzionale è poco presente, ci si concentra su altro. Ma mi pare un po' fuorviante parlare di ciò che non c'è in un film, perché credo che la questione sociale e individuale dei poliziotti sia comunque ampia e abbia bisogno di spazio per essere raccontata. Non mi pare così assurdo focalizzarsi su quello.

Poi si può dire che “non ci sono poteri buoni”. Si può dire che è aberrante anche quando pestano col manganello in risposta alla violenza. Non c'è una violenza accettabile, è vero, ma qui si racconta partendo da un presupposto indiscutibile: il dato reale. La polizia c'è, la violenza esiste, raccontare senza ipocrisia i meccanismi (anche perversi) delle forze dell'ordine e della violenza “legittimata” dallo Stato mi sembra un bel primo passo verso un ragionamento a tutto campo, anche sull'aspetto “istituzionale” della polizia.

Partiamo dal concreto per capire gli uomini, e poi magari ridiscutere i concetti e le istituzioni.

La tua reazione mi ricorda la mia, a suo tempo, di fronte a un film come American Sniper. Mi indignai per il suo “dare per scontato” la legittimità della guerra. Ma il film parla di altro, parla del singolo individuo che fa il suo dovere di cecchino e poi si trova abbandonato dallo Stato etc. Non sovrapponibile con questi celerini perché lo sniper non si prende delle libertà, ma la mia reazione fu simile alla tua di fronte ad Acab: “è assurdo che Eastwood non metta in discussione la guerra in Medio Oriente”. E sbagliavo, perché il film parte da un dato reale (che altrove si può anche contestare, per carità) ma lo fa per discutere di altro.
Carlos: Sono pienamente d'accordo ma la questione per me è proprio questa. Dopo tutta la discussione sulla violenza dello Stato, che praticamente permea l'intera storia d'Italia, dal nostro primo colonialismo, passando per il fascismo e anni di piombo fino a oggi, è limitante mettere sotto la lente di ingrandimento le cause sociali del perché e per come degli sbirri e della loro violenza. Sostanzialmente il film è fermo a livello di critica a quella di Pasolini sugli sbirri a Valle Giulia. Critica ridicola allora, figuriamoci oggi dopo tutto ciò che è successo. Risulta un film moralistico e per me il suo fermarsi qui, il voler raccontare quello che hai detto e che io pure ed altri abbiamo sottolineato, è colpevole e molto a mio parere. Il film non fa il passo ulteriore e per me sbaglia non mi importa se è sua intenzione o meno. Perché poi al di là delle intenzioni il film è un prodotto e come tale passa messaggi, sensazioni e visioni che vanno oltre le intenzioni del regista e ripeto: quello che a me passa è rintracciare le motivazioni dietro alla violenza sbirresca ed è del tutto fuorviante ricondurlo ESCLUSIVAMENTE al disagio sociale come il film in effetti fa indiscutibilmente.
Carlos: In sintesi se si prende in considerazione, parlando di sbirri, solo la società come causa della violenza, allora non la si spiega per davvero e si nega la realtà in vero più scottante: la violenza e la repressione sono connaturato nell'istituzione di cui gli sbirri sono il braccio armato. Non fa un buon lavoro il film quindi.
algol: come la cronaca recente dimostra in maniera talmente evidente che oramai ignorare questo basilare concetto, o quantomeno non sfiorarlo nemmeno, è operazione di disonestà intellettuale conclamata (e lo era anche ai tempi dell'uscita di questa porcheria cinematografica).
Ma se i vari casi Floyd, o anche quelli nostrani (devo proprio citare Cucchi, la caserma di Parma ed altre allegre amenità post G8?) non contribuiscono a focalizzare allora continuiamo pure a fare finta di niente.
Questa pellicola è un oscenità, e non capirlo mi indigna.
joe strummer: L'istituzione è violenta perché gli Stati si fondano su degli atti di forza come le guerre. Non ci sono poteri buoni e la polizia è "solo" il braccio armato di un potere politico che è in sé una "violenza" alla libertà degli individui. Solo che in questi 70 anni di pace ce ne siamo dimenticati, sembra tutto così, immutabile e dato dall'alto. Quasi per emanazione divina.

Su questo si può parlare quanto volete e sto dalla vostra parte. Anzi, è un punto di vista sulla Storia che mi ha sempre interessato. Per esempio, come è cambiata la legittimazione del potere a Roma nei secoli, il ruolo dell'esercito etc. Questo film racconta un'altro pezzo della storia, che per Carlos può essere ridico e "vecchio", ma comunque esiste e può essere affrontato. Secondo me in modo non perfetto, non risolutivo, ma sensato da Sollima, che non è Pasolini...
Carlos: Quello che dico è che non è solo ridicolo e/o vecchio, ma in quanto tale oggi anche legittimante del potere costituito e di ciò che gli sbirri rappresentano. 70 anni di pace? Va che gli sbirri del ventennio sono rimasti tali e quali erano pure nel dopoguerra. E allora lì tra l'altro sì che si affronterebbe la questione sociale nella sua interezza e si spiegherebbe anche una buona parte del fascismo e della violenza degli sbirri non solo da un punto di vista sociale (il disagio) e politico (l'istituzione) ma pure in senso storico. Insomma dai Joe mi pare chiaro che il messaggio è: essere in sbirro in sé e per sé è na roba come un'altra anzi nobilitante e c'è chi sbaglia. Per me è una cosa davvero pessima.
proggen_ait94
proggen_ait94
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Il film non l'ho visto, ma sulla questione è evidente che anche l'uomo dietro la divisa è determinante per capire i comportamenti della categoria, quindi ci può stare in via teorica.
Come tutti quelli che vivono a contatto con delle divise, mi è evidente quanto sia un lavoro difficile, disumanizzante, duro e spesso ingrato, ma allo stesso tempo gli individui dalla parte della legge spesso e volentieri non hanno remore a infrangere la legge stessa per i propri comodi, proteggendosi dietro regole e scappatoie ignobili.
Gente comune che se la prende nel culo con un lavoro duro e totalizzante e che ha la possibilità di trovare rivalsa con metodi violenti, pericolosi, indegni.
Poi ci sarebbe da indagare le motivazioni che portano alcuni a desiderare di fare questo mestiere, un mistero della fede, visto che a parte il sesso fare il poliziotto/carabiniere è più o meno come fare il prete.


joe strummer: Il film parla proprio di queste contraddizioni. Mette sulla carta un problema che esiste
Raskolnikov1789
Raskolnikov1789
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Ho visto il film parecchio tempo fa e le immagini non sono così nitide nella mia mente. Comunque sia, ben venga indagare la complessità del fare il poliziotto, dal punto di vista del singolo uomo "ognuno ha le sue ragioni", da soppesare, da comprendere. Mi viene in mente lo zio fascista di Giorgio Gaber. Attenzione, però, che la linea di confine tra comprensione e giustificazione è sottilissima.
Tuttavia, passare dalle vicende individuali al problema dell'incontrollato utilizzo della violenza legittima non è fare sterile teoria. Le vicende individuali possono illuminare il funzionamento dell'istituzione, ma non dobbiamo correre il rischio di pensare la problematicità di quest'ultima come esclusivamente il problema di singoli uomini. Dietro la repressione, dietro il Leviatano, che ritengo amaramente necessario, sotto le forme della legge, credo ci sia un volto ineliminabile, Nietzsche dice il piacere innato che prova l'uomo nel fare violenza, lo spirito della tribù, che influenza l'agire di chi opera nell'organizzazione. Sottolineare questo aspetto intrinseco e oscuro della violenza statuale credo sia utile per educare ad un certo scetticismo nei confronti del potere, altrimenti tutti i limiti che la storia ha posto al suo operare perdono di significato, come infatti avviene nel circolo mediatico dove certe limitazioni non vengono comprese.
P.S. mi scuso per queste disordinate e strampalate riflessioni scritte da uno smartphone!


joe strummer: "La linea di confine tra comprensione e giustificazione è sottilissima", esattamente, e nel linguaggio sempre allusivo e implicito di un film è molto difficile distinguerle nettamente. Ma credo che in questo caso Sollima non giustifichi, e ne è conferma proprio il finale del film, quando il celerino giovane [spoiler] denuncia i vecchi e dice a Favino: "Ho scelto di fare il poliziotto per avere un lavoro onesto..." rimarcando quindi la non correttezza di Cobra e sodali
Dislocation
Dislocation
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Volevo scrivere due righette ma sono stato preceduto dal comandante @[Carlos] che, in pratica, mi ha tolto le parole di bocca (tranquillo, Carlitos, mi ero appena laato i denti...).
Anch'io penso che l'enfasi descrittiva ti abbia un po' preso la mano, e, di solito, questo non ti succede... Certo che parla delle contraddizioni che bene ci descrive @[proggen_ait94] , certo che la vita in divisa non è una vita qualunque, in ogni senso, ma diciamo anzitutto che, se questo film lo vede un tale che vive da sempre in un rifugio antiatomico, ebbene, può anche crederlo veritiero e sincero, puro negli intenti e crudo e duro negli esiti... ma se è visto da uno qualunque che, diciamo me, vede gli sbirri in piazza dalla metà degli anni settanta, ha assistito dal vivo a molte cariche di dispersione, anche gratuite, quasi tutte, ha visto, son quasi vent'anni, il G8 a Genova in quasi ogni porcata combinata dalle divise che agivano impunite sotto l'egida dello Stato, qualunque cosa voglia dire 'sto termine, o, putacaso, dalle stesse divise, diciamo 38/40 fa, le ha prese di santa ragione per il solo fatto di trovarsi in una manìfestazione, allora le cose le vedi da un punto di vista differente, un po' più interessato, diciamo così...
Lo sbirro armato e con tanto di manganello (ne hai mai preso uno sulle gambe od in testa?....) potrà avere tutti i problemi di famiglia o personali, psichici o no, che si voglia ma ha addosso una divisa e rappresenta lo stato, nel bene e, a quanto pare, nel male, per cui, posto che non si possa sottoporli tutti, e tutti i giorni, a test psicoattitudinali, per non saper né legger né scrivere ne diffido e, memore, ne sto alla larga a prescindere... Poi ce la possiamo raccontare col mestiere ingrato, col fatto che i figli dell'Italia proletaria o facevano gli operai o entravano in polizia, con quello che volete ce la possiamo menare, ma un uomo in divisa cessa d'esser uomo e diventa divisa ed ha il permesso, tacito o no, d'abdicare perfino alla legge che dovrebbe difendere o rappresentare per comportarsi come un uomo in divisa, armato e quindi dalla parte della ragione.
Il fatto poi, per tornare al film, che non si approfondisca nulla degli argomenti trattati, personali dei soggetti o tipici del mestiere, mi ha lasciato un retrogusto amaro che, oltre al giudizio negativo delle basi su cui il film si fonda, porta a sospettare che tanta insipienza e tanta superficialità fosse voluta, fin dalla stesura del soggetto. Prova ne sia che quando il nuovo arrivato chiede ai "vecchi" cosa sia successo a Genova nel G8 gli viene risposto, laconicamente che sì, lì ci si era un po' laciati prendere la mano... Nient'altro, vualà, non ne parliamo più, nemici come prima...


joe strummer: Io per fortuna le manganellate non le ho prese per fortuna. Ma non capisco i vostri discorsi, questo film fa riflettere anche sulle questioni che citi tu. Il fatto che i sentimenti non dovrebbero incidere sull'agire di persone che rappresentano lo Stato, eccetera. Non mi pare proprio che le legittimi, ne mostra le dinamiche nefaste. Nella recensione dopo l'attacco ribadisco che questi uomini sono diventati un po' bestie, che ragionano solo con la violenza. Ma forse sta volte c'è troppo risentimento (e ci sta, non mi permetto di discutere dei vostri fatti privati). Io sono neutrale perché gli anni 70 non li ho visti e quindi non mi metto a fare un tifo a prescindere
joe strummer: E aggiungo che un film così dice l'esatto opposto di quanto sostenete voi: un uomo, anche se in divisa e rappresentante lo Stato, in mezzo alla violenza e di fronte a situazioni limite non può fare a meno di essere uomo, e quindi volubile, vendicativo, violento. Non saranno mai robot, questo dice il film. E mi stupisco che questa riflessione squisitamente umanistica non venga capita. Sono dei figli di puttana? Può essere, hanno dei sentimenti, non sono magistrati chiusi in uno studio, in mezzo alla strada è difficilissimo essere filosofi.

E non stiamo parlando della polizia americana che uccide un uomo solo che scappa. Si tratta di scenari caotici, situazioni complesse, al limite. Gli stessi anni 70 erano anni al limite.

Riflettere su queste debolezze, capirle, non significa legittimarle ma forse può spingere a chiedersi: io avrei saputo mantenere il sangue freddo al posto loro?
Dislocation: L'ho visto un paio di volte, e mi pare, Joe, che neanche nelle intenzioni cerchi di raschiare un po' di patina di "Comune sentire" o, peggio, di perbenismo applicato alle circostanze che, invece, pervade il film tutto, con la scusa del brav'uomo portato dalle circostanze ad agire in quella maniera si giustifica l'operato di, purtoppo, non pochi. Si carica il peso delle loro azioni, per dire, sui tifosi violenti ed accoltellatori, piuttosto che mostrarli quando gratuitamente bastonavano senza ritegno donne e ragazzi seduti sul selciato a mani alzate.
Ti ricordo che parliamo degli stessi reparti che, e torno al G8, mi scuserai, trasformarono la caserma di Bolzaneto in un girone infernale infierendo su soggetti che loro sapevano non aver fatto nulla, per il solo senso di frustrazione di non poter arrivare in nessun modo ai veri colpevoli delle devastazioni di quei giorni. Della scuola Diaz non ti accenno, ne saprai tutto, certo.
Li ricordo come fosse ieri cantare, in divisa, fuori servizio, nel retro del palasport dove dormivano e con le birrette in mano, inni squadristi in piena libertà, con la piena approvazione dei loro ufficiali che ridendo li stavano a guardare. Alle donne che, dall'alto di corso Saffi urlavano loro di vergognarsi facevano chiari gesti di raggiungerli, ed in compagnia delle rispettive sorelle, ce n'era per tutte. E, per non sbagliare, portavano le mani, entrambe, ai genitali.... Del resto, poche ore prima, l'allora vice-primo ministro fece loro visita in questura, in veste istituzionale ma del tutto al di fuori di qualsiasi rituale e di ogni costume politico e garantì loro solidarietà (leggasi protezione), e loro lo presero alla lettera. Come a dire, ci saranno senz'altro grandi casini, vedete un po' voi, pensateci voi, mano libera e mano ai manganelli.
Se poi volessimo tornare ai tardi settanta o primi ottanta gli episodi si sprecherebbero, ma non voglio tediarti oltre, solo spiegarti perché diffido della sbirraglia in generale e di chi, apertamente o meno, li sostiene, anche con opere che, aprima vista, sembrerebbero non farlo o voler maggiormente argomentare.
joe strummer: Mi interessano moltissimo queste tue testimonianze e capisco che emotivamente provi una repulsione totale. Ma, ribadisco, qui si mostrano anche tante bastardate e il tutto finisce con i tre protagonisti denunciati. Penso, ma rispetto moltissimo le esperienze, che il vissuto sia troppo più forte di qualsiasi altro sentimento e ragionamento, e ti porti a fare associazioni e ragionamenti un po' arbitrari. Ad esempio, nel film i celerini non passano proprio per "bravi uomini", proprio per niente. Sono dei violenti, dei bruti. Uno picchia la moglie, l'altro è un padre incapace. La notte si trovano a bere birre in strada, vanno a metter paura all'immigrato di turno.

Dove la vedi la patina di perbenismo nel film?

Al G8, almeno da quel che so io, fu dato espressamente l'ordine di picchiare duro. Un ordine dall'alto, dal ministro. Quindi lì diventa una questione ben più politica che sarebbe stato davvero difficile inserire in un film di ritratti. Ma quando sono tra di loro e dicono che al G8 è stata una macelleria, il messaggio è chiaro. Se si voleva approfondire i fatti della Diaz eccetera, ci voleva un film a parte (come mi pare sia stato fatto, lo devo recuperare).

Credo che questo film scontenti un po' tutti perché non si schiera né da una parte né dall'altra. Quindi per chi, per motivi vari e legittimi, in qualche modo tifa contro, anche solo raccontarli sembra difendere i celerini. Per te saranno sempre quelli che pestano gratuitamente, ma è giusto ridurli solo a quello?
Dislocation: La patina di perbenismo la scorgo proprio mentre il film scorre e lo spettatore si trova a giustificare i protagonisti, vabbé, saranno violenti e repressi, ma, lo vedi che in borghese, fanno giustizia del deliquentino dell'est che beve e butta le bottiglie a terra? Tutto sembra costruito ad arte, nel film, per suscitare nello spettatore empatia veso gli sbirri, uomini, fallibili perché uomini, che altro?
Se è giusto ridurli solo allo stato di quelli che pestano e basta? In gran parte dei casi sì, in molti frangenti hanno ben risposto al potere che solo a quello li ha votati. E poi, oggi, il loro rischio si riduce, tutt'al più, agli sconri fuori lo stadio, da quando gli scontri "politici" non ci son più anche per loro la noia è subentrata, tanto vale aspettare la domenica.
Ma vabbé.
proggen_ait94: comprendere un fenomeno è sempre farsi corrompere dallo stesso... la rabbia è sacrosanta, proprio per questo motivo. Visto che il film non l'ho guardato l'unica cosa che posso aggiungere è che la casa di produzione è la RAI :D devono per forza aver avuto dei paletti, al di là delle intenzioni di partenza.
joe strummer: Sinceramente io non ho ragionato in termini tipo "vedi che fa giustizia in borghese" etc. Ho ragionato su quanto sia difficile scegliere cosa fare, che se un tifoso sul treno ti oppone resistenza e non si fa perquisire, tu giovane celerino rischi di finire a manganellare in una situazione pacifica. Se il vecchio che deve andarsene dalla sua casa non vuole schiodarsi, tu giovane celerino cosa fai? Lo strattoni? Lo pesti? quanto è difficile far rispettare degli "ordini dall'alto", senza fare violenza, in contesti così difficili? Quanta distanza c'è tra una sentenza firmata su carta e la sua messa in atto, contro la volontà di altri uomini?

Tutto questo non mi sembra un giustificare, ma un capire la difficoltà.

Ora che lo scrivo, mi fa pensare a quando insegnavo in un Cfp (formazione professionale) nell'hinterland di Milano, zona non facile. In un contesto del genere la maggioranza dei ragazzi non ti ascolta, puoi sospenderli, mettergli 2, ma loro continuano a fare ciò che vogliono. Quell'impotenza lì mi fa dire che in certi contesti diventa tutto una "prova di forza", vige la legge della giungla e trovare una via diversa dalla mano pesante è davvero un sentiero impervio. A scuola non lo puoi fare, in strada – purtroppo – è diverso...

Poi c'è tutto il capitolo degli abusi di potere in malafede, ciurlando nel manico. Su quelli c'è poco da argomentare, siamo tutti d'accordo, ma appunto la parte più interessante è quell'altra, l'uso della violenza per far rispettare la legge dello Stato. È sicuramente un cortocircuito della moderna democrazia che un film può al massimo narrare, ed è già tanto.
Dislocation: Ti capisco e capisco le tue esperienze, le tue tensioni, che poi sono le mie, di fronte all'impotenza di chi è preposto ad un incarico, un lavoro, e ne è impedito nella corretta esecuzione da qualcuno che lo boicotta o, pure, lo percula.
Però, comprendendo e comprendendoti, ho sempre la stessa impressione, quella che mi fa sembrare che, nel descrivere episodi che tuti sappiamo essere ormai la norma, tu, e magari senza volere, tenda ad estremizzare, a creare forzatamente empatia nei confronti dei protagonisti del nostro dire.
Ma, come ti dico, magari è una mia distorsione della realtà, non voluta.
Mi ha fatto piacere discutere con un ragazzino documentato e sincero come te, ma, del resto, sapevo che con te si può ragionare senza finire per mandarsi a stendere.
joe strummer: Sono un ragazzino, è vero. E pensa che già nel 2005 ero su Debaser, praticamente da feto eheh
Dislocation: E' perciò che mi permetto di dartelo, del ragazzino...
Dislocation
Dislocation
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Scusa, le stellette.


IlConte
IlConte
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Sinceramente faccio fatica a capirvi tutti
Carlos, Dislo, proggen
E ora che Il Conte possa passare per difensore delle “forze dell’ordine” ha del tragicomico.
O meglio capisco il discorso “istituzioni” e appoggio in pieno ovvio il problema del nostro sistema in tutto e per tutto, figurati proprio io. La società occidentale capitalista però prevede questo tipo di istituzioni quindi... mica discute di questo il film. Un film che mettesse in discussione la società e tutti gli errori/orrori delle istituzioni capitaliste non lo vedremo mai se non in cantina fatto da nostri amici di nascosto.
Che io consideri tutto questa falsa libertà democratica una merda fumante è persino troppo ovvio - col passare degli anni penso che l’essere umano non meriti nulla talmente ignorante è se non una “sana” dittatura, per dire - e se si parla di questo il discorso è finito.

Qui però - bene o male - si mette in risalto la figura della persona/sbirro sbirro/persona .. perché dentro alla divisa ci sono persone. Persone che non stimo per la scelta fatta (leggero eufemismo) ma che possono essere anche loro succubi di ignoranza e bisogno di avere un reddito (e torniamo alla società).

Pur col mio carattere appena infiammabile e istintivo poi ho sempre avuto l’esigenza di mettermi nei panni del mio antagonista. È così come la violenza spesso gratuita da parte degli sbirri io sono il primo in variegate occasioni ad averla “notata” posso pure capire come una persona - che non è un robot solo perché ha una divisa - perda la pazienza in alcuni contesti. Picchiare un tossico o un manifestante dopo averlo portato in caserma è un conto... stangare un delinquente ultras che ti sputa in faccia e ti tira pietre a mio avviso è un altro. E parla uno che ha frequentato in tanti stadi la curva e i comportamenti... e infatti ero un cane sciolto perché sono, purtroppo, spesso solo delinquenti.

Detto ciò io non sopporto le regole imposte a priori, figurati se “tollero” le cosiddette “forze dell’ordine”. Però, però... non possiamo parlare di un film che focalizza in un ora e mezza la vita di alcuni cellerini pretendendo che ci parli del problema a monte istituzionale che vorrebbe 10 puntate... come se per un film di cauboi e indiani pretendessi mi parlassero della questione nativi americani...


proggen_ait94: sicuramente il film non ha pretese così universali, sono d'accordo, anche perché non tutti gli sbi gli sbi i carabinieri sono stronzi disonesti e picchiatori
Carlos: 10 puntate? Non serve. Gli artisti servono anche per non metterci dieci puntate. Un film su tutti: Do The Right Thing di Spike Lee: quasi due ore non veloci di tragicommedia che è al 90 per cento critica sociale. In quasi due ore gli sbirri compaiono A DIR TANTO 10 MINUTI e lì c'è dentro tutto: violenza sociale in generale non solo razziale e pure quella istituzionale. E per COME e QUANDO nel film viene presentata finalmente la violenza istituzionale, anche se dura meno di 5 minuti probabilmente dice TUTTO. E sto film ormai ha 40 anni. Noi con la storia di violenza che il nostro Stato ha e con cui non ha mai fatto i conti riusciamo solo a partorire sta ciofeca indulgente quando non connivente con ciò che nella realtà succede.
IlConte: Quel film è veramente fatto bene ma l’odio razziale è di dominio e opportunità di tutti (manca solo lo utilizzi Trump e siamo a posto) ed è molto più facile essere sputtanare tutto e tutti in merito, istituzioni in primis perché è un fattore “limitato”. Qui si tratterebbe di distruggere le istituzioni di una nazione dalle fondamenta al tetto, mi pare improbabile riuscire a farlo o a produrlo. Che poi nessuno appunto voglia mettersi è intrinseco. Qui si parla di sbirri e persone e non penso si volessero fare tanti elaborati più complessi. Ho già detto ampiamente sopra ciò che penso... è da dividere in due parti mentre per te è una unica.
IlConte: *essere - (non c’entra una mazza)
Carlos: Ma guarda che lì il limite della questione razziale è tale solo per chi vuole vederlo. Anzi il film a mio parere mette in luce come sia in realtà una questione sociale più generale e non solo razziale. Gli sbirri compaiono a difesa della proprietà, dello status quo, il sopruso è uno, veloce, rapido, un capro espiatorio di biblica memoria, e poi si lascia tornare la gente a farsi scannare. Il film non vuole prendere in considerazione le istituzioni, ma ripeto: 1. Per me è un errore e 2. Non serve per forza fare un discorsone o smontare punto per punto un sistema di cose. Sulla società capitalista per esempio Parasite lo fa in due orette e riesci pure a farti ridere incredibilmente. Insomma, sto film è una merda che non può avere alcuna funzione progressista, al di là delle buone intenzioni o meno del regista, questo dico e mi sembra ovvio.
IlConte: Ma infatti se lo prendi così è una cosa inutile e fatta male. Secondo me tal regista neanche si proponeva tutto questo discorsone-ONE - fondamentale - che ci stiamo facendo. Semplicemente racconta, come cazzo le vede lui ovvio, le vite professionali e private di alcuni sbirri cercando di contestualizzarli (non benissimo ma neanche in modo errato) con fatti che accadono davvero quotidianamente.
A me, che non frega un cazzo, non ha mostrato ne sbirri buoni ne sbirri cattivi, ma gente che ha pregi e difetti come tutti. Poi ciò che penso su tutto l’ho già detto, figurati se devo essere io a difendere gli sbirri o queste istituzioni marce da sempre. Io valutavo la persona sbirro (come sto film secondo me vuole fare) e non lo sbirro braccio delle istituzioni ... perché altrimenti tutto cambia totalmente. Se voleva far quello è un film discreto se voleva fare qualcosa di più importante ... non l’ha fatto e fa cagare, semplice.
IlConte: Parasite è un grande film di denuncia ... ma in quanti abbiamo capito quanto di enorme vuole dire in quella sceneggiatura tragicomica?! Lo 0, ...
Carlos: D'accordissimo. Per me l'errore sta proprio nel dividere l'uomo e lo sbirro, dato che lo sbirro aliena la sua moralità e dunque la sua umanità totalmente a un'istituzione. Già questo per me non solo è un errore ma qualcosa di mistificante come ho già detto e stradetto a Joe sotto il mio commento.
IlConte: Sono d’accordo ... se non che proprio questa società può spingere uno pur di campare pure a far lo sbirro..
Ignoranza e povertà ti fanno fare di ogni ed infatti vediamo come è finito miseramente l’essere umano è la sua splendida società moderna libera e democratica. Ovvio che io piuttosto farei rapine a plebaglia ricca e misera o vivrei da Nobile barbone... ma sono io.
Però capisco bene ciò che vuoi dire, ci mancherebbe !!!
Carlos: Idem, ma non c'è nemmeno bisogno di dirlo ahah
IlConte: Ahahahahahahah
Meglio sempre specificare, così se impazzisco lo capisci e mi fai fuori !!!
Hasta, Comandante
123asterisco
123asterisco
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proggen_ait94: esattamente quello che intendo quando li accosto ai sacerdoti
123asterisco: In che senso? Spiegati meglio.
proggen_ait94: nel senso che condividono svariate cose, dai trasferimenti obbligati ai dogmi inflessibili, dai ruoli di potere alla solitudine dell'autorità, dalla chiusura mentale causata da una formazione asfittica al grande peso che ha la propaganda nel loro pensiero... fino alla solitudine che caratterizza spesso queste occupazioni, che gestiscono problemi e grane, doveri eccetera senza essere mai parte della comunità, anzi spesso sono a centinaia di chilometri da casa
proggen_ait94: poi sò suggestioni, probabilmente manco c'azzecco.
proggen_ait94: ah: sono entrambi soldati di poteri pervasivi e oppressivi (stato e chiesa)
MikiNigagi
MikiNigagi
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Primo fatto da tenere in considerazione: questo film è una parodia, come l'ucronia è la parodia della narrazione storica. Voi ricordate, dopo l'omicidio volontario di Gabriele Sandri, di un servizio d'ordine allestito ad hoc nonostante l'annullamento di Inter-Lazio, per sacrificare un poliziotto (col benestare delle istituzioni) e così in qualche modo placare la reazione dei tifosi negli stadi italiani? No? Perché non è mai successo.


Dislocation: E allora non si tratta di parodia, Miki, piuttosto di farsa. Ma questo film non è neanche questo, non è niente, parte da un racconto assunto, per comodità, a domanda e risposta riguardanti la stessa questione, senza approfondirla né contestualizzarla a livello di discorso proficuo o, perlomeno, valido e comprensibile nelle intenzioni e nell'attuazione.
Un niente.
MikiNigagi: Per quanto riguarda l'approccio al genere storico, è una parodia. Nella riuscita è una commedia degli stereotipi in cui non si ride mai
MikiNigagi: Mi son bellato il commento ma volevo bellare il tuo, ho sbagliato mira.
Dislocation: Non fare il poliziotto, allora....
Dislocation: Per solidarietà anch'io mi son bélato il mio.
MikiNigagi
MikiNigagi
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Quello che ricordo io è l'introduzione della tessera del tifoso, il divieto di trasferte considerate pericolose secondo criteri divinatori, Spaccarotella in servizio per altri due anni prima che la Cassazione sancisse la volontarietà dell'omicidio: volontarietà che a Spaccarotella sarebbe costata in teoria dieci anni di carcere (almeno la metà di una normale pena per omicidio volontario), e in pratica cinque.


MikiNigagi
MikiNigagi
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Se l'intento fosse quello di porre l'accento su come l'etica borgatara troppo spesso trascenda l'etica professionale dei poliziotti, non basterebbe al realismo della narrazione semplicemente la verità oggettiva della Storia? Certo che basterebbe. Ma per denunciare l'abbandono alla violenza degli umili servitori dello Stato da parte di chi dovrebbe tutelarli, allora serve evidentemente che la realtà sia interpolata di cazzate. Perché questo è quello che succede in ACAB. Allora non si tratta di descrivere un mondo violento per quello che è, ma di denunciare delle inadempienze per quello che sarebbero in un universo parallelo. Ho sempre rifiutato l'etichetta del film di denuncia: i documentari sono di denuncia, il film è ideologico.


snes
snes
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il commento migliore sulla storia che 'sto film ha scatenato l'ha lasciato Favino alle interviste barbariche (se non erro). era una roba tipo così:
"Il pubblico mi urlato contro e minacciato di morte per aver interpretato un poliziotto in un film che lo stesso pubblico si rifiuta di andare a vedere. Con il "Libano" invece( un terrorista, stragista, assassino, spacciatore e sfruttatore della prostituzione) ero l'eroe di quel pubblico... Ma che in cazzo di paese viviamo, che popolo siamo???"


MikiNigagi: Il che rende ancora più chiaro ed evidente di quanto non sia già che Favino dovrebbe fare i cinepanettoni e l'imitatore, e stare zitto su cose che non capisce.
snes: no, mi spiace: ha ragione. se esalti il Libano, non ti fai problemi davanti a un film sui celerini, se no sei un po' coglione.
snes: tolto poi che favino è uno dei cinque migliori attori italiani viventi, ma va beh, non è certo questo il centro del discorso.
joe strummer: Grazie Nes. Non sapevo di questa intervista, sempre nel weekend ho rivisto anche Romanzo criminale e il commento di Favino mi sembra perfetto
snes: romanzo criminale è proprio bello.
joe strummer: Lo ricordavo bellissimo, e in effetti l'uso del dialetto romanesco, la violenza e il sesso così esibiti credo siano stati una svolta per i successivi film e serie italiani di questo genere. Poi il film è molto "romanzo" e quindi scorre via bene. Tanti attori giovani azzeccati (ma ancora un po' acerbi)
MikiNigagi: No, sei un po' coglione se non riesci a distinguere la differenza che passa tra la fascinazione per il cattivo da film, che agisce secondo un'etica immediatamente riconoscibile come deviata e censurabile, e quel che fa è una metafora dell'eversione giovanile che non ammette ambiguità morali, e il disprezzo per chi nel film è un buono deviato, fascista, che esulta per essere stato tutelato dall'autorità giudiziaria.
joe strummer: Sono legittimi entrambi, il cinema parla di ciò che vuole, ma secondo me l'accanimento del pubblico contro i poliziotti è dovuto a un'esperienza reale dello spettatore che detesta per motivi vari gli sbirri. Mentre i cattivi di mafia, che si ispirano a quelli reali, affascinano perché sono distanti, nessuno (o quasi) di noi ne ha mai conosciuto uno. è questa la differenza
snes: le prime dieci parole del commento qui sopra dicono tutto quel che c'è da dire.
joe strummer: Il problema è quasi sempre di pubblico in questi casi. I ragazzi di camorra si ispirano alla serie tv, ma è ovvio che il regista non voleva farne un modello. Eppure è quello che accade, perché il pubblico non sa "leggere" ciò che vede. Qui con Acab secondo succede la stessa cosa ma in termini esattamente opposti.
MikiNigagi: Ma io non ho parlato di legittimità. Infatti dici bene che "secondo te" l'accanimento è dovuto a esperienze reali. Ti sbagli: la regola dovrebbe valere a quel punto anche per la stragrande maggioranza di film in cui i poliziotti sono buoni e i mafiosi cattivi. Il problema è che questo film è sbagliato.
joe strummer: no scusa, un conto è un film con poliziotti buoni e mafiosi cattivi, altro conto è un film con protagonisti i mafiosi. Qui ci si indigna perché i protagonisti sono dei celerini, capisci che c'è del doppiopesismo?
MikiNigagi: No, il film si disperde nel corale ma l'arco narrativo principale è quello del giovane poliziotto virtuoso che trova infine il coraggio di denunciare i colleghi deviati della squadra mobile. Sono antagonisti, ai quali viene sì riconosciuta una profondità, ma solo al fine di giustificarli come vittime del sistema e delle istituzioni, e di individuarli come mele marce. Il loro crimine è l'abuso di un potere conferitogli dallo Stato: possiamo anche fare finta che non sia un crimine più bruciante per il pubblico rispetto alle rapine a mano a armata, oppure di non capire il perché, ma non saremmo onesti. Come non è onesto Favino, se non proprio tonto.
MikiNigagi: Sia chiaro che è altrettanto antipatica la mitomania generata da una visione romantica della criminalità di prodotti come Gomorra. Sono d'accordo che lì il problema sia di chi guarda, e la scelta di mostrare del tutto lecita: è il problema di non riuscire a separare i meccanismi della narrazione dalla vita, la funzione catartica da quella mimetica. Cazzi loro. Qui il problema è un altro.
snes: Il problema è che non trova i crimini del Libano "meno brucianti rispetto ai crimini dei celerini" è che li trova motivo di orgoglio. E questo puo' succedere solo se:
A) sei un criminale (ma non credo sia il caso)
oppure B) (caso molto più probabile) affronti il film libero da pregiudizi e lo affronti per quello che è: un Film.
Quello che non capisco è perché davanti quei bravi ragazzi (o romqazo criminale) il pubblico sa che sta guardando degli attori interpretare un film mentre davanti ad ACAB sia convinto di guardare degli individui che manifestano le proprie ideologie politiche.
snes: È detta male, spero si capisca. Se non si capisce, colpa mia.
MikiNigagi: Ho parlato di questo un po' in giro tra i commenti. In un film di mafia ben concepito, il piano della realtà finzionale e quello della realtà storica (ammesso ci sia) sono sempre distinti e individuabili. Se licenze si prendono, lo si fa nella caratterizzazione dei personaggi. Questo film fallisce nel tenere separati i piani: la realtà storica è distorta a uso diegetico. L'intenzione ideologica è chiara. Questo è un errore, a meno che non si voglia fare un'ucronia. A me non sembra che l'intenzione del film sia quella di fare un'ucronia, quindi resta un errore. Trattandosi di storia recente, di processi appena conclusi e ferite aperte, l'errore diventa grave.
MikiNigagi: Ora, io non credo che un Favino stesse lì per fare la parte dell'amico delle guardie. Credo tuttavia che qualcosa gli sia sfuggito nella lettura del copione: che stava accettando una parte di merda in un film di merda. Non c'era arrivato prima, a quanto pare non ci è arrivato neanche dopo essersi rivisto.
joe strummer: E dimmi, quale sarebbe il piano della realtà finzionale e quello storico in Goodfellas, e in The Irishman?
MikiNigagi: Sul piano del finzionale poggia anche quello del verosimile, quindi puoi riguardare il film, fare l'esercizio di separare il fatto documentato dalla costruzione narrativa intorno, e risponderti da te. State citando esempi di film che descrivono un'etica già censurata dalla società, nei quali l'immedesimazione in personaggi dissoluti è carnevalesca, e tanto più forte quanto più fedelmente i personaggi agiscono secondo quell'etica. Il film finisce e si torna a essere cittadini onesti, dalla parte di chi condanna. Arricchiti però dalla prospettiva diversa, consapevoli dei meccanismi che governano determinati fenomeni della società: la chiamata all'immedesimazione altro non fa che rafforzare l'effetto.
snes: Sono d'accordo, con quanto espresso in quest'ultimo commento, però a me sembra applicabile tanto ai film di mafia quanto a questo.
joe strummer: Concordo, e con Acab questo effetto è ancora più forte. Criticavo la polizia violenta prima, la critico ancora di più ora, ma arricchito di un punto di vista più complesso e problematico. Anzi, in Acab non mi sono mai sentito solidale verso i protagonisti, diciamo che ho potuto spiare nelle loro teste
MikiNigagi: @[snes] perché questo film impiega gli stessi mezzi in modo confusionario. Intanto c'è una scelta di sfondo: o è la realtà dei fatti, o non lo è. Qui un po' lo è e un po' no, perché si insinua che la squadra mobile sia stata gettata in pasto ai tifosi dopo la morte di Gabriele Sandri: cosa non vera, non possibile. Sarà lecito allora chiedersi perché si sia scelto di fare riferimento a fatti reali, e di distorcerli, quando sarebbe bastato inventare una storia?
Può essere per un fatto ideologico, può essere per una scrittura inadeguata, poco consapevole. Per quanto io propenda per la seconda ipotesi, non posso fare a meno di notare che ne scaturisca, accidentalmente, un film ideologico, in cui le mele marce esistono (e bisognerebbe smetterla con la cultura delle mele marce e prendere atto che il problema sia strutturale) e avrebbero ragione di chiedere più tutele a quelle istituzioni che all'occorrenza li sacrificano: peccato che non funzioni affatto così. E allora quale realtà mi staresti descrivendo? Non la realtà dei celerini, ma la realtà secondo i celerini.
snes: E pure quei bravi ragazzi ti fa vedere la realtà secondo i mafiosi. È assolutamente normale: è un film, è quello lo scopo.
MikiNigagi: No, Quei bravi ragazzi non fa questa cosa. Non ce l'ho fresco, ma non mi pare che alteri la realtà storica.
MikiNigagi: @[snes] poi sì, capisco cosa intendi, innesca l'immedesimazione, ti spinge a solidarizzare con la visione del mondo dei mafiosi. Resta un'operazione diversa da quella di ACAB. Il discorso è lungo, già praticamente esaurito tra i vari commenti. Se non bastasse, basterà vedere gli esiti: Goodfellas da una parte, ACAB dall'altra.
MikiNigagi
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Forse sarà anche il caso di non stendere alcun velo pietoso sull'insensibilità di condurre un'operazione simile sui corpi della Diaz, su quello di Sandri e anche su quello di Raciti, trattati come plastilina per fabbricare una storiella. Così come avrebbe fatto Lettieri, nel suo goffo tentativo di un This Is England all'italiana, su quello di Ciro Esposito.


MikiNigagi
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Lo sguardo sulla realtà poi è quanto di più tendenzioso: la tifoseria dell'episodio dell'accoltellamento poteva essere una tifoseria qualunque, ma è quella del Napoli. La moglie di Nigro poteva essere di qualsiasi nazionalità, ma è cubana, e recita costantemente sopra le righe (grottesca la scelta dell'inquadratura nella scena in cui prende il cazzotto: ricorda la scena di una testata su un film di Aldo, Giovanni e Giacomo). Gli skin potevano essere skin qualsiasi, ma sono fasci.


joe strummer: Me lo sto riguardando, due giorni dopo. Guarda che tutta questa tendenziosità che ricordi io proprio non ce la vedo. La questione dei tifosi del napoli poi è completamente fuori focus: si vedono due striscioni a malapena e tra l'altro gli accoltellatori si rivelano poi essere romani. Il film cerca di raccontare le tante difficoltà del mestiere senza lesinare critiche fin dai primi minuti. I mafiosi in tanti film vengono trattati meglio dai registi
MikiNigagi: Oddio, mi pare di ricordare che ci sia anche un treno di napoletani che parlano napoletano. Ma evidentemente sono stato poco chiaro: non intendevo che questo film ce l'ha coi napoletani, piuttosto che ci sono 20 squadre in serie A (forse ancora 18 ai tempi) e che guardacaso, tra tutte le scelte che si potevano fare e che avrebbero reso allo stesso modo, sono andati a finire sui tifosi napoletani. Non ho neanche scritto che siano stati loro ad accoltellare Giallini, ricordo bene. Gli amici neofascisti romani di suo figlio.
MikiNigagi: Sul perché questo film non sia paragonabile ai film di mafia mi pare di aver già detto abbastanza, non ho più voglia.
MikiNigagi
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Sulla violenza: vogliamo paragonare l'enfasi sulla coltellata a Giallini a quella sulle manganellate agli operai? Vero è che sono mostrate entrambi; assurdo sarebbe sostenere che la focalizzazione sia neutra.
(Poi vogliamo chiedere a una classe delle medie se sul lavoro muoiono più operai o più poliziotti, anche in percentuale? Secondo me saprebbero rispondere bene anche loro.)
Come risulta allora il monologo di Favino a processo che parla di quanto monti la rabbia per gli sputi e i lanci, di come sia difficile e rischioso il mestiere che ha scelto, con il primissimo piano dal basso? Mentre dall'altra parte chi denuncia, chi ha subito l'abuso di potere, viene mostrato brutto, sardonico, vendicativo, la sua deposizione sintetica.


woodstock
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Film davvero bello, che fa coppia con Diaz - dont clean this blood. Non ho letto tutti i commenti, ma il film l'ho visto un paio di volte e lo ricordo abbastanza bene, e non mi sembra che la violenza sia qui giustificata o glorificata anzi. Spesso credo nei nostri giudizi entra inevitabilmente la dicotomia buoni / cattivi, in cui ovviamente la polizia recita la parte dei secondi, ma la realtà credo sia un po più sfumata.


joe strummer: Devo recuperare Diaz!
woodstock: Molto bello anche quello, credo che ne verrebbero fuori gli stessi commenti
MikiNigagi: Anche peggio, se non ricordo male. Per quanto Diaz abbia delle scelte di fuoco un po' più felici.
zappp
zappp
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film carino, e recensione che ha catturato l'essenza del film.


lector
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Discussione lunga, articolata e proficua. E questo è un pregio che va riconosciuto alla recensione di Joe.



Farnaby
Farnaby
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Belin, e io che faccio il tifo per Ciro Di Marzio e Gerry Savastano.
Buon film e ottima (come sempre) recensione...


MikiNigagi
MikiNigagi
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E io che in Arma letale faccio il tifo per Mel Gibson


snes: nessuna persona sana di mente davanti a acab tifa per i poliziotti.
MikiNigagi: Nessuna persona sana di mente farebbe il tifo per QUEI poliziotti, casomai li vede in un'ottica problematizzata: si illude che paghino un prezzo infine equo per la loro cattiva condotta, si sforza di comprendere le ragioni dietro la loro etica deviata; li vede vittimizzati e poi puniti dalla loro stessa struttura (ricordiamo che l'arco narrativo principale è quello del delatore, la nuova guardia).
Questa non è la realtà, è una storiella, che però non si limita a porsi come una storiella, ma fa scempio del reale corso storico, per giunta sciacallando sulle vere vittime (e ci ho messo anche Raciti). Mi resta la domanda: cosa c'è dietro questa scelta?
snes: "Nessuna persona sana di mente farebbe il tifo per QUEI poliziotti, " beh sì, è esattamente quello che vuol dire la frase " nessuna persona sana di mente DAVANTI AD ACAB tifa per i poliziotti".
La scelta di scegliere fatti reali di cronaca? immagino sia statab fatta per dare al pubblico un quadro più tangibile nel cercare di comprendere le ragioni del male.
è una scelta di buon gusto? cazzo, no, ma da qui a parlare di film ideologizzato c'è una bella differenza.
nascita di una nazione è un film ideologizzato, qui l'ideologia ce la vede solo chi entra in sala con già un'ideologia sua che inquadra la figura delle forze dell'ordine e le istituzioni con il nemico.
MikiNigagi: "cazzo, no, ma da qui a parlare di film ideologizzato c'è una bella differenza" solo perché non l'hanno fatto apposta, non significa che non lo sia.
"l'ideologia ce la vede solo chi entra in sala con già un'ideologia sua che inquadra la figura delle forze dell'ordine e le istituzioni con il nemico": lo dici tu, ma ti sbagli. Mi sento perfettamente in grado di distinguere i film dalla vita, la realtà dalla fantasia. A differenza di chi ha scritto questo film, e evidentemente anche di chi pensa che i fatti siano plausibili.
È fantascienza, ma a me la fantascienza piace con i viaggi nel tempo e gli alieni, non con i poliziotti e i morti veri.
snes: "È fantascienza, " e questo conferma quanto pensavo sui pregiudizi ideologici.
MikiNigagi: Capisci il difetto logico? Come potrebbe piacermi Il Trucido se la questione fosse che ce l'ho a prescindere con i poliziotti?
snes: il trucido è un film vecchio che ti sei recuperato, quando questo film è uscito eri invece già grande e ti sei cuccato tutta la campagna pubblicitaria "è un film sbagliato e fascista" che ha mosso.
snes: e, soprattutto, probabilmente il trucido è un bel film. questo per quanto innocuo è un film abbastanza di merda.
MikiNigagi: Mi cito: voi ricordate, dopo l'omicidio volontario di Gabriele Sandri, di un servizio d'ordine allestito ad hoc nonostante l'annullamento di Inter-Lazio, per sacrificare un poliziotto (col benestare delle istituzioni) e così in qualche modo placare la reazione dei tifosi negli stadi italiani? No? Perché non è mai successo.
MikiNigagi: "e, soprattutto, probabilmente il trucido è un bel film. questo per quanto innocuo è un film abbastanza di merda.": io non volevo dire nient'altro che questo, ecco.
MikiNigagi: Avevo vent'anni e non me la sono cuccata la campagna, ERO IO LA CAMPAGNA BABY
snes: "io non volevo dire nient'altro che questo" beh no, tu hai parlato di film sbagliato e ideologico...
"ERO IO LA CAMPAGNA BABY" ecco, appunto.
MikiNigagi: Beh è il motivo per cui è film di merda e innocuo. Si neutralizza da sé: da una parte pare denunciare, dall'altra inventa una realtà parallela per vittimizzare. Più per meno uguale meno.
Il punto è che un film innocuo che tratti questo tema e lo faccia a sfondo ideologico è un film connivente.
snes: L'ideologia , l'abbiamo già appurato nel commento precedente, è nei tuoi occhi non nel film.
quello che cerca di fare il film è esattamente l'opposto: dare una lettura dei fatti liberi da pregiudizi.
MikiNigagi: Non è nei miei occhi, la cosa appurata è che non necessariamente io condanni i film che mostrino metodi eterodossi da parte della polizia, e che questo sia un film accidentalmente ideologico, dal momento che distorce la realtà dei fatti storici a uso strumentale, per inventare uno scenario finale in cui i poliziotti siano stati gettati in pasto ai tifosi dopo la morte di Gabriele Sandri, in uno scenario in cui la morte di uno di loro fosse necessaria a ristabilire un minimo di ordine: fatto-non-accaduto.
Allora è un'ucronia, è un film come Bastardi senza gloria, per dirne uno che conosciamo tutti. Ecco, quella è un'operazione ideologica che accettiamo, è un film che ci fa addirittura ridere. Questa operazione ideologica in ACAB no, la rifiutiamo, e non ci fa ridere. Che poi non volesse farlo non conta: ribadisco che il problema sta in una scrittura sbagliata. E allora fratè, se non sai scrivere i film fai altro, lascia stare.
snes: Scusa, avevo capito che dieci anni fa avevi vent'anni e facevi parte del coro "questo film è apologia di fascismo".
MikiNigagi: Sì, otto anni fa avevo vent'anni e questo film mi ha fatto cagare. Ha fatto cagare anche ai miei compari, immagino che questo faccia di noi un coro. "Apologia di fascismo" è giusto solo in parte, diciamo che dipende dal grado di severità con cui vuoi approcciarlo.
snes: snes: "ti sei cuccato tutta la campagna pubblicitaria "è un film sbagliato e fascista" che ha mosso."
MIki: "Avevo vent'anni e non me la sono cuccata la campagna, ERO IO LA CAMPAGNA BABY"

snes: " L'ideologia , l'abbiamo già appurato nel commento precedente, è nei tuoi occhi non nel film."
Miki: " Non è nei miei occhi, "
snes: "Scusa, avevo capito che dieci anni fa avevi vent'anni e facevi parte del coro "questo film è apologia di fascismo"."
Miki: ""Apologia di fascismo" è giusto solo in parte, diciamo che dipende dal grado di severità con cui vuoi approcciarlo."

Va beh, ma quindi tu di che campagna facevi parte scusa, baby?
MikiNigagi: snes: " L'ideologia , l'abbiamo già appurato nel commento precedente, è nei tuoi occhi non nel film."
Miki: "Non è nei miei occhi, la cosa appurata è che non necessariamente io condanni i film che mostrino metodi eterodossi da parte della polizia, e che questo sia un film accidentalmente ideologico".

Facevo parte della campagna che questo film fa cagare ed è sbagliato. E se non fosse bastato far notare che fa cagare ed è sbagliato, allora avrei aggiunto che l'errore genera una visione apologetica del fascismo, in cui passi che un sistema valoriale tutto fratellanza e onore possa interferire con una professione di servizio statale perché tanto poi alla fine i cattivoni la pagano e i giovani sono virtuosi. E poi anche i cattivoni dai, sono un po' vittime del sistema, sono solo sfortunati e fumantini. Guarda poi come si pentono.
snes: oddio, prima l'apologia di fascismo è vera solo in parte (quando ti serviva dire che non avevo capito cosa pensassi tu del film), adesso (un commento dopo) è un film che genera una visione apologetica del fascismo.
oh, scusa eh se non capisco quel che vuoi dire, ma mi sembri abbastanza confuso tu in primis.
MikiNigagi: Più chiari di così si crepa. Vera solo in parte perché non era nelle intenzioni, e perché nel film viene mostrato un gruppo effettivamente fascista che fa la figura di merda che deve fare. Quindi sì, è contraddittorio, e il fatto che sia ambiguo è un problema. Stai scambiando la mia confusione con la confusione del film. Ma che sia un film confusionario (non controverso come magari si voleva: proprio confusionario) l'ho scritto cento commenti fa.
MikiNigagi: Ho specificato che sia vero in parte per evitare che te ne uscissi di nuovo (anzi balle, non ricordo se fossi tu o Joe) con Nascita di una nazione, quello sì un film apologetico tout-court, quando questo è solo ambiguo. Ma non è che l'ambiguità sia molto meglio eh, non è che allora ACAB diventa bello.
snes: beh ma io non ci ho visto apologia di fascismo nel film. Tu sì, ma anche no, però, ecco, dipende...
se vuoi diciamo che è il film ad esser confusionario, ok... però, ecco, dipende, insomma boh, a me è sembrato abbastanza chiaro.
snes: "non è che allora ACAB diventa bello." ah guarda, a me ha fatto cagare. questo non significa che abbia trovato a fuoco o pertinenti le ondate di critiche politicizzate che gli son toccate.
anche perchè arrivavano da gente che sosteneva che un film del genere non andasse trasmesso. che combattere il fascismo censurando chi parla dei fascisti effettivamente è parecchio sinistrorsa come idea, ma della sinistra più sbagliata, quella che ha fatto il giro e usa i metodi fascisti per combattere la sua battaglia.
Ti assicuro che c'è molta più ideologia negli occhi di chi vede questo film come un'apologia del fascismo piuttosto di quanta non ce ne sia nel film stesso.
MikiNigagi: Ma non ti sto dicendo che l'ho vista perché la volevo vedere, ti sto dicendo che l'ho vista perché c'è, e poi ti sto chiarendo come il fatto che ci sia non implica che sia un film ideologico tout-court, ma un film ambiguo.
Sei tu che mi stai dicendo che non la vedi. Se non pensassi che sia un film di merda e non avessi rispetto del tuo tempo, ti direi di riguardarlo più attentamente.
MikiNigagi: Avresti ragione, se non fosse che questo film non si limita a parlare dei fascisti (cosa che certamente fa), ma distorcendo fatti realmente accaduti li vittimizza.
MikiNigagi: Come se non fossero già vittimiste per i fatti loro, le merde.
snes: "Ma non ti sto dicendo che l'ho vista perché la volevo vedere, ti sto dicendo che l'ho vista perché c'è" dio fa, tu mi stai dicendo che non c'è poi c'è ma in un certo senso e adesso che c'è e basta. ok, il film è confusionario. va bene.
personalmente non ricordo alcuna vittimizzazione, quanto piuttosto un indagine che andasse a cercare di capire perchè c'è gente che si comporta come si comporta.
sembra quasi che un film sui celerini dovrebbe essere da una parte l'universo, dall'altra i celerini. che sono cattivi e fascisti perchè la natura li ha fatti così: cattivi e celerini.
A me è questa che sembra, abbastanza classista e fascista di vedere il mondo, ma va beh: sbaglierò io.
snes: manca un apostrofo, ma manca pure la voglia.
MikiNigagi: Aiuto, dove avrei detto che non c'è
snes: Boh, quando lo definisci ideologizzato non ti riferisci all'ideologia fascista?
MikiNigagi: "MikiNigagi: Sì, otto anni fa avevo vent'anni e questo film mi ha fatto cagare. Ha fatto cagare anche ai miei compari, immagino che questo faccia di noi un coro. "Apologia di fascismo" è giusto solo in parte, diciamo che dipende dal grado di severità con cui vuoi approcciarlo."

Se ti riferisci a questo, allora forse mi sono spiegato male (ma meglio in giro per la pagina): "è vero in parte" per i motivi che già ti ho detto ("inventa una realtà parallela per vittimizzare" da una parte, "viene mostrato un gruppo effettivamente fascista che fa la figura di merda che deve fare" dall'altra), il che non esclude che sia apologetico, dunque ideologico. "Dipende dal grado di severità con cui vuoi approcciarlo" intende che ci si potrebbe anche fermare prima e sarebbe comunque un filmetto, ma entrando meglio nel merito viene fuori che c'è anche apologia del fascismo.
MikiNigagi: Diocaro Nes ma tu ti ricordi come finisce il film? Da quando passa la notizia dell'omicidio di Sandri in poi?
MikiNigagi: Guarda che l'inghippo è tutto lì. Se non ricordi, te lo riscrivo:
MikiNigagi ieri 16:36
Opera: Recensione:
Primo fatto da tenere in considerazione: questo film è una parodia, come l'ucronia è la parodia della narrazione storica. Voi ricordate, dopo l'omicidio volontario di Gabriele Sandri, di un servizio d'ordine allestito ad hoc nonostante l'annullamento di Inter-Lazio, per sacrificare un poliziotto (col benestare delle istituzioni) e così in qualche modo placare la reazione dei tifosi negli stadi italiani? No? Perché non è mai successo.

Allora: perché se nella realtà la vicenda si è tradotta in misure più repressive per i tifosi e una pena ridicola per Spaccarotella, perché innestare una finzione sul piano della realtà (il fatto reale è l'omicidio di Gabriele Sandri) che metta Favino e camerati in una situazione di abbandono da parte dello Stato alla violenza dei tifosi (la scena che descrive il recensore), se non per vittimizzarli? E vittimizzarli non è giocare allo stesso gioco che giocano loro? Ajò, fai il serio @[snes] che lo sai anche tu. Al massimo posso credere che non te lo ricordi bene.
MikiNigagi: L'ideologia che tu pensi mi impedisca di dare una lettura obiettiva del film è in realtà nient'altro che consapevolezza del fatto storico, oggettivo, immutabile. Perché all'epoca ero un ragazzo e seguivo, e poi ho continuato a seguire. Ora questo film passa su Netflix, lo vede un pischello che di Sandri non sa un cazzo perché stava nascendo: si fa un'idea sbagliata, viziata. Se per te questo è meno che grave, allora forse è il caso che parliamo d'altro.
snes: Mi sa che dovrei rivederlo sul serio, ma visto che di tempo e voglia per li cinema non ne ho praticamente mai, credo che mi limiterò a fidarmi di te.
MikiNigagi: Eh per quello ti dicevo, secondo me fai tranquillamente a meno
123asterisco
123asterisco
Opera:
Recensione:
@[MikiNigagi] ha espresso con cognizione di causa quel che io solo subodoravo: l'esposizione della violenza (e ripeto, violenza vera o verosimile, non farlocca in salsa supereroi) non è oggettiva e documentaristica, bensì carica di epos e pathos. E questo per me basta per scansare il film a piè pari. Sono io stronzo e prevenuto? Probabile.
Ma queste cose, per me, è una presa per il culo affrontarle in questi termini galvanizzanti.


MikiNigagi: Ma questo non dovrebbe essere un problema in sé e per sé, come giustamente ricordano @[snes] e @joe strummer, perché è la stessa cosa che succede per esempio nei film che trattano i malavitosi (in generale i cattivi, nell'ordine morale) da protagonisti.
Ma è un problema qui, perché se si arriva ad alterare la realtà storica al fine di mostrare un aspetto critico, uno scotto da pagare per essere un poliziotto violento, allora non si sta semplicemente mostrando, ma ci si sta schierando. Di conseguenza tutte le scelte di fuoco, che sarebbero anche legittime, diventano scelte ideologiche. E subdolamente funzionano: le mele marce esistono e la pagano, le istituzioni funzionano, il problema è solo quantitativo, non strutturale.
snes: "l'esposizione della violenza (e ripeto, violenza vera o verosimile, non farlocca in salsa supereroi) non è oggettiva e documentaristica, bensì carica di epos e pathos." e grazie tante scusa: sei davanti ad un documentario o un film che si intitola "tutti i poliziotti sono dei bastardi" con in copertina un celerino rappresentato come se fosse lo stancil di un wirter?
la violenza è spettacolarizzata? e beh, io me lo aspettavo...
MikiNigagi: Non è un problema che lo faccia, ribadisco. Il problema sono i presupposti che crea e no, non c'entra necessariamente che si tratti della squadra mobile.
joe strummer: oggi sono un po' incasinato, dopo leggo bene tutto, ma intanto vi pongo una questione: Miki dice che davanti a Goodfellas è ovvio che l'immedesimazione sia "ludica" e tutti sappiamo che quelle persone sono da condannare. Vero. Ma io aggiungo che anche nel caso dei celerini violenti si parte dal presupposto che la violenza gratuita della polizia (la violenza tout court) sia da censurare e condannare.

Quindi si parte sapendo che fanno tante atrocità e il film serve per raccontarti qualcosa di più delle loro vite, esattamente come nei film di mafia, per farti emozionare e impaurire di fronte agli scontri, come nei film di mafia. poi finito il film continuo a pensare che quella violenza sia assurda e che lo Stato debba trovare un altro modo.

Quella violenza sarà anche enfatizzata, ma non in termini del tipo "guarda i nostri eroi che sconfiggono il male" bensì in termini "guarda che orrori che capitano per le strade delle nostre città". è ben diverso secondo me
MikiNigagi: Più che ludica direi catartica, ma sì. Sul perché credo che tu stia prendendo una cantonata su questo film, non ho niente da aggiungere a quello che ti ha già fatto notare @[Carlos]. Credo che tu stia salvando l'intenzione del film, e lo fai per una ragione assolutamente condivisibile, per quanto, secondo me, stai sopravvalutando la scontatezza del presupposto che la violenza della polizia sia da condannare: c'è per chi non è affatto scontato. Ma del resto c'è per chi non è scontato che il comportamento dei camorristi su Gomorra non sia un modello da imitare nella vita reale, quindi concordo che la capacità di lettura sia un fatto ulteriore e esterno ai film (ma ci aggiungere anche un graziealcazzo).
Il punto è che questo film disattende le intenzioni che tu stai salvando, e pone in un'ottica grottesca l'empatia per i personaggi che dimostri di avere visto lo stile della tua recensione: sul come lo faccia, mi sono già dilungato; sul perché ho pure detto che credo sia un fatto accidentale, conseguenza di una scrittura non all'altezza di un tema così delicato.
Non tenere in considerazione il rapporto del film con la realtà equivale, in questo caso, a glissare su un fatto per niente secondario, quindi di avere una visione almeno parziale. Donde il mio 2 (e non 1 perché non penso che tu sia un nazi, ma un guaglione in gamba e un utente stimabile).
Se poi mi sforzassi di entrare nella tua ottica, se glissassi sull'aspetto ucronico, credo che lo troverei comunque un film noioso, costellato di scelte infelici e di stereotipi.
puntiniCAZpuntini
puntiniCAZpuntini Presidénte onoràrio
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Recensione:
Sollima vuole entrare sempre in temi interessanti, ma rimane sempre sulla porta. Te li guardi, non sono male, ma ogni volta perde l'occasione per fare un capolavoro.


MikiNigagi: Un pregio ce l'ha: ti mette una gran voglia di riguardare la trilogia del Trucido
joe strummer: Sì forse questo è vero. Ho un buon ricordo anche di Suburra, ma dovrei rivederlo. Soldado invece meno interessante secondo me, soprattutto arrivando dopo Sicario di Villeneuve.
puntiniCAZpuntini: Suburra è sicuramente meglio di Romanzo-La-Serie, che ha tutte le musiche sbagliate (spesso lo sbaglio è che non ci sono) e molti attori sono cani. Tipo quello che fa Giuseppucci ha sempre la faccia da Cattivo_dei_Cartoni_Animati, che davvero non esiste. Poi non sono male come attori, ad esempio in 1992/93/94 recitano bene, son proprio quei dialoghi che son scritti col culo e senza musica non riesci a fare un Gangsta movie.
pixies77: "Tipo quello che fa Giuseppucci ha sempre la faccia da Cattivo_dei_Cartoni_Animati, che davvero non esiste." cazzo finalmente qualcuno che lo dice. sempre più amici di merende. Romanzo criminale ho finito la prima solo perché mi tagliavo dal ridere a vedere il libanese. pippa e sta incazzato, tromba e sta incazzato. zi mi fa troppo ridere. tra l'altro sul set lo prendeva tutti per il culo per sta cosa.
puntiniCAZpuntini: Il cacciatore - Puntata del 28/02/2020 credo sia così di natura, probabilmente gli schiacciavano sempre la crostatina a calci quando era a scuola.
puntiniCAZpuntini: Tra l'altro questa estate ho tentato di vedere qualche serie italiana, e minchia è sempre la stessa gente. Tipo quello che fa "il Sardo" in romanzo Criminale... ma parla Napoletano. E poi in 1992/93/94 fa Di Pietro... e parla Napoletano!

Perchè?
pixies77: marò, ma è Accorsi con il pomodoro. Stefano fa il bolognese anche se lo mettono in un film sulla sacra corona unita
Geenooofficial
Geenooofficial
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Recensione:
Io mi fido di Joe Strummer. Perché negli anni non ha -quasi- mai sbagliato. Non capisco tutta questa polemica pelosa.


MikiNigagi: Che differenza c'è tra una polemica pelosa e una polemica normale?
Farnaby: Miki questa è bella...
HoldNoSway
HoldNoSway
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Recensione:
Il film non l'ho visto ma ho letto il libro quando è uscito e mi è bastato. Nei commenti precedenti avete già espresso praticamente tutto ciò che avrei voluto dire in merito all'argomento. Rimanendo esclusivamente in tema film che, a mio parere, hanno il pregio di scavare un po' più in profondità nella storia, oltre al già citato "Do the right thing", aggiungo "l'odio" di kassovitz che il tema sociale lo affronta eccome, e "Il cattivo tenente" di Ferrara (a proposito di sbirri marci).


Dislocation: Quoto La Haine, meno il cattivo tenente, ma ottimi esempi...
joe strummer: L'odio ormai è mitologico

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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