Mi spendo in almeno un paio di rece su questo non troppo fortunato settetto della Georgia, dall’aspetto e dal suono caratteristico del cosiddetto rock sudista. Ovvero: vestiario e calzature acquistati alla Via Sannio delle loro parti… tre piotte totali bastanti per tutti e sette, e questo per quanto riguarda il look; per quanto concerne la loro visione del rock invece… chitarre! Chitarre dappertutto, destra sinistra e centro; stratificazioni, concatenazioni, duelli di chitarre, una per volta, due per volta, anche tre occasionalmente.
Come suono, composizioni, formazione trattasi quindi di una variante dei Lynyrd Skynyrd, ma senza un frontman carismatico purtroppo. Anzi, il cantante di ruolo se la cava ma risulta sovrastato come efficacia sia dal batterista che da uno dei chitarristi. Non per niente interpreta solo la metà del repertorio, colla sua voce competente ma senza particolari virtù. Al resto pensano gli altri due, specie il batterista che sfoggia un timbro di tenore limpido e penetrante.
Questo è l’album di esordio, pubblicato nel 1977. Ne seguirà subito un secondo l’anno dopo, poi un lungo intervallo di vent’anni per un terzo album finale, prima di gettare definitivamente la spugna.
Il brano d’apertura”Rock’n’Roll Loser”, a mio gusto il migliore, è cantato dal chitarrista Rob Walker col suo bel timbro scarno, ma evocativo e bluesato il giusto. La parte del leone la fa però il riff di chitarra, ancora farina del suo sacco: esemplare e agganciante, sfrutta l’ennesima variante del giro di LA, che sulla chitarra elettrica ha ispirato centinaia di grandi pezzi rock. Il riff è vagamente rimembrante quello della “Rock’n’Roll” dei Led Zeppelin, però più lirico e intimo, meno sfrontato ma più elegante.
Altri brani da segnalare sono la semi ballata r&b “Sunshine Blues”, seguita dall’estesa “Sam’s Jam” che propone i caratteristici botta e risposta fra i tre chitarristi, a turno al proscenio solista e poi tutti insieme ad armonizzarsi in fluidi “obbligati”… insomma è il loro pièce de résistance. Vi è poi la bluesata “Mind Bender”, la quale riuscì a suo tempo ad entrare in classifica come singolo, facendo sperare la band in un futuro più roseo. Ultima segnalazione “Universal Fool”… molto convincente qui la voce di Sebie Lacey l’uomo dietro ai tamburi.
P.S.: No, questi Stillwater non c’entrano un belino con l’omonimo, fantomatico gruppo protagonista del film “Quasi famosi”, nome scelto all’uopo dal regista Cameron Crowe il quale correttamente chiese e ricevette il loro permesso (si erano ormai sciolti definitivamente) per l’uso del monicker.