Il secondo album ufficiale degli Sugar è del 1994. Niente pause per questa band, fino al 1995, ultimo loro anno di vita. Il sound, dopo l'arrabbiatissimo Ep "Beaster", è tornato commerciale, si è riallineato all'esordio di "Copper Blue", anzi addolcendosi ulteriormente nelle intenzioni quanto nei risultati, proseguendo la loro breve ma veloce corsa verso l'emocore.
L'iniziale "Gift", però, sembra tradire quanto da me affermato, fragorosa per com'è; "meno male" che il ritornello, con quei cori tipici di Bob Mould, riporta il tutto su livelli di orecchiabilità maggiori. Da lì in poi episodi pop-punk non baggiani ma "allineati e coperti", come "Your Favorite Thing", tutta in coro e basata sulla bellezza del primo (ed unico) riff, come "What You Want It To Be", cadenzata con delle belle chitarrone pulite ed un groove che sembra quello di "Heroes" di Bowie. O come ancora "Gee Angel", l'episodio più funny, più frenetico ed al contempo quello più prevedibilmente pop-punk.
A tale genere è previsto in alternativa non l'hardcore, bensì il pop chitarristico e tradizionale, semiacustico di ballate e canzonette buone per i falò, come "Panama City" e soprattutto "Believe What You're Saying", degna di "If I Can't Change Your Mind" di "Copper Blue"
Che ci piaccia o no la (quasi) virata totale verso il pop di Bob Mould, non ci si può permettere di criticarla tout court, per il semplice fatto che non ci aggrada. Ci può toccare decidere se comprare, ascoltare il disco, questo senz'altro. A chi ha scelto/è toccato ascoltare questo disco, possibilmente senza sapere chi fosse il cantante/autore (o, conoscendo il suo nome, ignorandone la storia e la carriera), non è rimasto che apprezzare dei brani ben suonati da una band in ottima forma. Gustarsi un disco si dai brani tutti dignitosi, ma sprovvisto di colpi di genio, cosiccome di singoli spaccachart.
Certo che il finale struggente della conclusiva "Explode And Make Up" ed il sound dell'iniziale "Gift" avrebbero lasciato intendere ben altre potenzialità, in questo autore... Ma stiamo parlando di altri tempi, di altri dischi. E di un'altra band.