Essendo tutti noi abituati ad associare il punkrock con le solite band da Mtv come Blink, Offspring, Sum 41 ecc. appena ci si trova di fronte ad un LP di questo tipo, esclamiamo: "Sarà il solito pop-rock da 4 soldi".

Ebbene miei cari Debaseriani, gli Sugarcult sono una delle poche (rarissime) band, che sono riuscite a sopravvivere all'uragano "Merchandising", nonostante a primo impatto, sembra ne facciano parte. Dopo "Palm Trees And Power Lines" del 2004 che li ha lanciati definitavemente, gli Sugarcult tornano con "Lights Out", decisamente più maturo. Il Cd uscirà il 12 Settembre, ma io ce l'ho già! Inutile sottolineare che se ascoltate hard rock, heavy metal e tutto ciò che di duro c'è nel mondo rock, questo Cd vi farà stare male psico-fisicamente, però, a mio avviso, non sarà apprezzato nemmeno da chi è "rimasto incantato" dall'hard-pop stile Finley.

"LIGHTS OUT": Si apre con l'ononima Intro, poteva essere evitata. "Dead Living" è uno tra i più bei pezzi dell'album, ritornello molto orecchiabile e voce molto calda. I Blink e compagnia varia sembrano essere molto, molto lontani. La maturità degli Sugarcult si fa sentire subito, e questa canzone lo dimostra in modo eclatante. Suono ancora più ruvido, ma non per questo più scadente in "Los Angeles", c'è chi ha sentito influenze alla "Good Charlotte" in questo pezzo, sinceramente non so quale tipo di sostanza abbiano ingerito certi ignoranti. Anche qui, stessa formula, voce ruvida, ma ritornello d'impatto e omaggio alla tanta amata Los Angeles, città vicina a Santa Barbara, dove la band capitanata da Tim Pagnotta(si, si chiama cosi), si è formata nel 1998. Dopo questi due gran bei pezzi, non vi aspettate un album che prosegue a questi livelli.

"Do It Alone" è un pezzo molto semplice, fin troppo, un pezzo composto si e no da 3-4 accordi e due semplici girate di basso. Nonostante ciò si fa ascoltare. "I don't wanna do it alone", questo è il rit. cantato dal Pagnotta, significa "non voglio farlo da solo" chissà che cosa vuole far intendere! L'album cade di stile con "Explode" ed "Out Of Phase", il motivo è semplice: la prima se la potevano risparmiare, è un tentativo fallito di fare i duri, per carità non saranno i Finley ma non sono neanche i Black Sabbath! "Out Of Phase" è praticamente uguale a "Morning Glory" degli Oasis, un plagio da urlo! Si risale di livello con "Made A Mistake", di altissimo livello, un pezzo grintoso ma mai sopra le righe, bravo Airin Older al basso e buona prestazione del Pagnotta come Vocals. Per il resto melodia orecchiabile ma semplicissima, questa è la particolarità che caratterizza la band californiana. Ottimo pezzo.

L'album prosegue a livelli discreti, "Riot" e "Majoring In Minors" sono un pò troppo leggere ma pur sempre più che sufficienti. Forse è proprio nella parte finale che l'album "toppa" un pò. "Hiatus" rappresenta una chiusura che sa molto di "BASTA, NON ANDIAMO OLTRE SE NO CADIAMO NEL MONDO DEI FINLEY, DEI BLINK E DI TUTTI I FIGHETTI DI MTV!"; l'unico pezzo degno di nota in un finale un pò deludente.

COMMENTO: Non aspettatevi una maturità musicale di altissimo livello, ne schitarrate alla Tom Morello; si tratta sempre di 4 semplici ragazzi della California ci hanno saputo fare. Non credo che si tratti di un Cd da comprare, però è da avere, magari come l'ho trovato io, grazie ad Emule! Scherzi a parte, gli Sugarcult vogliono dimostrare che c'è qualcosa di buono nello squallido mondo pop-rock. Menomale che c'è qualcuno che non si vende.

Davvero da prendere come esempio.

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