Copertina di T.Rex T.Rex (2004; original version 1970)
Filippo Guzzardi

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Per appassionati di rock classico, fan di glam rock, cultori della musica anni '70, collezionisti di album rimasterizzati, nuovi ascoltatori curiosi del passato musicale
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LA RECENSIONE

Ebreo d'origini, Mark Feld (30/09/1947; 16/09/1977), meglio conosciuto come Marc Bolan, è innamorato del rock'n'roll di Bill Haley, Eddie Cochran, Cliff Richards e, soprattutto, Elvis Presley, nonchè, affascinato dal mondo fantastico di Tolkien, quando ancora lo leggevano in pochi: insomma un «diverso», non perchè era gay, bisessuale o hippy com’era di moda in quel periodo, ma semplicemente perchè arrivava prima degli altri.

Marc Bolan è il padre del Glam: ma solo da poco è stato riabilitato in tal senso. Mitica la sua contrapposizione con l'autentico alter-ego David Bowie: due personalità veramente carismatiche, due assoluti istrionismi. Se quest'ultimo può annoverare una celebre collaborazione con Freddie Mercury ed i Queen in “Under Pressure”, il primo ha collaborato con Elton John (non certo quello d’oggi) in “Children of the Revolution”: brano che in Inghilterra ha rappresentato un importante capitolo per fans e colleghi musicisti (i Libertines, ne hanno proposto una sorta di tributo-rivisitazione live recentemente). Fondati i Tyrannosarus Rex, la svolta arriva con l'avvento di Mike Finn (guitars): l'intesa tra i due rasenta la perfezione. Marc decide di accorciare il nome in T. Rex e pubblica l'omonimo album (1970) che raggiunge le zone alte della classifica: stesso dicasi per il singolo “Ride A White Swan”.

Da semplice duo i T. Rex diventeranno una band con una stabile line-up grazie all'ingresso di Bill Legend (drums) e Steve Currie (bass), ottenendo la consacrazione in madre padria con brani come “Telegram Sam”, “Metal Guru”, “Get It On” e “20th Century Boy”: molti riconoscono in “Dandy in the Underworld” il loro album migliore. Il punk anglosassone, infinitesimamente debitore a Bolan, stava per esplodere allorquando l'auto guidata dalla moglie Gloria centra in pieno una quercia: un mese dopo la morte del suo idolo (Elvis), Mark Feld ne segue la scia. Passeranno molti anni in cui Bolan ed i T. Rex verranno copiati senza ammetterlo: la ristampa di quest'album (il primo col nome T. Rex, ma il quinto nella carriera di Bolan) è un attestato di paternità, un certificato d'appartenenza. Si tratta di una versione ovviamente rimasterizzata ed allargata con l'aggiunta di 9 tracce. Di tutte, “Jewel”, “Beltane Rock”, “Wizard” e “One Inch Rock” sono, a parere di chi scrive, le più rappresentative.

Per i più curiosi, un valido ausilio è il booklet incluso. Fascino e vanità adolescenziali, anzi, oserei dire fanciullesche; leggerezza musicale, intesa come autentica grazia ed eleganza, apparentemente ruvida ma alquanto orecchiabile; voce languida e testi che assomigliano molto a vere e proprie filastrocche: il principe glamour, l'esteta nichilista, il divo sopra le righe è tornato nel terzo millennio e non rispeditelo tra gli scaffali.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album "T.Rex" del 1970, sottolineandone il ruolo fondamentale nella nascita del glam rock e l'importanza di Marc Bolan come artista visionario. L'edizione rimasterizzata con tracce aggiuntive e booklet è un omaggio alla sua eredità artistica. Il testo evidenzia l'influenza di Bolan sul rock britannico e il confronto con contemporanei come David Bowie. Un invito a riscoprire un classico imprescindibile.

T. Rex

T. Rex, guidati da Marc Bolan, nascono come Tyrannosaurus Rex in chiave folk-psichedelica e diventano tra i protagonisti del glam rock con Electric Warrior (1971) e The Slider (1972). Hanno firmato singoli iconici come “Get It On (Bang a Gong)”, “Children of the Revolution” e “20th Century Boy”. La storia si chiude nel 1977 con la morte di Bolan.
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