Copertina di The Architects Ruin
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Per appassionati di mathcore e musica hardcore tecnica, fan di band come converge e dillinger escape plan, e chi cerca nuove proposte nel panorama musicale alternativa.
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LA RECENSIONE

E' incredibile quanto le giovani proposte musicali siano affascinati dalla tecnica e dalla sperimentazione nella musica. Dopo molte band mathcore uscite nell'ultimo periodo, ci viene dato un album che a parer mio è tra i più apprezzabili nelle ultime uscite discografiche in ambito core.

Questo "Ruin" dei The Architects rappresenta un connubbio inquietante tra Sikth, The Dillinger Escape Plan e in notevole prevalenza Converge, sfornando un mathcore apprezzabile nella sua schizzofrenia fatta di attacchi repentini di batteria e vaghi episodi di breakdown, tralasciando una venatura indie nella loro musica e un retrogusto grind, divenendo forse un pò dei mostri sacri nel loro genere, nonostante riescono ad aggiungere alla potenza e l'aggressività dei brani anche buone melodie (You'll Find Safety ne è un buon esempio) che evidenziano maggiormente l'aria di decadimento e malattia che alleggia sovrana nell'album (come si intuisce anche dal titolo e anche un pò dalla copertina).

Una proposta musicale affascinante quanto (da un certo punto di vista) spavoneggiata a destra e a sinistra dalle case discografiche che purtroppo rendono indie, quello che non è indie. Album godibile ma allo stesso tempo molto tecnico, consigliato soprattutto ai fan del genere.

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Riassunto del Bot

L'album Ruin dei The Architects si distingue per la sua tecnica e sperimentazione nel mathcore, richiamando influenze di band iconiche come Converge e Dillinger Escape Plan. L'opera unisce potenza, aggressività e melodie coinvolgenti, trasmettendo un senso di decadimento e malattia. Consigliato soprattutto ai fan del genere, è una delle uscite più apprezzabili nel panorama hardcore recente.

The Architects


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