Cosa può evocare un cd di southern rock se non una strada sconfinata in mezzo al deserto e la luce del sole calante sopra le rocce?
I Black Crowes sono bravi a rendere quest'idea con il loro secondo album "The Southern Harmony and Musical Companion": a metà tra i Lynyrd Skynyrd e l'hard rock dei Led Zeppelin con qualche influenza soul, questo lavoro fa compiere un enorme passo in avanti ai loro autori, (sia per il successo raggiunto sia per la qualità del disco) dimostrando un risultato eccellente.
La partenza non può essere migliore con "Sting Me" che si rivela un gran pezzo rock e tra le migliori tracce: dopo un riff preso direttamente dagli anni '70 Chris Robinson inizia a cantare sorretto da un coro femminile ("Can you sting me right in my rotten bones?"). "Remedy" ricorda almeno inizialmente i Rolling Stones di "Can't You Hear Me Knocking?" e mantiene elevato il livello del disco, lasciando decisamente il segno. "Thorn In My Pride", abbellita dall'uso delle percussioni, si ispira proprio al sound dei grandi Lynyrd Skynyrd con un assolo degno di nota da parte di Marc Ford verso metà canzone.
"Bad Luck Blue Eyes Goodbye" sembra strappata dal quaderno di Neil Young mentre "Black Moon Creeping" e "No Speak No Slave" dal riff di reminiscenza zeppeliniana danno la loro piccola dose di hard rock al disco; "My Morning Song" ha un suono "pieno" grazie alle chitarre che si combinano alla perfezione ed è quanto di meglio potevano creare i Black Crowes. La conclusione è affidata a "Time Will Tell", cover di una canzone di Bob Marley, trasformata in un gospel a ritmo di battito di mani ("Time will tell, think you're in heaven but you're living in hell")
Così si conclude "The Southern Harmony And Musical Companion", il secondo lavoro dei "Corvi Neri", datato 1992, che si dimostra un ottimo disco, sicuramente il migliore nella loro discografia (Amorica è il degno successore ma non arriva allo stesso livello).
Già dalla prima song si viene travolti con quello che sarà tutto il contenuto di questo splendido cd ossia ritmo, una produzione a mio avviso eccezionale.
In definitiva un gran bel disco di Dirty Southern Rock dove i Corvacci Neri d’America dimostrano e si confermano come una delle ultime grandi Rock Band.