Basta veramente poco per capire che i ragazzi di Atlanta con questo disco non scherzano proprio. Già dalla prima song si viene travolti con quello che sarà tutto il contenuto di questo splendido cd ossia ritmo, una produzione a mio avviso eccezionale (c'è anche lo zampino del conosciutissimo Brendan O'Brien), chitarre veramente "grezze" e riff corposi. L'intero lavoro trasuda di influenze nere. Allo stesso tempo troviamo riferimenti a quel rock che Fù... eh sì, i Black Crowes pagano dazio, o meglio dimostrano tutto il loro amore per gli Stones, Led Zep e per tutto quel Southern Rock rappresentato da Lynyrd Skynyrd e Allman Bros.
A conferma di quanto detto (scritto) cito: "No Speak No Slave", "Hotel Illness", "My Morning Song" e la splendida "Remedy". I nostri dimostrano di cavarsela alla grande anche con le ballate, "Bad luck Blue Eyes Goodbye" ne è un esempio, impreziosita da una prestazione superba delle Coriste nere... che sono molto Southern.
Per gli amanti delle cover e delle versioni alternative abbiamo una cover di "Time Will Tell" di RNM e una bellissima "Sting Me" slow acoustic version con un grande Chris Robinson. In definitiva un gran bel disco di Dirty Southern Rock dove i Corvacci Neri d'America dimostrano e si confermano come una delle ultime grandi Rock Band.
I Black Crowes sono bravi a rendere l'idea di una strada sconfinata in mezzo al deserto e la luce del sole calante sopra le rocce.
La conclusione è affidata a "Time Will Tell", cover di Bob Marley trasformata in un gospel a ritmo di battito di mani.