NickGhostDrake

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Per appassionati di musica alternativa, fan del punk-blues e garage rock, ascoltatori alla ricerca di sonorità autentiche e coinvolgenti
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LA RECENSIONE

Guardavo la copertina di questo cd. Che strana, mi dicevo. Sentivo come se lo scheletro a cavallo mi scrutasse.
Poi - giuro - lo sento rivolgersi a me: "Che giornata di merda, eh, fratello? Apri 'sto cd, ci penso io".
Tentenno. Un manipolo di fedelissimi alle sue spalle ride di me. Uno mi fa: "E stallo a sentire, pirla".
Non lo sto a sentire, non mi fido. Poi è il turno del cavallo: "Stai sbagliando, amico, di grosso".
Uhm... no, non mi convinci, cavallo.
Neanche il tempo di passare oltre che due ossa che una volta dovevano assomigliare a braccia mi arpionano. "Cazzo quanto mi fa incazzare 'sto qui" sento dalla voce di sopra il cavallo. Io strillo, mi dimeno. Mi tira dentro, dentro la copertina, intendo. Dentro, in mezzo a scheletri che mi prendono per il culo. Io aspetto grandi rivelazioni, cazzo avranno pure un buon motivo per portarmi qui. Ma nessuno apre bocca.
"Rise up!!!" gridano tutti insieme.
"Madonna che spavento!!!" urlo terrorizzato.

E parte la title-track. Selvaggia, sporca, becera, sguaiata, lurida. Alla batteria intravedo il fido Justin Sparhawk, già nelle fila dei "Low", ma dimenticateli, per carità. Qui il silenzio te lo ficcano in bocca e se la tieni chiusa un altro buco stai sicuro che lo trovano.
Garage-rock e punk-blues mescolati come sostanze chimiche in procinto d'esplodere ("Foresight"), assalti Black Flag ("Cornbread"), rigurgiti proto-punk di matrice sixties (la furia MC5 di "Good Woman Blues", il concitare rabbioso Blue Cheer di "Hillside Stomp").
Michael Gira regala il suo talento nei 50 secondi o poco piú di "Red Sheet", Tim Rutili (dai Califone) si diverte da matti alla chitarra di "No Good Daddy", 8 minuti e rotti di esplosioni soniche al cui termine non puoi non sentirti esausto. Ma non ti fermi, balli, ti agiti, non puoi fermarti, vecchie danze inumane si impossessano di te.
E balli, e immagini.
Immagini un bacio in bocca tra gli Old time relijun e gli oRSo con tanto di lingua ("In A"), immagini dei Calexico ad un party punk ("Mexican Half-Stick"), immagini i Sonic Youth storti e divertenti ("Shine-Ola").
C'è anche tempo per una dedica a sberleffo per Bo Diddley, e il tempo scade quando ancora il sudore mi scivola dalla pelle. Ricevo un calcio nel culo e volo fuori dal retro di copertina. Mi giro di scatto, ti trovo, marrano. Sono rimasti in quattro, il resto festeggia ubriaco in qualche buco del mondo.
"Te l'avevo detto, pirla, che ti saresti divertito. Ora va' a lavarti che puzzi come un uomo vivo".

Cazzo... che botta. Devo ricordarmi di darmi una regolata con l’alcool o prima o faccio una brutta fine.

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Riassunto del Bot

La recensione di Rise Up! dei The Black-Eyed Snakes è un viaggio sonoro intenso e primordiale, che mescola punk-blues e garage-rock con energia selvaggia e ritmi incalzanti. L'autore descrive l'album come un'esperienza coinvolgente e sporca, arricchita da collaborazioni notevoli, che evoca immagini forti e invita l'ascoltatore a lasciarsi andare alla musica senza freni. Il disco ottiene una valutazione massima per la sua capacità di divertirsi con sonorità autentiche e rabbiose.

Tracce

01   Rise Up! (02:36)

02   Foresight (03:43)

03   Mexican Half-stick (02:49)

04   Good Woman Blues (01:48)

05   Cornbread (05:21)

06   Red Sheet (00:46)

07   No Good Daddy (08:52)

08   Bo Diddley (03:15)

09   Hillside Stomp (04:58)

10   In A (02:14)

11   Shine-ola (01:40)

12   Hillside Stomp (Reprise) (04:08)

The Black-Eyed Snakes

Gruppo dal suono sporco e aggressivo che mescola garage-rock, punk-blues e richiami al proto-punk; l'album Rise Up! è descritto come selvaggio e travolgente.
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