Copertina di The Decemberists The Crane Wife
Addison

• Voto:

Per appassionati di musica indie, fan del rock progressivo e ascoltatori curiosi di concept album raffinati
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LA RECENSIONE

Quando sono entrato in possesso di “The Crane Wife”, ero come mio figlio più piccolo davanti ad un pacco regalo, impaziente di aprirlo con la speranza di trovarci qualcosa di sorprendente ed i presupposti perchè ciò avvennisse c'erano tutti: un'ottima band indie-pop fuori dal comune ed un concept album basato su una famosa fiaba giapponese (una gru salvata da un pover uomo, che per gratitudine si ripresenta a casa di costui sotto le sembianze di una bellissima donna, ne diventa la moglie, lo rende ricco, ma scoperta volerà via).

Con questo lavoro, il quintetto di Portland ha debuttato per la Capitol Records e la felice sorpresa (forse non per alcuni dei vecchi fans) è quella di averli trovati su strade decisamente più pop-rock, guidati come sempre dal loro Deus ex machina Colin Meloy (ex dei Tarkio). Si, perchè Meloy (faccia da studente universitario fuori corso e pazzo per gli Smiths, tanto da incidere un EP di loro canzoni) è per i Decemberists, quello che Will Sheff è per gli Okkervil River ed in questo suo ambizioso progetto musicale, si mostra oltre che appassionante interprete, un grande compositore. A giudizio di chi scrive, “The Crane Wife” è un grande album poliedrico, una raccolta di vari stili, tra cui spiccano delle gemme di rara bellezza come l'intensa “The Crane Wife 3, 1 and 2” (l'ordine è proprio questo), l'allegro duetto di "Yankee Bayonet" con la cantautrice Laura Veirs, il ritmo funk (?) di “The Perfect Crime 2” , ma soprattutto la straordinaria epicità di “The Island, Come And See, The Landlord's Daughter, You'll Not Feel The Drowning”: 13 minuti per una suite di puro rock progressivo come da tempo non si sentiva, tra le cui note si aggira il fantasma di Jan Anderson e dei suoi Jethro Tull.

In conclusione, sono rimasto molto soddisfatto del regalo, ma qualcosa di non preciso mi ha lasciato l'amaro in bocca, forse alcuni episodi troppo semplici o scontati. Peccato, perchè “The Crane Wife” poteva essere un capolavoro assoluto e comunque pur restando un album straordinario, che piacerà a molti, nel suo insieme c'è qualcosa che non convince appieno.

Comunque sia, i miei complimenti ai menestrelli dell'Oregon. Voto 4,8

Saluti, Addison.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra "The Crane Wife" dei Decemberists come un album poliedrico e ambizioso, capace di coniugare indie-pop e rock progressivo. L'autore apprezza la varietà di stili e alcuni momenti di grande intensità musicale, sebbene segnali qualche episodio più semplice che ne limita la perfezione. Complessivamente il disco è considerato un regalo prezioso della band di Portland, capace di coinvolgere e sorprendere.

Tracce testi video

01   The Crane Wife 3 (04:18)

02   The Island: Come and See / The Landlord’s Daughter / You’ll Not Feel the Drowning (12:26)

03   Yankee Bayonet (I Will Be Home Then) (04:18)

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05   The Perfect Crime #2 (05:33)

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06   When the War Came (05:06)

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07   Shankill Butchers (04:39)

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09   The Crane Wife 1 & 2 (11:19)

10   Sons & Daughters (05:13)

The Decemberists

Band indie rock/folk di Portland guidata da Colin Meloy, nota per lo storytelling letterario, l’uso di strumenti tradizionali e occasionali slanci prog. Ha pubblicato per Capitol Records con The Crane Wife e ha esplorato la forma rock‑opera in The Hazards of Love, tornando poi a un’impronta Americana con The King Is Dead.
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