Copertina di The Doors Morrison Hotel
eastofeden

• Voto:

Per appassionati di rock classico, fan dei doors, amanti del rock blues e della musica anni '70
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LA RECENSIONE

C'è chi dice di apprezzare solo il primo album, chi dice di apprezzare i primi due, insomma se ne sentono di tutti i colori. L'esperienza psichedelica di "The Doors" e "Strange Days" appartiene al passato. Qui siamo di fronte ad un album di rockblues elettrico.

"Morrison Hotel" è del 1970, e ai Doors piace nuovamente rimescolare le carte. Con "The Soft Parade" del 1969 hanno inserito una piccola orchestra; per molti "The Soft Parade" è l'album più debole della loro discografia, forse per quelle canzoni più deboli che certamente ci sono e hanno rovinano un po' l'album, anche se tutto il resto funziona abbastanza bene. Spazzata via l'orchestra, i Doors si chiusero in sala di registrazione e quello che ne venne fuori è un sound inedito nel loro repertorio, ma stavolta con ottimi risultati, sia musicali che commerciali.

E' proprio "Roadhouse Blues" ad aprire l'album, con la classica e trascinante melodia della chitarra e del piano elettrico. "Waiting For The Sun" non è un pezzo rock blues, ma ammalia lo stesso con la sua tastiera camuffata da uno strano effetto e per l'evocazione visionaria che emana, con lampi di sole in un cielo senza sole;

"You Make Me Real" è il classico pezzo rockblues e penso anche il cavallo di battaglia di Morrison; il pezzo comunque lascia spazio alla chitarra molto interessante di Krieger che per certi versi ricorda "Love MeTwo Times" di "Strange Days".

"Peace Frog" si basa su accordi stoppati di Krieger su un cantato ripetitivo che sfocia sempre sul classico giro rock blues; geniale il collegamento con "Blue Sunday" canzone decadente e sentimentale alla Frank Sinatra, dedicata alla sua compagna Pamela Courson. La prima facciata si conclude con "Ship Of Fools, sempre rock blues elettrico in cui il cantato di Morrison sembra essere più maturo e impegnativo.

Nella seconda facciata per riassumere c'è da citare "The Spy", pezzo interamente jazz molto bello e interessante, "Queen Of The Highway" un pezzo rock un po' malinconico a mio avviso, ma molto bello, "Indian Summer" un'altra melodia decadente e notturna con una chitarra che scivola su sfumature nostalgiche. "Maggie M'Gill",più rock che blues, conclude questo capolavoro dei Doors.

Una nota di merito va ai testi di Jim Morrison, sempre belli, visionari e altamente intellettuali, che funzionano sempre soprattutto se mescolati con una buona dose di musica che si chiama Doors.

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Riassunto del Bot

Morrison Hotel segna un ritorno al rockblues elettrico per i Doors, abbandonando l'orchestrazione del precedente album. L'album del 1970 offre brani intensi come Roadhouse Blues e Peace Frog, accompagnati da testi visionari e maturi di Jim Morrison. Un'opera apprezzata sia musicalmente che commercialmente, che mostra una nuova direzione per la band.

Tracce testi video

02   Waiting for the Sun (03:59)

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03   You Make Me Real (02:52)

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05   Blue Sunday (02:12)

06   Ship of Fools (03:10)

07   Land Ho! (04:10)

09   Queen of the Highway (02:47)

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10   Indian Summer (02:35)

The Doors

I Doors sono uno dei gruppi culto della musica rock: tra sensualità oscura, psichedelia e blues, hanno lasciato un segno indelebile dagli anni Sessanta a oggi. Guidati dal carisma iconico di Jim Morrison, sono noti per il loro sound unico e per l’influenza che vanno da club fumosi a platee sconfinate.
64 Recensioni

Altre recensioni

Di  the clash

 È un disco di passaggio, di transizione, né brutto, né bello.

 Questi sarebbero i Doors? Mah! Si tratta di un blues al quale non ero abituato ascoltare.