Copertina di The Lemonheads Come On Feel
francis

• Voto:

Per appassionati di alternative rock, fan degli anni '90, ascoltatori di folk e indie rock, cultori della musica d’autore e nostalgici della x generation.
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LA RECENSIONE

Nel 1993, sulla scia del successo della cover di “Mrs. Robinson” , che aveva rappresentato l’ ideale anello di congiunzione tra l’ epoca flowers di fine anni  '60 e le irrequietudini della famigerata “X generation” di cui tanto si parlò all’alba dello scorso decennio, i Lemonheads di Evan Dando erano la rock band americana più famosa del mondo, baciata dalle vendite persino nell’ Inghilterra ostile alle camicie di flanella e ai molteplici cloni di Kurt Cobain che spuntarono come funghi negli ultimi spasmi della disgraziata vicenda dei Nirvana. Eppure, sminuire la carriera di questo gruppo cresciuto nella florida tradizione della scena college rock di Boston a un semplice hit furbescamente ammiccante a un revival di tendenza è assolutamente limitante e decisamente inesatto, perché significherebbe voltare le spalle a un percorso artistico iniziato sin dal finire degli anni '80 con una manciata di dischi composti prevalentemente nella camera di Dando (ex teenager arrabbiato, aspirante poeta disilluso e sfuggente, felicemente dedito all’ uso di droghe), irruenti, tesi, dichiaratamente anticommerciali e profondamente influenzati dai gruppi hardcore di culto all’ epoca (Husker Du e Fugazi in primis) che hanno tuttavia gettato le basi per quello che sarebbe poi diventato lo stile personalissimo del folk rock umorale di un disco come “It’ s A Shame About Ray” del 1992.

I Lemonheads, rappresentati in “Come On Feel” fondamentalmente dal solo Evan Dando e dalla sua compagna Juliana Hatfield (figura imprescindibile dell’ indie rock americano e nome di punta dell’ intero movimento delle rriot girls con le Black Babies) raggiunsero il definitivo consenso di critica e pubblico senza nemmeno cambiare molto il loro modo di comporre e di suonare, aprendosi però maggiormente a uno stile maggiormente melodico ed emotivo: le canzoni che compongono questo disco (che si avvale persino di improbabili partecipazioni di artisti quanto mai distanti dalla band come Rick James e Belinda Carlisle) sono i tipici casi in cui si può tranquillamente parlare di “gioielli pop” senza violentare ulteriormente un termine abusatissimo. “Into Your Arms” (il più grande hit dei Lemonheads se escludiamo “Mrs. Robinson), “It’ s About Time” , e “Rest Assured” sono tre capolavori guitar pop di innocente ruvidità, in cui le armonie, debitrici dei migliori Byrds e Big Star, nascondono lo stesso umore sofferto e intensamente struggente di quello che proponevano, in modo noioso e pesante, i gruppi grunge in voga in quegli anni. Evan Dando è l’ altra faccia di Kurt Cobain: entrambi con le loro canzoni esprimevano il lato malinconico e nervoso dell’ adolescenza, ma con metodi compositivi assolutamente diversi. Nella musica dei Lemonheads, fintamente solare, felicemente apatica, aggressivamente dolce, risiede la malinconia di mille pomeriggi uggiosi, di rare giornate primaverili, di inverni passati in casa con qualche amico a fumarsi qualche canna, parlare di qualche ragazza che non ci sta e a riempirsi di domande e dubbi sul proprio presente e sul proprio futuro. Il country epico di “Big Gay Heart” è quasi un manifesto concettuale che delinea la personalità di un Evan Dando probabilmente mai come ora perfettamente padrone del proprio linguaggio artistico, capace di regolare costruttivamente una schizofrenia creativa che in fin dei conti lo porta a passare, apparendo sempre assolutamente coerente, da una “Style” venata di rabbia punk noise rock al folk cerebrale di “Favorite T” , passando per il pop sbilenco e stralunato di “Being Around” e il guitar rock di “Dawn Can’ t Decide” fino a quella che è, assieme a “Confetti” e “Into Your Arms” l’ apice melodico della sua avventura musicale, la meravigliosa “Down About It” , pop song impregnata di nostalgia frustrata che potrebbe anche far pensare a una versione ripulita degli sfoghi adolescenziali degli Husker Du di “Zen Arcade” se non ci fosse una versione acustica da brividi (presente in una edizione speciale del “Best Of” pubblicato qualche anno fa) che dà nuova luce al pezzo originale, grazie anche alla straordinaria prova offerta da Juliana Hatfield, sirena confusa e ammaliante che di sicuro rappresenta uno dei punti di forza di questo album ancora lontano da una effettiva “riscoperta” da parte delle nuove generazioni.

In ogni caso, i Lemonheads rimangono certamente un capitolo da ricordare con affetto per chiunque si sia sentito parte anche solo marginalmente di quella “X generation” alla quale Evan Dando fu attribuito (erroneamente, si potrà ribattere, ma la storia è andata così) e consiglio questo disco “dimenticato” degli anni '90 per passare un inverno piacevole immedesimandosi nelle parole e nelle armonie dolciamare di un cantautore verso il quale saranno in molti, prima o poi, a pagare pegno.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora il valore artistico di Come On Feel dei Lemonheads, evidenziando il percorso di Evan Dando e la collaborazione con Juliana Hatfield. L’album, ricco di melodie pop malinconiche, si distingue per un linguaggio musicale personale e una forte emotività. Viene valorizzato come un gioiello folk-rock degli anni '90, spesso sottovalutato, ma capace di emozionare e rappresentare l’anima di una generazione. La critica mette in luce le influenze hardcore e l’apertura a sonorità più dolci e melodiche.

Tracce testi video

01   The Great Big NO (02:51)

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04   Down About It (02:15)

06   Big Gay Heart (04:37)

07   Style (02:12)

09   Dawn Can't Decide (02:18)

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10   I'll Do It Anyway (03:34)

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11   Rick James Style (03:18)

14   You Can Take It With You (02:05)

15   The Jello Fund (15:32)

The Lemonheads

Band alternative rock statunitense nata a Boston nel 1986, guidata da Evan Dando. Ha raggiunto il successo nei primi anni Novanta con It’s a Shame About Ray e Come On Feel the Lemonheads, tra melodie pop e radici punk/college rock, ed è nota anche per la cover di Mrs. Robinson.
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