Copertina di The Long Blondes Someone To Drive You Home
Targetski

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Per appassionati di indie rock/pop britannico, ascoltatori di musica vintage e retrò, fan di band come pulp, arctic monkeys e saint etienne, amanti di sonorità curate e testi cinematografici
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LA RECENSIONE

Questione di stile: tra glamour e intellettualismo fatto di citazioni e paludata dissipazione, muovendosi tra interni retrò in cui il modernariato serve a coprire le crepe su muri umidicci, mentre in televisione gira un vecchio vhs di un noir anni quaranta e dalla finestra si intuisce una fila asettica di case beige. Questione di stile per una band di cinque componenti (tre ragazze, due ragazzi) chiamarsi The Long Blondes senza che nessuno dei cinque sia biondo. E soprattutto questione di stile è lei, la leader, Kate Jackson, agghindata con cura maniacale da tacchettante trentenne anni sessanta con blusa e fazzoletto al collo, sexy, vissuta, cinica e tremendamente accentratrice (e bravissima). Basta questo per capire che dopo gli Arctic Monkeys, che si potevano facilmente confondere in mezzo a una classe semibrufolosa e fastidiosa di un istituto professionale in gita a Londra, la nuova "next big thing" inglese è il ritorno ad un poprock modaiolo e vintage inconfondibilmente britannico e giusto agli antipodi delle grezze scimmie artiche.

Vengono da Sheffield, come i Pulp; sono prodotti dall'ex-Pulp Steve Mackey, anche se avrebbero preferito Jarvis Cocker; amano (maddai?) i Pulp. Ci tengono moltissimo all'artwork dei loro dischi, curate tutte da Kate. Ci tengono molto ad un songwriting non banale (a questo pensa Dorian Cox, chitarrista), che strizzi l'occhio al trentenne scolarizzato grazie a richiami letterari e cinematografici, senza rinunciare a prosaiche immersioni in una quotidianità ingrigita e fumosa, con qualche sparso e furbo rimando adolescenziale e molte più riflessioni da sbandato di mezza età: e con ciò mettono assieme Pulp, Black Box Recorder, Saint Etienne, Pet Shop Boys, Smiths.

Il loro esordio sulla lunga distanza, che raccoglie alcune canzoni già precedentemente uscite in ep (e qui riadattate) e molti pezzi nuovi, suona come i Pulp di His'n'hers privati delle tastiere e declinati in una interpretazione più disco-rock, che passa per Blondie e prende qualche spunto dai più recenti La Tigre e Raveonettes. Ne esce quell'indie-dance che i Pulp avevano provato a cavalcare nei primi novanta (vedi "Live On", solo recentemente edita) e che qui sembra rinascere, ben aggiornato e corretto, con spunti presi da ciò che venne prima e da ciò che è venuto dopo.
Sono canzoni dirette, senza complicazioni, che al primo ascolto ti fanno muovere a tempo il piede e che al secondo ti sono già entrate in testa. La grande cura per le melodie, i ritornelli sempre ben pensati e preparati, i riff di chitarra graffianti, tra dub e sfumature neoromantiche, e la voce di Kate, eclettica e attoriale, meravigliosamente capace di interpretare con angolature sempre diverse e scalene la prospettiva narrativa dei testi, sono gli ingredienti dell'album. Si va dal sound adulto e pieno di "Weekend Without Makeup" alle movenze più noir di "A Knife For The Girls", passando per pezzi più pulsanti come "Lust In The Movies" e "Only Lovers Left Alive", fino alle estremità più schiettamente pop del disco, ossia "Once And Never Again" e "Swallow Tattoo", brevi, incalzanti e ballabili gioiellini di tweepop stile sixties. "Giddy Stratospheres", con un formidabile connubio tra parole e musica, con una base data da un basso in primo piano, claps e chitarra tagliente, spicca: puzza di sudore in un club anni ottanta, voltola tra attici ben arredati e bui bassifondi, e in salotto, a metà strada, suona davvero alla grande. C'è anche tempo per interpretazioni che, anche grazie alla voce di Kate, rapiscono i Garbage e li portano a visitare gli Smiths ("In The Company Of Women"), per alleggerimenti quasi melodrammatici ("Heaven Help The New Girl") e per sparate più veloci ("Separated By Motorways"), ma sempre pop fino al midollo.

Le ambientazioni sono provinciali, creano atmosfere un po' svogliate, sfregiate dalla routine, tra un quadro di Hopper e le strade dei sabati sera o di un mattino di metà settimana. Appartamenti sopra negozi di animali, supermercati, pub in cui gettare occhiate tra il fumo e il vetro schiumato della pinta, casette borghesi in cui si sgranano solitudini e riti sfiancanti fanno da sfondo a storie di coppie, relazioni difficili, ragazze annoiate. Citano film e sembra a tratti che li proiettino, questi cinque biondi-non-biondi, cosicché a ogni brano corrisponde un clima, una pellicola, una sensibilità diversa; il tutto mantenendo una saldissima omogeneità di fondo.

Detto tutto questo, sperperate le solite parole, sarò secco e prudentemente (ma non troppo) dubitativo: in extremis, uno dei dischi dell'anno (?).

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Riassunto del Bot

L'esordio di The Long Blondes si distingue per un mix originale di glamour anni Sessanta e sonorità indie pop-rock britannico. Con lead vocals carismatiche di Kate Jackson e testi ricchi di riferimenti culturali, l'album cattura atmosfere provinciali e narrazioni intime. La produzione, curata dall'ex Pulp Steve Mackey, aggiorna con freschezza spunti da band iconiche. Le melodie scorrevoli e i ritornelli incisivi rendono l'ascolto immediato e coinvolgente, facendo di questo disco un possibile punto di svolta per la scena indie UK.

Tracce testi video

01   Lust in the Movies (03:06)

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02   Once and Never Again (02:59)

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03   Only Lovers Left Alive (03:59)

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04   Giddy Stratospheres (05:08)

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05   In the Company of Women (02:40)

06   Heaven Help the New Girl (03:54)

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07   Separated by Motorways (02:20)

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08   You Could Have Both (04:48)

10   Weekend Without Makeup (04:11)

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12   A Knife for the Girls (05:08)

The Long Blondes

Band indie rock inglese originaria di Sheffield. La leader e cantante è Kate Jackson; Dorian Cox è indicato come principale autore dei brani. Il debut album in studio è Someone To Drive You Home (2006), prodotto da Steve Mackey.
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