Vogliamo dirla tutta? I Lucksmiths non vi strapperanno il cuore, non vi lasceranno in una pozza di lacrime mentre vi ripetete che siete una nullità, non vi regaleranno notti insonni, non leniranno nessuno dei vostri malumori, niente di tutto ciò. Il territorio in cui si muovono le loro note è quello di una tempesta che è già passata e di cui ne resta il ricordo sbiadito.
Si pongono in un punto in cui tutto ormai è così chiaro che non c'è bisogno di fare altro che evocare i momenti passati, piccoli ma importanti, ormai trasfigurati in esperienza che ci ha fatto diventare più forti e magari meno ingenui, meno... puri.
Epigoni di Belle & Sebastian, con un pizzico di Smiths, sono un trio proveniente dall'Australia che sostanzialmente fa un indie-pop-folk molto semplice e godibile. In una parola definirei disco come "discreto", nel senso più puro del termine (come recita il mio vocabolario: "Moderato, che si comporta con senso di opportunità e di riserbo").
Intendiamoci, non è assolutamente un capolavoro, perché restano troppo derivativi, ma l'ascolto è appagante. Le liriche sono minimaliste e parlano di amori appena finiti o abbozzati, di "epifanie" e di rivelazioni, senza mai scadere nell'intellettualismo.
Le danze si aprono con "A Hiccup In Your Happiness", che nei suoi 2 minuti e rotti mette subito le cose in chiaro: parte delicatissima e si arricchisce dopo un po' di fiati e violini a sottolineare gli incisi in cui si va in uptempo.
Ruvida intro di chitarra per "The Music Next Door", che nel bridge ricorda molto le armonie vocali dei Belle & Sebastian (bello il coretto di chiusura a base di "pa-pa pa-pa-pà" a cui si sovrappongono i fiati). Segue la ballata acustica-ma-non-troppo "Great Lengths", con sognanti note di chitarra elettrica.
Bellissimi l'organetto e la batteria up di "Now I'm Even Further Away", uno dei pezzi più trascinanti del disco. Gronda malinconia cosmica la lenta "If You Lived Here, You'd Be Home Now", che ricorda tantissimo gli Smiths ed il Morrisey nella forma migliore: munirsi di damigella con cui danzare nel tramonto, prego!
Citazione d'obbligo per "I Don't Want To Walk Around No More" così notturna e delicata: non resisterete alla melodia fischiettata a metà pezzo. Chiude il disco il folk di "Fiction" che mi ricorda molto Leonard Cohen, mentre il testo è à la Smiths, racconto di un incontro particolare ad un barbecue.
L'ascolto di questo disco fa capire che esiste anche una malinconia che non uccide (malinconia pret-à-porter?): statene alla larga se avete voglia di spaccare tutto o di stare male. In ogni caso dategli una possibilità, potrebbe rivelarsi davvero una piacevole sorpresa...