A me già il titolo fa sorridere, e quante volte mi son sorpreso a fischiettare per strada qualche ‘aria' dell'album in questione...
Secondo album del gruppo americano, nasce dalla voglia di divertirsi e divertire. La musica è punk, diciamolo subito se non si fosse già capito. Qualche coretto alla beach boys, qualche punto in cui i nostri si ricordano che una chitarra ha sei corde, ma poi sconcertati dal suono che ne esce ritornano su sentieri a loro più consoni, lastricati di tuppa tuppa, accordi di quinta e amenità varie.
Musica senza troppe pretese, dunque. Infatti il successo, se così si può definire, dev'essere andato loro incontro inaspettato come un gancio sul ring, ‘magnifico e privo di luce come l'andirivieni dello schizo'.
Certo anche il buon Joe Queer/King (da distinguere dal Joe King dei "The Fray", con cui credo non abbia in comune altro, se non forse l'appartenenza al genere homo), frontman e fondatore della band, dev'essere rimasto non poco sorpreso quando, nei vari tour che l'hanno portato in giro per i bar di mezzo mondo, scorse il gatto mascotte fare capolino dalle magliette di cosi tanti, e tante!, fans.
L'impressionante numero di cambiamenti di line-up fa supporre che egli, come ogni artista illuminato, non sopportasse di dover scendere a compromessi con i membri del gruppo e di dover cambiare le sue composizioni, risultando insopportabile.
Inoltre, non credo che i Queers possano essere citati tra le fonti d'ispirazione di qualche band (forse anche per la vergogna di farlo, di certo il nome non aiuta..), e che quindi il loro contributo si limiti soltanto a deviare per qualche tempo l'adolescenza di qualche malcapitato dal sentiero amorevolmente tracciato dai genitori.
Insomma, musica fatta per ricordarci, fratelli, che un giorno dobbiam pur morire e che forse, a volte non val la pena di prenderci così sul serio. Pertanto suvvia, strappate la scopa dalle mani di vostra madre per la chitarra, un mestolo ed una penna per la batteria, e a squarciagola: "I Can't Stop Farting"...
You suck motherfucker!
Un sonoro «Fottetevi!» cantato in faccia a tutti i benpensanti sostenitori del politically correct rocchettaro e una grassa risata per seppellirli.