Immagino che se interrogassimo un sociolinguista di Oxford per una disamina attendibile su ciò che viene emanato dai diffusori nel recente parto di questi riottosi albionici l'esegeta sentenzierebbe un lapidario "Dick-Ov-Dog-Sound" ponendone in evidenza il bulimico coacervo artistico: con un monicker - bellissimo - del genere sarebbe illecito attendersi dell'altro.
Sordido noise rock nitidamente sfuocato composto da urticanti riff monogamici - uno per brano - reiterati allo spasimo senza stucchevoli quanto inutili divagazioni sul tema; il cantante sguaia e scatarra versi apocrifi che sembrano risalire dal sarcofago di Mark E. Smith, che se non lo si sapesse morto-e-sepolto da anni saremo indotti a ritenere che potrebbe essere proprio lui, lì.
Non è un disco che infatua al primo rendez-vous: mediamente ostico nonché agnostico, spartanamente noncurante nel produrre il classico riff a presa rapida cattura-laik che i tempi imporrebbero.
Semmai si percepisce una tórva sensazione di sguazzare in un pantagruelico pantano, con gli strumenti maltrattati che s'affastellano orgiasticamente l'uno sull'altro, tra asfittiche tensioni volumetriche e altre ributtanti nequizie degne di cotal guisa.
Per descrivere gli ingredienti presenti in questa salutare dieta di vermi, di nomi e sigle se ne potrebbero fare parecchi: ma convinto sia meglio deficere quam abundare direi che il uoll-ov-saund potrebbe rimembrare una versione meno prêt-à-porter degli Unsane periodo Matador virata in chiave mitteleuropèa-anglicista.
Tra i momenti più squisitamente POP citerei lo slabbratissimo wah-wah che corrode dal profondo i cinque minutini scarsi di "Tarrare" o la proto-nirvanica "Then You're Dead" ove i nostri selvatici bifolchi toccano vertici mirabili di monoclonale nichilismo sonico come non se ne apprezza da eoni.
Forse si tratta solo di musica brutta, anzi bruttissima, per vecchie cariatidi, paranoici, decrepiti: ma visto che dobbiamo schiumare almeno ci sia concesso farlo con ciò che pare in grado di dispensare tre quarti d'ora malcontati di esiziale avulsione piroclastica.
Dalla Gagauzia è tutto.