Copertina di The Soft Boys Nextdoorland
woodstock

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Per appassionati di rock alternativo, fan delle reunion di qualità, cultori della musica anni '80-'00, amanti di robyn hitchcock e del rock inglese vintage.
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LA RECENSIONE

Questo disco ha già dodici anni ed è difficile crederlo, vista la rapidità con cui consumiamo tutta la nostra musica oggi, e vista anche l'attualità dei suoni che ci stanno dentro. E altrettanto incredibile è constatare che un gruppo come i Soft Boys sia giunto alla fin fine, a conti fatti, al terzo album in ventiquattro anni di attività, certamente frazionata dai progetti più diversi (Hitchcock docet) ma pur sempre figlia di un complesso fra i migliori del suo tempo. Senza dubbio. Il tempo era il loro, senza dubbio; adesso è passato, e i quattro vecchietti non hanno più niente da dire? Può darsi. Ma è bello che in questo parto sulla lunga distanza - riassunto di una reunion avvenuta l'anno prima sperata e al contempo temuta - si ritrovino le tracce di quelle peculiarità che i nostalgici (fra i quali per forza di cosenon ci può essere chi scrive) non credo avessero dimenticato molto facilmente.

I Soft Boys rimangono sempre un gruppo a sè, "fuori" persino dal grande pentolone dove erano raccolti tutti i loro vari fratellastri nei primi anni Ottanta (un nome al volo, Teardrop Explodes) grazie alla rapidità con cui riconosci subito un loro pezzo: l'interplay delle chitarre, la voce miagolante di Hitch, la fluidità della sezione ritmica. Senza dubbio qui non ci sono pezzi spacca-disco stile I Wanna Destroy You, ma il combo è in gran forma, ascoltare l'opener I Love Lucy per credere. "Portami indietro ad adesso"?? Si comincia bene. E poi sempre meglio: i travolgenti pezzacci rock (Sudden Town e Unprotected Love, con un attacco al cardiopalma) sono mischiati alle consuete elucubrazioni del leader sugli argomenti più disparati (Mr Kennedy, Strings, Japanese Captain,Lions and Tigers, bastano i titoli?), sempre condite dal suo gusto sardonico per il nonsense, anche se per la verità  quest'ultimo alle volte si rivela un po' sottotono.

Ma insomma ragazzi, qua si parla di lana caprina; e infatti la cosa più bella (lo ripeto) è farsi trasportare dal fantastico fluire del sound. E' stupendo ascoltare Robyn Hitchcock e Kimberley Rew che si divertono come due ragazzi alle prime armi, e il risultato che ne vien fuori è una specie di aggiornamento delle cavalcate (la sparo grossa eh!) dei Television prima maniera, forse solo un po' più sporcate da una produzione meno lucida.

Dopo tanto Hitchcock acustico, nel 2002 un gruppetto che aveva già ampiamente dimostrato il suo valore vent'anni prima decideva di ri-misurarsi con il suono elettrico: e lo fa nel migliore dei modi, allontanando il luogo comune dei "belli senz'anima", quelle reunion costruite a tavolino sull'attesa dei fans che promettono tanto ma che si sgonfiano più presto di un SuperTele bucato. Un album da riscoprire.

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Riassunto del Bot

Nextdoorland, il terzo album dei Soft Boys uscito dopo una lunga carriera, conferma la freschezza e l'energia della band. Pur distante dai loro lavori anni '80, il disco mescola rock travolgente con testi giocosi e nonsense, curando un sound elettrico vivace. La collaborazione tra Robyn Hitchcock e Kimberley Rew regala un'esperienza sonora che ricorda le cavalcate dei Television di inizio carriera. Un album da riscoprire e valorizzare tra le reunion di qualità.

Tracce testi video

01   I Wanna Destroy You (02:54)

02   Kingdom of Love (04:11)

03   Positive Vibrations (03:12)

04   I Got the Hots (04:45)

05   Insanely Jealous (04:16)

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06   Tonight (03:44)

07   You'll Have to Go Sideways (02:58)

08   Old Pervert (03:55)

09   Queen of Eyes (02:01)

10   Underwater Moonlight (04:18)

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The Soft Boys

The Soft Boys sono un gruppo rock britannico nato a Cambridge nel 1976 attorno a Robyn Hitchcock. Considerati tra i riferimenti della neo-psichedelia, pubblicano A Can of Bees (1979) e il classico Underwater Moonlight (1980), sciogliendosi poco dopo. Si riuniscono nel 2001 e nel 2002 pubblicano Nextdoorland, chiudendo l’attività nel 2003.
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Di  Spaccamascella

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