Gli Style Council si sono sempre comportati con un certo stile negli anni '80 e di sicuro questo album è il lavoro più riuscito dell'accoppiata Talbot-Weller. Se da un lato i Nostri avevano deluso le aspettative di coloro che erano legati alle sguaiate evoluzioni punk-wildly beat dei Jam, dall'altro faranno proseliti tra coloro che godevano del mood jazz-swing nella musica rock inglese di quel periodo. E che periodo! Tra Everything But the Girl e Working Week era un bel sentire: chitarrine impomatate unite a ritmi doo-woop-dance e coretti whoop whoop, che se la giocavano con i merletti wave di Duran Duran e Spandau Ballet. Ma allora perchè "Our favourite shop" e non "Eden" o "Cafè Bleu" degli stessi Style, si merita il podio? Forse perchè questo sembra un'album più coeso negli intenti stilistici e con delle liriche"pesanti" che mi fanno pensare a questo lavoro come al Sandinista! degli Style Council.
E si parte con "Homebreakers", nel vero senso della parola perchè ce lo dice la vocina nella hall di un aeroporto: pezzo da muovere le spalle e petto in fuori come un vero mod - bellissimo! - con trombe in bella evidenza e cori black che accompagnano Paul nel soliloquio. Parte l'aereo e arriva il calypso tropicale di "All gone away" con i fiati che se la giocano con le marimbas ed i triangoli
Come take a walk upon these hills,
And see how this monetarism kills...
E andiamo a Milton Keynes con "Come to Milton Keynes" ritmo saltellante e tastiere che si sciolgono sul tema della sanità mentale in Inghilterra, dolcemente prosodiate da Mr.Weller. Pezzo da Novanta è "Internationalist" (attenti se andate in macchina!) ritmi beat con grinta da vendere e rabbia urlata nelle trombe, qui abbiamo inventato il garage-swing o qualcosa del genere - siori e siore, BE - LLI -SSI - MO ! Gli archi incorniciano la predica campestre contro le torture e la volazione dei diritti civili di padre Paul in "A Stones Throw Away", ballata lieve e dolente che stride accanto al fervore black di "The Stand Up Comic's Instructions" intessuto di nervosismi funk e un pò sottotono rispetto alla media dell'album.
"Boy Who Cried Wolf" è una pop song umbratile con una melodia di sapore Spandau Ballet che ben accompagna la cena nei rigori degli inverni quando riflettiamo sulla caducità dei sentimenti tra gli esseri umani. Ma non indugiamo troppo perchè le campane introducono "A Man of great promise", gli Style frizzanti che si sposano con gli Swing Out Sister nella chiesa sconsacrata di "Down in the Seine" dove una bella tastiera a fisarmonica segue la cerimonia. Si aprono le danze e le stanze della locanda di "The Lodgers" il più bel pop di sempre- e bravo Talbot ! - con tutti i coretti che funzionano a dovere. "Luck" non sfigura anche se mostra un pò la corda ma non importa perchè gli Style ci servono sul piatto altre buone pietanze come il soul a ritmo di rumba di "With Everything to lose" dal sapore troppo esotico per le fredde lande inglesi ma buono al chiuso di un ristorante argentino. Giusto il tempo per il rosolio dello strumentale "Our Favorite Shop"- farfisa annacquato in poliritmi spagnoli in bella evidenza - che siamo di nuovo dalle parti di "Internationalist" con il rullo soul-beat di "Walls Come Tumbling Down" - Capolavoro del Dopolavoro per le masse operaie - che farebbe sgambettare anche Fassino. Ancora spalle a ritmo e petto in fuori perchè con "Shout At The Top" si balla con uno stile che è Style Council al massimo.
Album politico, decisamente corretto. Ancora oggi Our Favourite Album degli Style Council.
"Some of the best politically engaged pop music of the '80s, combining catchy melodies with sharp social critique."
"Our Favourite Shop è quello che forse rappresenta meglio tale temperie cultural-musicale."