Copertina di the turin horse omonimo
VAIN

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Per appassionati di musica metal, noise, hardcore, e chi cerca sonorità potenti e innovative, specialmente nel panorama indipendente italiano.
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LA RECENSIONE

Ok. Ammetto che già i Dead Elephant mi facevano sbiellare.

Ma qui ragazzi mi sembra che (potenzialmente) ci troviamo davanti a una versione 2.0 di quella faccenda.

Dico potenzialmente perchè tre brani (di cui una cover) sono un po pochi per farsi un idea precisa, ma sti tre pezzi hanno una carogna e una legna incredibile.

Si inizia con "The Regret Song". Batteria nervosa e una chitarra che per darvi il benvenuto vi pianta dritto in mezzo agli occhi un riff scorticato e rugginoso. Secondo dopo secondo la tensione aumenta fino scaraventarti a rotta di collo dentro un crescendo che lascia senza fiato. Il finale invece è un distillato di paranoia, pesante e granitica in cui si dissolve tutta la tensione accumulata nel brano. Una Mina.

"Blame me" (cover degli Unsane) invece viene ridotta in una poltiglia noise. A mio modo di vedere decisamente migliore dell'originale. Io fossi in Chris Spencer ne sarei davvero orgoglioso. Ma è una cover per cui non mi dilungo.

Il piatto forte invece arriva alla fine e si chiama "The Light That Feiled" ed è probabilmente la traccia migliore del lavoro. La sezione ritmica qui è impressionante perchè macina qualsiasi cosa trova davanti. Il pezzo ha un incedere furioso ma questa volta piu debitore al metal di matrice post hc. Decisamente piu furioso e matematico pur mantenendo una rabbia atavica che rimanda all'hardcore. Ma è l'apertura finale a sfondare letteralmente il mio cervello. L'arpeggio alla fine del brano potrebbe averlo concepito Kurt Balou in acido. Potente ma nello stesso tempo lancinante. Mi è difficile in questo momento trovare le parole giuste. Quello che rimane è una coda di synth che insieme agli strati di rumore sfuma nel vuoto. Resta il fatto che se questi sono i primi brani che abbiamo la possibilità di ascoltare conviene tenerli sott'occhio. Sono in due ma sembrano una legione di demoni e in ambito di musica pesante non credo di aver mai sentito una cosa come questa, soprattutto se consideriamo che non sono di New York ma di Torino. Per me decisamente sopra la media. Consigliato a cazzo dritto.

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Riassunto del Bot

La recensione apprezza la potenza e la tensione dei tre brani presenti nell'album omonimo di The Turin Horse. Il lavoro è definito superiore alla media, con riff decisi e una sezione ritmica impressionante. In particolare, la cover di Unsane e il brano finale sono considerati momenti di grande forza espressiva. Una proposta sonora originale e intensa nel panorama della musica pesante italiana.

the turin horse

Progetto torinese di musicisti provenienti dalla scena underground (tra cui membri di Dead Elephant e Morkobot). Nei materiali recensiti compaiono Enrico Tauraso (voce e chitarra) e Alain Lapaglia (batteria), con Alessandro Cartolari al sax baritono su Unsavory Impurities (2023). Musicamente oscillano tra noise rock, sludge e sperimentazione.
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