Due anni dopo lo splendido "Elephant" ritornano i due White con un nuovo CD.
Dopo aver scritto capolavori rock negli anni passati, essere andati all'essenza assoluta della musica (1 chitarra, 1 batteria, stop), al cuore della melodia, alla sublimazione della citazione rielaborata, i White Stripes scelgono di cambiare, rimanendo fedeli a sè stessi.
Se il singolo "Blue Orchid" è segnato da una sostanziale continuità con l'album precedente, è sufficiente passare all'ascolto del secondo brano di "...Satan" per capire che Jack e Meg hanno svoltato. La voglia di sperimentare è evidente, così come la scelta, per una volta, di utilizzare con parsimonia il distorsore e farsi cullare da suoni acustici. Il piano e addirittura lo xilofono accompagnano molti brani, quà e là bruscamente interrotti da sferzate rumoriste.
Non mancano citazioni, escursioni country, filastrocche... il tutto è però pienamente coerente, il sottile filo del genio melodico lega i brani, l'energia è palpabile anche nelle ballate più lente; i White Stripes sono sempre loro, ruvidi e splendenti punti di riferimento.
Gli U2 se ne sono accorti dopo quattro album, più o meno come i White Stripes, ovvero il gruppo più strano della terra in quanto a line up.
"Get Behind Me Satan" consta di una crescita sonora per il duo di Detroit, crescita che equivale all'uso di strumenti come la marimba e lo shaker.
E per questo, voi ritenete quest'album una schifezza? Solo perché manca un po' di distorsione alle chitarre? Andiamo, non prendiamoci in giro.
«I’m Lonely (But I Ain’t That Lonely Yet)» è l’ideale per chiudere in bellezza l’album. Grandiosa.