The Windmill Shop
Wave

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Chi ha seguito la mitica scena del Paisley Uderground degli anni ’80 ricorderà bene come si trattò di un momento di creatività in un contesto musicale che, all’epoca, era dominato dal suoni grigi del post-punk. Gruppi come The Dream Syndicate, Opal, True West e Green On Red seppero dare una botta di vita ad un contesto musicale triste. Quei semi, in realtà, non sono andati completamente perduti e ogni tanto germogliano come nel caso dei lodigiani The Windmill Shop, un gruppo fondato dal cantante Massimo Robbi (già noto come front man dei Sunspots – il nome omaggia un celebre brano di Julian Cope - e degli Scrubs, quest’ultimo un interessante gruppo di garage-punk) e da Claudio Di Quarto alle chitarre (anch’egli ex Sunspots e Scrubs). Alfonso Ventura al basso e Massimo Longhi ala batteria completano l’organico. Il disco, intitolato “Wave”, potrebbe in effetti essere stato inciso negli anni ’80. Oltre al Paisley Underground direi che ci sento anche l’influenza della new wave anche se manca la freddezza tipica di quel genere. Sicuramente sul disco aleggia anche l’ombra di un grande artista come Julian Cope e di gruppi australiani come i Church. In generale l’atmosfera è pacata e tende molto verso un feeling giocoso e psichedelico. Un brano come “Floating Away” è esemplificativo del loro approccio: il sound è caratterizzato dalle sonorità ’60 delle chitarre e dalla bella voce calda di Massimo Robbi. In “Sidney” si sente il tipico suono post-punk dell’epoca con il basso in evidenza il tutto filtrato con una sensibilità pop. La title-track è un altro bel momento ispirato e frizzante sempre con le chitarre in primo piano. “Shake The Brain” chiude il disco in maniera più tirata e trascinante. Alla fine, pur essendo in presenza di un prodotto derivativo, “Wave” suona fresco e mostra il talento di un gruppo promettente con ha qualcosa da dire e che sono sicuro ci riserverà altre prove convincenti in futuro.

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