Copertina di Thin White Rope Moonhead
maurinok60

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo anni '80, amanti del desert rock, cultori di musica psichedelica e chitarristica, fan di band originali e dal sound emozionale.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Davis, città universitaria a 18 km da Sacramento, California; più di cinque lustri fa. Due anime fedeli, una cresciuta nel non lontano deserto del Mojave, fedeli per più di un decennio; dietro di loro, assortiti per formato, una decina di dischi, nessuno men che rispettabile ed uno poi dal vivo che, per trovarne di così intensi, bisogna scomodare i fratelli Allmann o il Morto Riconoscente o eventualmente chiederlo a quelli dell'Ostrica Blu. La musica: una meticcia dal sangue caldissimo figlia di immigrati del Delta e delle campagne, educata secondo tradizione ma senza troppo rigore (anzi con più di qualche concessione lisergica) e mandata in una scuola ove giravano anche insegnanti "moderni", arrivati da quelle metropoli dell'est che andavano per la maggiore pochi anni prima. Ne era uscita da subito autonoma e matura ma scriteriata abbastanza da permettersi di rielaborare (nel tempo e sempre con grande rispetto) di tutto, pescando fra Duke Ellington e Dylan, Hendrix e i Suicide, Bo Diddley e i Byrds e, saltando l'oceano addirittura Can e  Avion Travel (!)...si era mai visto al mondo? Figlia un po' di tutti ma anche di nessuno, che bastavano, per distinguerla di colpo, due versi usciti da quella gola smerigliata dalla sabbia di Guy Kuiser o un riff acido o poche note tirate per il collo dall'elettrica rovente di Roger Kunkel  o dalla sua. Musica che qui sa spedire a guardare le stelle in un bivacco di cowboy con un feedback lontano che ulula come un coyote ("Thing") o a mangiar la polvere con rabbia all'inseguimento di una mandria di Longhorn in fuga ("Come Around").

Musica che però dà il meglio quando, e succede spesso, da le vertigini come sull'orlo di baratro con tutto il deserto davanti e le due voci s'intrecciano, quella umana aspra e tesissima e quella elettrica che è a volte il miagolare di un gatto selvatico ("Not Your Default", "Wet Heart"), altre un rivolo di piombo incandescente ("Mother", "Take It Home"). E quando quella umana tace rimane l'interplay delle due chitarre, fedeli, che scorre fluido, vibrante, calibrato sullo sfondo articolato dai compagni di viaggio a tenere sempre altissima  la tensione e profondo lo smarrimento. Musica imbibita di quello spleen che solo i Television (per molti la band emotivamente a loro più prossima) seppero trasmettere così forte in passato. Come loro, in fondo, malinconici, più di loro, nel profondo, viscerali.

"Moonhead! è il secondo LP (per Kuiser il loro migliore degli inizi), uscì nel 1987, erano i Thin White Rope...indimenticabile. Indimenticabili.

 

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Moonhead, il secondo album dei Thin White Rope, è un capolavoro di desert rock e psichedelia californiana degli anni '80. Con influenze da Duke Ellington a Hendrix, la band fonde atmosfere lisergiche, chitarrismo acido e voci intense che creano un impatto emotivo profondo. La recensione sottolinea la loro originalità e la capacità di evocare sensazioni uniche, definendoli malinconici e autentici.

Tracce video

01   Not Your Fault (03:49)

02   Wire Animals (02:57)

03   Thing (04:37)

04   Moonhead (02:22)

05   Wet Heart (02:47)

06   Mother (02:57)

07   Come Around (02:44)

08   If Those Tears (03:22)

09   Crawl Piss Freeze (05:37)

10   Waking Up (02:46)

11   Valley of the Bones (02:56)

12   Atomic Imagery (03:38)

13   Ain't That Lovin' You Baby (02:43)

14   Take It Home (long version) (06:20)

Thin White Rope

Band di Davis, California, attiva dal 1984 al 1992 e guidata da Guy Kyser e Roger Kunkel. Pubblica cinque album in studio su Frontier Records e si congeda con il live The One That Got Away, registrato a Gand. Sound tra desert rock, neo-psichedelia e country ombroso.
11 Recensioni