Copertina di Throbbing Gristle D.o.A.  The Third and Final Report
Eneathedevil

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Per appassionati di musica elettronica e industriale, studiosi di musica sperimentale, cultori dell'arte di avanguardia e performativa
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LA RECENSIONE

Storia essenziale della musica elettronica

 

IX. Throbbing Gristle e la prima era industriale

 

 

Il punto è che nell'esperienza dei Throbbing Gristle il rumore si fece verbo.

Atta a intaccare irrimedialmente lo scenario culturale contemporaneo e non, l'intuizione del collettivo londinese prese le mosse dalla nuova concezione "industriale" della musica moderna, sfraghìs estemporaneo di un ensemble che primo al Mondo ritenne di trasferire su nastro registrato il conflitto fagocitante tra il mostro industriale e l'uomo. Riesumati dalle lascive ceneri del Coum Transmissions, i Throbbing Gristle elaborarono una nuova estetica radicale capace di inglobare arte, musica e recitazione: il teatro "totale" di Genesis P. Orridge, leader del collettivo, prendeva forma in una rappresentazione apocalittica ove lo scabroso, perlopiù perpetrato dallo stesso Orridge e dalla lussuriosa partner Cosey Fanni Tutti, si incarnava nelle più rudi forme di pornografia feticistica. Potere del truculento: era dai tempi delle Eumenidi eschilee che non si palesava tanto icasticamente l'epifania del tragico, cloaca di urine, sangue e clisteri in cui l'esperienza drammatica del pubblico, poteva, al pari dello smarrimento degli insofferenti astanti del teatro greco, trovare una requie catartica.

Alla generica dissonanza non si sottrasse il suono, avviato dalle sperimentazioni elettroniche di Chris Carter: nella sua matrice "concreta", la musica dei Throbbing Gristle fu un'esperienza brutamente atonale. Nella prima documentazione discografica che assurse agli onori nel settembre del 1977,con la sola eccezione costituita dal marziale robotico del conclusivo "United", il suono di "Second Annual Report" compariva in veste di magma sonoro spigoloso e lutulento in cui ci si poteva solo limitare a discernere la carica orgiastica dell'esperienza totale che brani come "Maggot Death" e "Slug Bait" dovevano recare in sé nelle esibizioni teatrali. L'equipaggiamento, di rado acustico (Fanni Tutti abbozzava sequenze atonali di chitarra e Porridge le faceva eco con il basso, mentre Cristopherson si divertiva ai corni), si arricchiva dei sintetizzatori approntati dal genio creativo di Carter, includendo nel novero l'immancabile nastro magnetico, raccoglitore indiscreto delle esperienze concrete dei quattro londinesi. Era il primo mattone della "Death Factory", lo studio di registrazione del quartetto londinese che in poco tempo avrebbe realizzato la macchina bellica posseduta nelle proprie mani. Abbandonata la landa spoglia e inospitale di "Second Annual Report", i Throbbing curarono maggiormente l'aspetto discografico concependo un suono squisitamente approntato per il nastro: la risultante fu "D.O.A. - Third And Final Annual Report", opera seconda già lontana alcune miglia dal sound del precedente lavoro; componenti metallici, bulloni, tiranti, rondelle di un imponente e sbuffante macchinario industriale. Mentre "Weeping" danzava ondeggiando in un mood catatonico, "Hometime" indugiava nel limbo della coscienza tra voci di bambini e languori di synth prima di dare il passo alla sorprendente evoluzione danzereccia di "AB/7A", tanto eterea da non apparire più legata al suono Throbbing. La sola granitica "Walls Of Sound" riconduceva ai monolitici inizi, prestandosi al consueto cliché composto da radiazioni rumorose e tappeti dissonanti di synth; la restante produzione, per quanto ancora prettamente atonale e monocorde, si presentava comunque in veste più convenzionale. Nella sostanza aveva trovato la sua dimensione definitiva la musica industriale, evincendosi dalla caduca estemporaneità della rappresentazione teatrale. Il quadro venne così completato dai successivi lavori "20 Jazz Funk Greats" e "Heathen Earth", manifestazioni ancora frammentarie del lamento angosciato dell'uomo maciullato dalla macchina. Il copione era sempre lo stesso: laddove Fanni e Genesis accennavano a suonare fiati e corde, Carter ricopriva tutto lo scibile musicale dei suoi sintetizzatori col prezioso aiuto degli effetti di Cristopherson. La reificazione del frastuono industriale si era palesata in musica.

Nel 1981, dopo altri due lavori in studio, i Throbbing riterranno consensualmente di aver terminato la propria esperienza, eccellente metro di valutazione del valore temporaneo della loro notevole carriera artistica. L'apocalissi industriale penderà come spada di Damocle sui capi di di molti interpreti musicali dagli '80 ai giorni nostri.

Giacché essa non è né musica, né arte, né retorica, ma tutte queste cose messe assieme, permea ancora l'aria fosca di Londra, liberando sovente le nubi cineree della Fabbrica della Morte.


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Riassunto del Bot

La recensione evidenzia l'importanza storica e artistica dei Throbbing Gristle come pionieri della musica industriale. Analizza il loro album D.o.A. Third and Final Report come un'opera radicale e innovativa, capace di unire musica, arte e teatro in un'esperienza totale. Si sottolinea la carica sperimentale e atonale del sound, l'uso creativo dei sintetizzatori e l'influenza duratura sul panorama musicale moderno.

Tracce testi video

01   I.B.M (02:35)

02   Hit By a Rock (02:32)

04   Valley of the Shadow of Death (04:01)

05   Death on Arrival (06:08)

06   Weeping (05:31)

08   Hometime (03:46)

09   AB/7A (04:31)

10   E-Coli (04:16)

11   Death Threats (00:41)

12   Walls of Sound (02:48)

13   Blood on the Floor (01:07)

Leggi il testo

Throbbing Gristle

Collettivo inglese formatosi nel 1975 dall’esperienza artistica di COUM Transmissions, con Genesis P-Orridge, Cosey Fanni Tutti, Chris Carter e Peter ‘Sleazy’ Christopherson. Considerati i fondatori dell’industrial, hanno unito elettronica, noise e performance art. Si sono sciolti nel 1981, sono tornati tra 2004 e 2010 e restano riferimento cruciale per la musica d’avanguardia.
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