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Tim Story
Beguiled

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Pianista e compositore americano di grandissima sensibilità e raffinatezza, Tim Story qui da noi gode di poca notorietà, benché nel corso dei decenni abbia consolidato un suo seguito. La delicatezza e la succitata sensibilità di questo artista offrono in questo disco l'apice del suo stile, scrivendo un continuum musicale fatto di piccoli quadri acquatici e floreali che attingono a vari filoni senza incarnarne del tutto nessuno. Proprio perché "Beguiled" è l'opera che meglio rappresenta l'artista nella sua dimensione emozionale e, dunque, manifesta la sua vera originale natura.
Rappresentato da una copertina in stile 4AD, non accosterei del tutto questo album all'ambient e nemmeno alla new-age, dato che intensi sono gli echi del dreampop e del romanticismo contemporaneo. Le sonorità elettroniche si fondono perfettamente con quelle acustiche e l'impronta culturale trascende qualsiasi riferimento temporale. Questa, in definitiva, è musica che emozionerebbe tanto un uomo dell'Ottocento, quanto un uomo del Ventiduesimo secolo.
Tim Story è rimasto un compositore di nicchia, con un suo seguito fedele e una collocazione musicale non precisa, per l'appunto. In Italia lo conosco davvero in pochi, ma anche in patria non ha goduto di riconoscimenti massivi. All'ombra dei più blasonati Eno e Budd (per citarne un paio) ha continuato a produrre le sue opere con umiltà e con grande coerenza.

In "Beguiled" spiccano come acquerelli intensi svariati brani strumentali che sembrano ispirare il sogno e la malinconia di luoghi avulsi dalle frenesie e dalle brutture della contingenza. "Pale Litany", "Helen Of The Best", "Her Cathedral" e la stessa "Beguiled" hanno l'evocativa leggerezza che abbiamo trovato in certi lavori di Mick Karn e David Sylvian, ma anche in certi passaggi dei Talk Talk e in certe atmosfere dei Dead Can Dance più luminosi.

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Commenti (Uno)

ALFAMA
ALFAMA
Opera:
Recensione:
sentito dei pezzi trovo la sua musica priva d'interesse, melodie, suoni scontati. Francamente i paragoni con Sylvian, Dead Can Dance, Talk Talk mi sembrano un tantino fuori luogo
Certo che rimane all'ombra dei non più blasonati, io direi di un altro altro pianeta, Eno e Budd.
Molto modesto, forse è migliore la copertina


Breus: Vorrei non sospettare che questo giudizio sia frutto di un ascolto molto recente e privo di approfondimento filologico, viziato da un subitaneo pregiudizio. Tim Story è abbastanza apprezzato in patria e altrove proprio per la sua delicatezza e quel minimalismo dimesso e intimista che, certo, a molti non garba (ma è questione di gusti)... però è fatto bene. Lui gode della stima di molti colleghi... tra l'altro sia Budd che Story spesso si sono reciprocamente citati... e alcuni critici riconducono la loro musica - pur diversa - a una stessa radice storica. E poi ha collaborato con Roedelius che proprio l'ultimo dei gonzi non è :)
ALFAMA: non metto in dubbio quello che dici ma io dopo un ascolto sinceramente veloce ma non trovato nulla di eccezionale

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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