All'inizio dell'esperienza Tin Machine, il gruppo aveva dichiarato che avrebbe realizzato almeno tre album: i detrattori hanno apprezzato che la terza prova consistesse in questa raccolta di registrazioni dal vivo, piuttosto che in un ulteriore assalto sonico che mascherasse canzoni non ispirate.
David Bowie sosteneva di trarre giovamento dalla cura di gruppo, che gli restituiva l'entusiasmo e la credibilità di chi non ha un riflettore costantemente puntato contro: lontano dal gigantismo delle esibizioni degli anni '80, dalle masse urlanti, dalla responsabilità di essere sempre al centro della scena, poteva sentirsi libero di suonare, concentrandosi su intonazione e strumenti (viene persino rispolverato il sax).
Il disco dimostra soprattutto la padronanza tecnica dei musicisti e la tendenza all'improvvisazione, che era parte integrante delle loro esibizioni live, nel bene e nel male: mentre si fanno apprezzare l'energia di "Under the God" e la tessitura melodica di "Goodbye Mr.Ed", non ha molto senso ascoltare una "Heaven's in Here" di oltre 12 minuti, o una "Stateside" rovinata dalla performance sopra le righe del batterista.
Occasione persa per "I Can't Read", forse la migliore canzone della striminzita discografia della band: pericolosamente tesa nella versione originale, qui oscilla tra strofe destrutturate e accelerazioni fragorose nei ritornelli, ma non convince appieno.
Grandi perplessità, inoltre, sono da riservare alla scelta dei brani: anziché pescare solo dai due dischi già editi della band, si sarebbero potute includere le cover di "Debaser" dei Pixies o "I've Been Waiting For You" di Neil Young, pur eseguite nei concerti, per rendere più appetibile il piatto.
Menzione di disonore per il titolo, che coniuga un'espressione gergale texana con lo sfottò verso "Achtung baby", recente capolavoro degli U2.
In definitiva è un prodotto appena sufficiente, fotografia di un gruppo che, pur operando a pieno regime, non riesce a convincere né i puristi del rock né i fans storici di Bowie: tuttavia la band dimostra, se non altro, di potersi relazionare coi nuovi eroi del rock anni '90 (Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden) con un vocabolario sonoro affine.
Solo per completisti.