Copertina di Toto The Seventh One
pier_paolo_farina

• Voto:

Per appassionati di musica rock e aor, fan dei toto, amanti dei virtuosismi strumentali e del progressive anni '80
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LA RECENSIONE

Trovo insopportabile la diceria che i Toto siano un gruppo di prezzolati e ruffiani musicisti di studio. Le origini della formazione affondano fino all'epoca del liceo, dove si sono conosciuti e messi a suonare insieme, ancora teenagers, il batterista Jeff Porcaro, il tastierista David Paich ed il bassista originario Dave Hungate. La miriade di collaborazioni a dischi altrui è un dettaglio, la band ha sempre cercato ed ottenuto il suo suono, il suo stile, la sua evoluzione.

Naturalmente pressata, come e più delle altre, dalla casa discografica perché rimanesse accessibile e commerciale e quindi (siccome negli anni ottanta era di moda) patinata e AOR. Ora che sono da tempo usciti dal giro grosso, hanno un suono molto più vicino a quello delle loro performance dal vivo, da sempre vigorose e rocchettare. Quest'album del 1988 soffre quindi discretamente, al riascolto odierno, dell'epoca glamour ed estetizzante in cui venne concepito: non importa, il songwriting in diversi episodi è eccelso, il cantante di allora Joseph Williams più che convincente (molto cresciuto rispetto alla precedente prova su "Farenheit"), come e più di sempre è facile andare oltre la commercialità dei pezzi e gustare, fra quelli più complessi e di maggior respiro (uno di essi è addirittura in odor di progressive) le squisite idee melodiche e di arrangiamento.

"Pamela" è il primo gioiello, subito in apertura: sul metronomico groove del compianto Jeff Porcaro e di suo fratello Mike al basso, spicca il geniale lavoro al pianoforte di Paich, ciclicamente in anticipo sulle battute della ritmica, sì da dare un effetto "rotolante", originale e gustoso. La voce di Williams, dopo le sincopi nelle strofe, si leva alta e piena a descrivere un ritornello di creativa ed ampia escursione melodica, mentre per la porzione strumentale ci si rifà al cliché della precedente e celebre "Rosanna", con un festival di sintetizzatori ad incrociarsi (manovrati dal terzo fratello Porcaro, Steve, e lo stesso Paich) e poi lanciare la chitarra penetrante di Steve Lukather. "You Got Me" è un funky rock molto trafficato che scorre brillantemente, un po' infamato da una linea di bassi sintetizzata, tanto inflazionata e doverosa allora, quanto completamente "out" ai tempi odierni. Sempre un piacere poi riascoltare, ancor oggi, la successiva "Anna", splendida ed avvolgente ballata, composta e cantata benissimo da Lukather, che per l'occasione dà fondo a tutta la sua vena romantica. "Stop Loving You" a seguire è il fuorviante singolo scelto a suo tempo, episodio a mio giudizio fra i meno apprezzabili del disco perchè sofferente di un ritornello telefonatissimo, che purtroppo ridimensiona e banalizza il perfetto groove funky-rock, al quale collaborano tutti gli strumenti, incastrandosi fra loro in una formula altamente dinamica. Il quinto brano "Mushanga" è una tipica situazione per i Toto, con molteplici, possibili livelli di assimilazione: lì per lì può sembrare easy listening qualunque, ad un ascolto attento e tecnicamente consapevole non può invece non sorprendere la raffinata intuizione ritmica che ne sta alla base, soprattutto la classe adamantina con cui Porcaro picchia su tamburi e piatti. "Stay Away" e "Only The Children" sono rock chitarristici di media/bassa ispirazione. Fra di loro è inserito lo spumeggiante funky pop di "Straight For The Heart", colla quale i Toto pagano tributo sia ad Hall & Oates (il ritmo serrato è esattamente quello della nota "Maneater") che agli Earth Wind & Fire (i rapidi e dinamicissimi stacchi di fiati, rigorosamente sintetizzati data l'epoca).

Ma è con la triade di canzoni conclusiva che l'album si impenna e merita il posto in una qualunque collezione di buona musica. Comincia "Thousands Years": il "Jeff Porcaro Shuffle" (una figura ritmica a terzine sul rullante, che nasce e muore con lui, solo Jeff sapeva renderla con una naturalezza, precisione e "tiro" inestimabili) è qui ai suoi massimi livelli espressivi, tutto è di classe sopraffina, la melodia, gli arrangiamenti e Williams che sembra nato per cantare queste cose, la sua interpretazione è adamantina! Prosegue "These Chains", ennesima ballata zuccherosa composta e cantata da Lukather. Chiunque abbia visto in azione su di un palco questo musicista, con i Toto od alle prese con i suoi progetti paralleli, si guarda bene dal limitarsi a giudicarlo solo dalle sue cose pop (piene di classe rara, come questa). In quegli anni la casa discografica premeva sul suo lato più romantico e rotondo, l'uomo in realtà è un animale rock come ve ne sono pochi, un concentrato di energia, virtuosismo e cuore, un bene inestimabile nel panorama mondiale della chitarra, del rock, della buona musica, esempio mirabile di giusto atteggiamento verso il successo, i colleghi, gli ammiratori. Un grande. Concludono i quasi sette minuti di "Home Of The Brave", una faccenda molto progressive visti i cambi di ritmo e le varie sezioni che la compongono. Dopo una suggestiva, introduttiva toccata di sintetizzatore, la voce rilassata e calda di David Paich si incarica di cantare le strofe, per poi lasciare il campo al potente e accorato timbro di Williams. L'intricato e prolungato intermezzo strumentale prevede stacchi mozzafiato ed un indiavolato proscenio per Lukather, che invece di andare in assolo si inventa una figura ritmica violenta e reiterata, di particolare originalità ed efficacia. Grande ed ispirato finale per un ottimo disco, fra i migliori del gruppo.

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Riassunto del Bot

La recensione evidenzia la qualità e la profondità di "The Seventh One" dei Toto, album del 1988 che unisce melodie brillanti e arrangiamenti complessi con uno stile vicino alle performance live. Pur segnato dal gusto estetizzante degli anni '80, si apprezza il virtuosismo dei musicisti, con momenti di grande ispirazione soprattutto nelle composizioni di Joseph Williams e Steve Lukather. Un gioiello forgiato da una ritmica impeccabile e da un songwriting di alta qualità, tra brani funk, ballate e progressive.

Tracce testi video

02   You Got Me (03:13)

06   Stay Away (05:32)

07   Straight for the Heart (04:12)

08   Only the Children (04:11)

09   A Thousand Years (04:53)

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10   These Chains (05:00)

11   Home of the Brave (06:51)

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12   The Seventh One (06:19)

Toto

I Toto sono una band di Los Angeles spesso descritta nelle recensioni come tecnicamente eccellente e molto forte dal vivo, con una storia segnata da cambi di cantante e da lutti che hanno colpito la famiglia Porcaro.
21 Recensioni

Altre recensioni

Di  Capolys

 "Home of the brave è una canzone stupenda. Entra di diritto nella 'top 10' della band."

 "Una band con gente come Lukather, Porcaro J. e David Paich non si limiterebbe mai a comporre canzoni mediocri."