Copertina di Trilok Gurtu Crazy Saints
Symbad_Bassist

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Per appassionati di world music, jazz, fusion, percussioni indiane e musica sperimentale
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LA RECENSIONE

Bene, ho messo "contemporanea" come possibile genere di appartenenza perché è veramente difficile dare una definizione di questo disco o collocarlo sugli scaffali del negozio di musica.

Trilok Gurtu è indiano, percussionista "all around" e tabla player di eccezionale gusto e valore. Ha contribuito con i suoi "colori" ad arricchire i lavori di un sacco di artisti di grossissimo calibro; per tutti Pat Metheny, Joe Zawinul, Annie Lennox ecc. (vedasi anche questa bella intervista del 2004).

Cosa rende assolutamente "unico" il disco in questione? Il fatto che vi si trovi una perfetta e bilanciata commistione di generi (e relativi musicisti) che va dai "sapori" indiani ed orientali a quelli occidentali (USA) e mediterranei-mitteleuropei, grazie alla presenza di Daniel Goyone, "enorme" pianista jazz francese, Marc Bertaux bassista francese anche lui, Ernst Reijseger al violoncello, Louis Sclavis, presente con bass clarinet - clarinet - soprano saxophone, nonché "nientepopodimenoche" Joe Zawinul e Pat Metheny!!! I due brani incisi in duo con Zawinul varrebbero da soli tutto il disco.

Piccola digressione: posso bestemmiare? Penserei (mia trascurabile opinione) che dopo la fine dei Weather Report, questi due pezzi costituiscano la cosa migliore che il vecchio viennese abbia fatto, visto che tutti i suoi dischi incisi dopo W. R. continuano fondamentalmente a "rivampare" diverse versioni dello stesso brano, sterilmente basato su un solo accordo. "Stories of the Danube" è forse l'unica eccezione; per il resto due belle "palle abbastanza grosse"! Non mi sparate, lo amo svisceratamente ma... è ciò che penso. Pago le tasse perciò fatemelo dire!!!

Per ciò che riguarda la presenza di Pat Metheny, egli ha accettato di partecipare alla registrazione del disco (inciso in Germania nel 1993) solo a condizione che vi prendesse parte anche Shoba Gurtu, madre di Trilok e cantante tradizionale indiana, che sin dalle prime battute del disco spiazza immediatamente tutto il nostro solito, consolidato gusto melodico italico. Daniel Goyone offre una performance mozzafiato, ove presente, Bertaux è un bassplayer con i contro-attributi e l'ultimo brano presenta un arrangiamento addirittura più insolito ed intelligente, visto che non c'è uso di contrabbasso per il contrappunto ma, invece, è adoperato anche in tal senso l'incredibile violoncello di Reijseger.
Sclavis si scava delle nicchie di essenziale presenza nelle strutture dei brani che il disco senza le sue sonorità perderebbe gran parte del fascino.

È senz'altro un'opera che ascoltata per la prima volta (come d'altro canto tutte le cose nuove e valide) ti lascia un attimo spiazzato; anche se già hai alle spalle una solida cultura musicale. PERÒ GIÀ SAI CHE CI TORNERAI, E SUBITO! Infatti ti entra nel sangue pian piano, sino a spingerti a tenere il disco nel lettore sul comodino o in auto per diverse settimane. È decisamente un classico. Bello, bello assai; ed oltretutto si trova su E-bay a quattro soldi.

Gurtu non è comunque un percussionista improvvisato o giù di lì: l'uso delle tabla prevede uno studio di anni assai meticoloso, quanto a "paradiddle" e suoni possibili (vedi Badal Roy, maestro esimio). Alle tabla, Trilok aggiunge un sapiente e distribuito uso di tutto il parco percussivo, inclusa la batteria, ovviemente. Inoltre, a differenza di Han Bennink, percussionista nord-europeo tecnicamente ed accademicamente ignorante totale e reo-confesso (ma felice e coccolatissimo nelle sue collaborazioni: è veramente bravo!), Gurtu è un MUSICISTA DI GRANDE ED APPROFONDITA CULTURA MUSICALE in senso specifico: a parte le due composizioni improvvisate e create da Zawinul, le melodie e gli arrangiamenti del disco sono suoi od arrangiati in collaborazione con Goyone, vedi il traditional indiano.

Definitivamente un VERO ESEMPIO DI OTTIMA WORLD MUSIC senza tempo. Da acquistare a scatola chiusa. Subito.

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Riassunto del Bot

Crazy Saints è un album unico che fonde sapientemente la musica indiana con il jazz e altri generi occidentali, grazie alla maestria di Trilok Gurtu e collaborazioni di altissimo livello. L'uso ricercato delle percussioni e le sonorità variegate rendono l'album un classico imperdibile della world music. Le performance di Metheny e Zawinul arricchiscono ulteriormente l'opera, creando un'esperienza musicale avvolgente e duratura.

Tracce

01   Manini (07:06)

02   Tillana (04:13)

03   Ballad for 2 Musicians (06:08)

04   The Other Tune (07:40)

05   Blessing in Disguise (09:20)

06   Crazy Saints (08:38)

07   No Discrimination (03:33)

Trilok Gurtu

Percussionista e tabla player indiano noto per l'integrazione di musica indiana e jazz/world, apprezzato per collaborazioni internazionali.
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