Copertina di TV on the Radio Seeds
aleradio

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Per appassionati di musica indie e pop alternativo, fan di tv on the radio, ascoltatori curiosi di opinioni non convenzionali
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LA RECENSIONE

Innumerevoli volte ho letto l'espressione "maturità artistica" intesa come obiettivo raggiunto dall'artista x di turno con una tale opera; il più delle volte non è l'artista stesso a bollare l'opera come tale, ma il critico di turno. Tale operam tele tule tale operandum teles. Dicevano i latini.

Guarda che forse questa stronzata mi illumina per una metafora tra i TOTR e le versioni di latino che stupravo ai bei tempi. No mi spiace. Nebbia in val padana.

Dicevo appunto che questa maturità artistica a dire il vero io non ho mai imparato a riconoscerla, in soldoni non ho mai capito cosa stracazzo sia. Ho sempre le mie riserve su questa specie di ossimoro, non ho ben idea di cosa ci faccia la maturità nell'arte, visti gli innumerevoli esempi di profondamentale arte fusa a profonda immaturità.
Quindi col cazzo che parlo di maturità artistica per questo disco come ho letto da qualche parte.

Detto questo, considero Dear Science una bomba, e per quanto sia osannato in giro per colpa e grazie al fatto che fu il disco che più ostentava la loro matrice pop, ha il merito di avermi messo la voglia di approfondire tutta la loro opera, perché bollarli come sempliciotti patinati è un errore che inizialmente ho fatto anche io. Perché dai, alle fine è di pop che si parla.
Art Rock, indie-newsynth-fiati-wave-pop un cazzo; non faccio il ribelle gondro il gombloddo delle edighedde di genere però che cazzo, ci metti due secondi a trasformare Happy Idiot in Katy Perry, così come Trouble ha un concetto che più semplice non c'è, e la costruzione armonica del giro di accordi è basata su un cazzo di intervallo di un cazzo di un tono.
Infatti non è la triade iniziale (Quartz, Careful You, Could You), col suo impatto devastante, o i pezzi citati sopra, nel loro complesso, a rendere l'idea del vestito che i TOTR danno al pop. Ma è anche vero che non me ne frega niente. Posso accorgermi che Winter con un beat dimezzato di batteria (magari entrando anche quaranta minuti prima) sarebbe stata una sorta di I like the way you mooooooooove, e invece così non è. E come scelgono scelgono, la forma che il pezzo prende mi piace. E quindi anche una Test Pilot con il suo romanticismo da candela non è un brano pop ma una canzone dei Tv on the Radio. Ho reso il banalissimo concetto? Forse ho reso banalissimo un concetto. Nel caso mi scuso.

No non è vero me ne fotto.

Non vi consiglio il disco secondo me vi farà cagare.

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Riassunto del Bot

La recensione mette in discussione il concetto di maturità artistica nel contesto di Seeds, album dei TV on the Radio. L'autore confessa scetticismo verso etichette critiche e definizioni di genere musicale. Sebbene non consigli il disco, riconosce aspetti interessanti e invita a non sottovalutare la band e il loro percorso.

Tracce video

01   Quartz (03:58)

02   Winter (03:41)

03   Right Now (04:23)

04   Happy Idiot (03:03)

05   Careful You (05:12)

06   Trouble (04:34)

07   Love Stained (04:20)

08   Lazerray (03:37)

09   Seeds (04:44)

10   Ride (06:29)

11   Could You (04:01)

12   Test Pilot (04:41)

TV on the Radio

Band indie/art rock di Brooklyn formata nel 2001 da Tunde Adebimpe e David Andrew Sitek, poi con Kyp Malone, Jaleel Bunton e (fino al 2011) Gerard Smith. Celebre per l’intreccio di voci soul/gospel, elettronica e tensione post‑punk in album come Return to Cookie Mountain e Dear Science.
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