Un punto esclamativo a volte può fare davvero la differenza.
E' questo segno infatti a distinguere i due periodi vitali di un gruppo tra i più influenti di tutta la scena new-wave.
John Foxx li formò nel 1976 e dopo 3 album lasciò, per dedicarsi ad un'intrigante carriera solista.
Questa raccolta comprende il meglio di questi tre dischi, stampati appunto sotto etichetta Island. In seguito il gruppo continuerà a sfornare ottimi album, ma il suono cambiò, perdendo la nevrosi subliminale degli esordi. Gli Ultravox! erano caratterizzati da un miscuglio eccezionalmente riuscito di decadente glam-rock, di punk nevrotico e malato e di straniante elettronica. I loro arrangiamenti erano talvolta davvero surreali.
Si può senza dubbio affermare che, pur essendo nati quando il punk emetteva i primi fragorosi vagiti, erano di fatto già nel post-punk. Questo la dice lunga sulla qualità del gruppo, che seppur sufficientemente famoso, ancora oggi non raccoglie ciò che dovrebbe. Per lungimiranza, genialità e "spirito del tempo" può essere accomunato solo ai grandissimi Wire di Colin Newman.
Un brano come "Dangerous Rhythm" ad esempio, tratto dal loro primo e omonimo lavoro, raccoglie varie influenze deformandole sotto una lente angosciosa, con un senso di paura verso il futuro che forse per primi gli Ultravox! hanno suonato. Un ritmo melmoso semi-ballabile, si invischia tra il cantato molto "Roxy Music" di Foxx e le puntellature minimali di chitarra. Il tutto conduce ad un ritornello irresistibile, con una melodia di facile presa. La raccolta contiene anche il B-sides di questo singolo, l'asettica "My Sex" un altro gioiellino di minimalismo, con una foschia di synth quasi orchestrale, mentre la voce di Foxx recita in un tono così distaccato da non lasciar trasparire nemmeno una goccia d' emozione.
La successiva "I Want to Be A Machine" è il primo straordinario capolavoro del disco. Una canzone calda e glaciale allo stesso tempo, intrisa di un romanticismo struggente, oppressa da un'atmosfera tragica da fine del mondo. Una chitarra acustica parte in sordina per musicare il tono nevrotico di Foxx, disperato come mai; pian piano emergono le spire del preziosissimo violino di Currie, sino a quando questo crescendo si interrompe bruscamente con uno scoppio di basso. La batteria entra ossessiva, sorvolata dal pianto del violino, che nel finale quando sembra tutto finito, si lascia andare a contorsionismi da brivido, accompagnato da triblismi percussivi strordenti, sino a quando la voce perentoria di Foxx non esclama la fine di questo claustrofobico incubo mentale.
L' altro capolavoro è tratto dal secondo disco, "AH! AH! AH!", ed è la malinconica "Hiroshima Mon Amour", la quintessenza del loro romanticismo. Si snoda su un tappeto melodico di synth su marcettina deviata, dal quale si erge commossa l' epica voce di Foxx, di tanto in tanto interrotta da un sax caldo e conturbante, che rende il pezzo ancor più lacrimoso.
Come si può sfuggire poi all' indimenticabile ritornello di "The Wild, The Beautiful, & The Damned"?
Non bisogna dimenticare nemmeno gli episodi più veloci, come la detonante carica di "Young Savage", un punk intelligente e convulsivo, o la pantomima rockabilly di "Rock Wrok".
"The Man Who Dies Every Day" sembra una cover di ciò che saranno i nuovi Ultravox, rivista dai vecchi Ultravox!, così come pure "Slow Motion". Si avverte comunque il calo d' ispirazione presente su "Systems Of Romance", per quanto comunque questo prosegua il discorso intrapreso dai suoi due illustri predecessori.
Considerando che questa raccolta si trova nei negozi al prezzo di 5 euro, nel caso non aveste ancora capito di che si tratta, rileggetevi la recensione e valutate voi il rapporto qualità prezzo.