Copertina di Vanilla Sky The Band Not The Movie
Taurus

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Per fan del rock melodico e punk italiano, ascoltatori di musica indie e alternativa, giovani adulti interessati a band emergenti o di lunga carriera
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LA RECENSIONE

Facendo una veloce ricerca su Google sotto la voce Vanilla Sky la prima cosa che salta fuori è il film di fantascienza con Tom Cruise protagonista piuttosto che questi quattro ex sbarbatelli ora 30enni che con questo lavoro tagliano il traguardo dei 10 anni di carriera.
L'essersi resi conto spesso di essere erroneamente associati a qualcos'altro, ha portato i capitolini a battezzare il quarto disco come "The Band Not The Movie".

Uscita del disco che presenta diverse novità: da un lato il rientro dello storico bassista Cisco e dall'altro la fine della liason con la Universal con l'uscita del disco sotto The Alternative Factory (loro etichetta personale) e il ritorno totale alla lingua inglese, scelta questa auspicabile.

Ora mettendo le mani avanti si può dire che "Waiting for something" rimane insuperato, nonostante questo disco cerchi di recuperare in parte quell'approccio degli esordi e più vicino alla scena americana piuttosto che proporne una caricatura forzata di essa (parole loro) in italiano.

Ma la domanda da porsi è la seguente: a quale fascia geografica prima e di pubblico poi si rivolgono oggi i Vanilla Sky? Non al pubblico dei vari talent-show, non agli amanti del punk tout court, essendo loro troppo puliti e ordinati. I commenti sui vari social network e i vari tour nell'Europa dell'Est e oltre dimostrano che il loro mercato d'oro è sicuramente quello orientale piuttosto che quello interno.

Personalmente tra le ultime uscite gli Alkaline Trio hano fatto meglio, nonostante ciò la stagione è quella giusta per prestare un orecchio magari sotto l'ombrellone al mare o di ritorno da qualche vacanza.

Disco questo che rispetto a "Changes" vede di nuovo un apporto maggiore delle chitarre, senza rinunciare comunque a qualche momento più ragionato come dimostra il pezzo finale e "Slow motion end".
Il picco però viene raggiunto da "The Longest Winter" in cui delle linee vocali un po' malinconiche ed una chitarra solista che accompagna bene preparano il terreno per un ritornello da urlare a pieni polmoni. Il ritornello di "Giving Back" invece riporta la mente a "Unfriend" (pezzo di WFS). Da segnalare infine "A Nation of Allright".

Niente di nuovo sotto l'ombrellone, ma un ritorno comunque gradevole.

Voto 7

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Riassunto del Bot

Vanilla Sky celebrano 10 anni di carriera con 'The Band Not The Movie', un album che segna il ritorno del bassista storico Cisco e l'abbandono della Universal. La band romana torna a cantare in inglese, avvicinandosi a un sound più ricco di chitarre e influenze americane. Pur non superando il capolavoro 'Waiting for Something', l'album offre brani emozionanti come 'The Longest Winter' e 'Giving Back', e si rivolge a un pubblico affezionato soprattutto in Europa dell'Est. Un disco piacevole, perfetto per l'estate.

Tracce

01   Invincible (02:57)

02   Falling Out (03:21)

03   A Nation Of Alright (03:45)

04   Just A Kiss (03:42)

05   Ten Years (03:34)

06   30 Is The New 20 (03:43)

07   The Longest Winter (03:19)

08   Giving Back (03:26)

10   Slow Motion End (03:23)

11   Hold On (03:15)

12   Wake Up Call (02:57)

Vanilla Sky

Band pop‑punk di Roma, attiva dai primi anni 2000. Esordio con Waiting for Something (Wynona Records), passaggio alla major con Changes (Universal) e ritorno all’inglese e all’autoproduzione con The Band Not The Movie (The Alternative Factory). Tournée frequenti all’estero e collaborazione con Mark Hoppus in Nightmare.
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