Copertina di AA.VV. Sub Pop 200
alealeale82

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Per appassionati di musica rock, fan del grunge, collezionisti di compilation musicali, studiosi di musica alternativa
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LA RECENSIONE

Certamente il grunge non è nato nel 1988.
E certamente non è questa la prima compilation-documento sulla scena di Seattle, avendola preceduta la primordiale Deep Six (C/Z, 1985).
Ma senza dubbio è in questo periodo che si inizia a intuire più chiaramente ciò che sta fermentando in quelle zone sperdute, fredde e piovigginose degli Stati Uniti, un virus che sta spianando la strada in vista di qualcosa di grosso, che farà il botto nel 1991, inutile dire con chi.

E inoltre è il vero manifesto programmatico della label grunge per eccellenza, dire Sub Pop EQUIVALE a dire grunge, almeno fino a buona parte degli anni '90; un'ottima panoramica che spazia dal punk al metal passando attraverso il garage rock e sonorità più pop, tutti ingredienti riconosciuti del genere, a dimostrazione che in fondo il termine "grunge" non è stato nient'altro che un'etichetta per imbrigliare varietà di suoni anche molto distanti tra loro, e gruppi che spesso in comune avevano soltanto l'attitudine, il look o meglio la provenienza geografica.

A nomi già noti dell' underground americano, come i fantastici Green River (prima) e Mudhoney (poi), i Soundgarden guidati da un giovanissimo Chris Cornell, qui alle prese con "Sub Pop Rock City", hardcore punk a tutto spiano, gli Screaming Trees di Lanegan, che ci regalano un rifacimento tenebroso dell'hendrixiana "Love or Confusion", e i silenziosi rivoluzionari Beat Happening, si affiancano nuovi nomi che negli anni a venire la faranno da protagonisti, come i Nirvana, qui alle prese con Spank Thru (alla loro seconda uscita ufficiale dopo l'EP "Love Buzz/Big Cheese"), e altri che manterranno un discreto livello qualitativo pur senza raggiungere la stessa fama mediatica dei più fortunati cuginetti: parliamo di grandi gruppi come Tad, Fluid o Blood Circus, che sono rimasti nell'anonimato per i più, al contrario di tanti mocciosi sbucati fuori per arrampicarsi sulla cresta dell'onda, come Silverchair, Candlebox, Bush o Creed, spesso niente affatto innovativi e osannati per un successo in gran parte immeritato.

Insomma, innanzitutto un ottimo documento per capire e conoscere le fondamenta del "non genere" più importante dei Novanta, ma anche una bella compilation di 20 brani quasi tutti di elevata fattura, molti dei quali inediti e tuttora reperibili solo qui...

È vero, forse il grunge non è nato con Sub Pop 200.
Ma il bello della storia inizia da qui.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Sub Pop 200 come una compilation essenziale per comprendere le origini della scena grunge di Seattle. Pur non essendo la prima raccolta del genere, rappresenta un manifesto della label Sub Pop e offre una panoramica variegata tra punk, metal e garage rock. La presenza di gruppi storici e nuovi talenti la rende un documento prezioso, con brani inediti e di alta qualità. Un must per gli appassionati di grunge e musica alternativa.

Tracce

01   Sex God Missy (04:27)

02   Is It Day I'm Seeing? (02:56)

03   Spank Thru (03:22)

04   Come Out Tonight (02:43)

05   The Rose (04:04)

06   Got No Chains (05:37)

07   Dead Is Dead (03:33)

08   Sub Pop Rock City (03:15)

09   Hangin' Tree (04:14)

10   Swallow My Pride (03:02)

11   The Outback (03:39)

13   Underground (04:42)

14   Gonna Find a Cave (02:53)

15   Split (02:22)

16   Big Cigar (03:28)

17   Pajama Party in a Haunted Hive (03:58)

18   Love or Confusion (03:21)

19   [untitled] (03:09)

20   You Lost It (03:10)

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