Munito di qualche gingillo elettronico per immortalare l' evento, arrivo davanti ai cancelli del Mazda Palace due ore prima, convinto di aggiudicarmi un posto sotto al palco.... Buonanotte, c'è già l'ammassamento di metallozzi (probabilmente alcuni lì dalla sera precedente), pazienza. Con puntualità più inglese che italiana, alle 4:10 aprono le entrate del palazzetto e, tipo attacco alla Fortezza, si riversa all' interno la folla urlante. Io mi impadronisco di una seggiola degli spalti laterali (si, non è molto metal, ma in mezzo alla bolgia per 7 ore non ci tengo proprio), e attendo i primi della giornata, i Thine Eyes Bleed. Questo gruppo per inciso ho la sensazione che sia lì grazie a un fenomeno molto conosciuto qui da noi, dato che il loro bassista è - guarda un pò che coincidenza - fratello del front-man degli Slayer. Tutto torna adesso. Comunque sia si comincia a suonare ma l'audio dimostra subito la pessima qualità che avrà per -quasi- tutta la serata: suoni impastati e batteria decisamente troppo in primo piano (soprattutto grancassa), al punto che mi son chiesto "Ma come faranno a capirsi tra loro i musicisti?". Vabbè, dopo mezz'ora di pezzi death francamente banali, finalmente stì qui si levano dalle palle e lasciano il posto ai Lamb of God.
Ooh, ora si comincia a ragionare! BOM! Cazzo, hanno tirato una missilata al palco! No no, era solo un effetto a mò di intro (e io che mi aspettavo la musichetta arabeggiante che mettono di solito...), e dai fumi gli agnellini cominciano con "Ruin". Arrivati alla terza traccia, al chitarrista di destra (quello che sembra Gesù ) comincia a fischiargli la chitarra e, per evitare il rumore, saltella avanti e indietro gesticolando verso i tecnici con fare minaccioso. Ma il bello deve ancora arrivare: siamo a metà di un pezzo tratto dall' album nuovo, la folla è calda, i musicisti sono tutti presi, ecco che arriva il break centrale..... salta la corrente. Da 20 metri di distanza ho potuto vedere la faccia del batterista, e vi assicuro che in quel momento avrebbe voluto menare qualcuno, invece si è limitato a lanciare le bacchette sul palco e ad andarsene. 10 minuti per aggiustare tutto, mentre i membri della band giravano sconsolati bisognosi di affetto. Si riprende dunque con un altro pezzo, ma ad un certo punto salta il basso e una chitarra, e così rimangono in tre sul palco. Scena triste ma sotto sotto divertente, insomma non potevano concludere in modo più infelice. Il premio della serata per i più sfigati và a loro senza dubbio.
Si passa ai Children of Bodom e alla ragazzina prodigio che li guida, si nota subito che molti dei presenti erano lì per loro, visto che si alzano tutti in piedi appena entrano accompagnati dalle note di "Una pallottola spuntata" e la voce di un presentatore stile David Letterman. Un pò trash come idea ma simpatica, giusto per non prendersi troppo sul serio. La scaletta dei pezzi è piuttosto varia, prende un pò da tutti gli album, e per fortuna il suono è decisamente migliore, ma non manca il bis di figure di merda: anche per i bambini del lago salta la corrente durante un pezzo, per poi tornare dopo cori di bestemmie da parte del pubblico giustamente incazzato di aver speso 40 sacchi per un servizio del genere. Dopo le scuse Di Alexi si riprende fino alla fine senza intoppi, tra assoli barocchi e incitamenti conditi da vari "fucking fuck". Una prestazione godibile e coinvolgente, tralasciando qualche sbavatura ed erroruccio si può dire che sanno davvero come si fà ad intrattenere la gente, complimenti.
Durante l'attesa per il prossimo show, dalle casse esce “Cowboys from Hell”, e vedere tutta la gente cantarla con passione rende la scena quasi commovente, è vera espressione di vita eterna anche dopo la morte questa (per chi non lo sapesse, è un pezzo dei Pantera, il cui chitarrista è stato ucciso anni fa mentre si esibiva sul palco, brutta storia...).
Siamo arrivati già al penultimo gruppo, degli altri europei e per di più tra i fondatori del death- melodico tanto caro adesso ai gruppi metal-core americani, gli In Flames. La loro presentazione vince il premio per maggior sboronaggine, una fila di gabbie ai lati della batteria (a dire il vero un pò troppo incassata) con sopra neon colorati che creano giochi di luci a tempo con la musica. Sulle note della sigla di “SuperCar” gli svedesi fanno finora il concerto più lungo, data anche la vastità del repertorio. Anche loro pescano, con somma gioia dei fan, un po' da tutta la loro discografia, e hanno la fortuna di essere esenti da improvvisi cali di corrente e di beneficiare di un suono decente. L'idea delle basi elettroniche registrate su cui suonavano, seppur necessarie per la completezza orchestrale dei brani, mi sanno tanto da playback e non le ho apprezzate moltissimo (ma io in genere prediligo i suoni grezzi quindi non faccio testo). Nonostante questo appunto assolutamente personale, la loro prestazione è stata valida e sotto il palco il pubblico era decisamente partecipe, perciò anche gli In Flames sono promossi a pieni voti.
L'Inferno stà per scendere su di noi: viene sbaraccato tutto per far posto al piano rialzato dove troneggia la batteria, ai cui lati si stagliano minacciose casse Marshall impilate a forma di croce rovesciata (ogni commento è superfluo), mentre dietro verranno trasmesse immagini di caos e disperazione ad accompagnare i Maestri, gli Slayer!. Ecco, si sente l'intro pseudo-industrial di “God hates us all”, il palco è stretto dalla morsa del fumo infernale (leggasi “non si vede più una mazza” ) e in mezzo tetre figure oscure si materializzano per esordire con “Disciple”. Alè, ci risiamo: ma chi cavolo hanno messo al banco del mixer ?!? Ma non si rende conto che le chitarre sembrano lavatrici e una delle due si sente meno ?!? No, non si rende conto, visto che così iniziano e così finiranno, con suoni pessimi. Il loro show è, come dire.... il classico show Slayer, sai già quando Kerry si sposterà da Jeff e viceversa, Tom (in versione sempre più Babbo Natale) presenta i pezzi con le stesse battute usate anche nel dvd “War at the Warfield”, le croci rovesciate si sprecano, gli effetti di luce e di fumo sono troppo, troppo invadenti, i pezzi sono suonati bene ma neanche troppo (non capisco se sono troppo forti le distorsioni o loro non riescono a stoppare la corda come si deve, mah...), ma alla folla non gliene frega niente di tutto ciò: un mare in tempesta mi fa pensare che forse il posto in prima fila non sarebbe stata una buona idea. Momenti da ricordare sono quando Tom prende uno degli striscioni dei fan e lo appende sotto la batteria, ringraziando (un gesto davvero bello) e quando chiede al pubblico se vuole una canzone “di ammore” per introdurre “Dead Skin Mask”.
Dopo un'ora alla fine ci salutano promettendo di ritornare, le luci si accendono e una leggera musica jazz ci accompagna all'uscita.
Tutto molto bello, poteva essere perfetto ma la qualità audio e soprattutto i due inconvenienti con l'elettricità non l'hanno permesso purtroppo. Ora vado a dormire che sono distrutto.
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