Copertina di Vasco Rossi Gli spari sopra
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Per appassionati di musica italiana, fan di vasco rossi, curiosi di storia sociale anni '90
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LA RECENSIONE

L'ultimo album di inediti di Vasco era datato 1989, "Liberi... Liberi". A seguire, solo live. Oceanici: San Siro, Olimpico, ex San Paolo. Ovvio che l'uscita de "Gli spari sopra" creò un'attesa spasmodica che venne in parte delusa al momento del primo ascolto (non i fans, categoria a parte). L'album, intendiamoci, è il suo migliore del decennio e, forse, l'ultimo (quasi) riuscito, dato anche il rientro nel gruppo di Maurizio Solieri e Massimo Riva ed, in fase di produzione, Guido Elmi. Vasco molla l'Italia e va a registrare a Los Angeles: ma, nonostante stia laggiù, l'occhio osserva i fatti di casa nostra così da raccontarli tutti ad uno ad uno. Vasco prende atto di alcuni "fattori": la musica è cambiata (il punk è roba giurassica ed il rock da classifica si chiama Gun's 'N' Roses); ha fatto il suo ingresso nelle chart americane il rap e l'hip-hop (già da qualche anno, a dire il vero); in Italia è scoppiata Tangentopoli e lo scenario politico sta cambiando bruscamente (ma la discesa in campo del Cavaliere avverà solo l'anno dopo). Così il nostro mette a punto un album decisamente rock (potrebbe essere un album dei Gun's cantato da Vasco, per dire), molto arrabbiato, a volte persino "definitivo", ma troppo lungo (64') e con qualche zavorra di troppo.

L'album si apre con "Lo show" in puro Solieri-style con Vasco semi-biascicante (ritorno al passato?) ed una marea di turnisti a ruotargli intorno: alla batteria Gregg Bissonette, al basso Rand Jackson ed alla chitarra Steve Farris. Ma, ed è un pò il leit-motiv del disco, a Vasco sembra interessare il discorso "Televisione". Nel 1993 le reti private avevano già, di fatto, soppiantato quelle della Rai superandole negli ascolti, certo in alcuni casi a scapito della qualità, e la televisione diventava sempre più uno status-symbol (celebre l'affermazione: "Non sei nessuno se non vai in Tv"). E' un discorso che oggi, in epoca social, pare roba del mesozoico (oggi non sei nessuno se non sei su TikTok, Instagram o dove volete voi) ed è un passaggio dell'album tremendamente invecchiato (colpa non certo di Vasco, ma dei tempi). In "Non appari mai" il concetto di base è quello: è vero solo se lo dice la Tv, esisti solo se appari in Tv. Il passaggio in cui dice: "...noi siamo tutti belli e sani/e non c'è niente da pensare", nel 2003, a San Siro ed a Fabriano, venne modificato (tra il giubilo del pubblico) in: "...noi siamo tutti belli e sani/votiamo tutti Berlusconi" (ironia, ovviamente). Ancora più chiaro in "Delusa" (che non è, però, uno dei suoi brani più convincenti): fu il primo singolo estratto dall'album (scelta curiosa) ed era una feroce critica al programma di Italia 1 "Non è la Rai" (quello con Ambra telecomandata da Gianni Boncompagni: ve l'ho mai detto che io ai tempi, 9 anni, scrissi una letterina ad Ambra?, vabbè meglio non aprire certi armadi...) in cui il "lupo" era Boncompagni e che, insomma, mica la raccontava giusta. Le ragazze di "Non è la Rai", dato il successo della canzone, colsero la palla al balzo ed incisero "Affatto deluse" (ma chi se la ricorda?). Ritmo rock-dance ebbe una serie lunghissima di remix (pare la copia "primordiale" di "Rewind" fatta un po' meglio).

Decisamente meglio il resto, dalla Tangentopoli commentata da par suo con la title-track (cover di "Celebrate" degli An Emotional Fish, una delle poche cover nella discografia del cantautore emiliano e di gran lunga la migliore) e s'inventa due (semi)ballate meravigliose: "Vivere" e "Gabri". La prima è opera, soprattutto, di Massimo Riva: scura, per certi versi definitiva, ma con quel piccolo spiraglio di speranza nel finale e, forse, il miglior testo di sempre di Vasco ("...vivere/è passato tanto tempo/vivere/è un ricordo senza tempo"). In "Lettera da lontano", anno di grazia 2003, un gigante come Enzo Jannacci la citerà: "...lettera a Vasco Rossi/mi piace sentirgli dire che oggi è spento", si trattava di un omaggio che il cantautore milanese fece a Vasco ricambiando la "cortesia" di quando lo stesso Vasco disse che una canzone-manifesto come "Siamo solo noi", 1981, nacque con "Quelli che...", 1975, come fonte d'ispirazione. "Gabri" è un caso a sè, perchè all'epoca nessuna sapeva nulla e tutti pensarono si trattasse di una storia inventata (ad ascoltarla, in effetti, potrebbe essere): il secondogenito Luca nacque proprio dalla relazione con Laura Schmidt (che qui diventa "Gabri") aveva all'epoca 17 anni mentre Vasco molti di più, ed insomma lui racconta tutto con dovizia di particolari. Va detto che il testo, a volte, piglia delle sbandate terrificanti ("...voglio sentire ancora il tuo piacere/esplodere nel mio") a volte vola altissimo ("...domani sarà tardi per rimpiangere la realtà/è meglio viverla") ma la melodia composta da Roberto Casini (ed il relativo video diretto da Ambrogio Lo Giudice, mai trasmesso in Tv perchè considerato troppo "spinto") giustificano tutto, e poi c'è l'orchestrazione degli archi arrangiata da Fio Zanotti, la chitarra acustica del solito (ineffabile) Maurizio Solieri e il solo finale di Andrea Braido.

Fa anche i conti con l'età che avanza (lo aveva, a dire il vero, già fatto) ma funziona benissimo "L'uomo che hai di fronte" così come merita un disco a parte la splendida "...Stupendo" (perdonate, se potete, il gioco di parole). E' un grande affresco di storia italiana, inutile girarci attorno: tutti quelli che "volevano al potere la fantasia", rivoluzionari, anticonformisti, il '68, lo Stato da rovesciare, "borghesi tutti appesi", si chiede Vasco: "...non mi dire che son quell lì?", perchè, nel frattempo, quelli lì (sì, sono loro) si sono ben piazzati alla catena di comando, guidano il timone e sono molti "amici" dello Stato (a me, giuro, ogni volta che ascolto questa canzone viene in mente Mario Capanna...) ed anche a me: "...sì, stupendo, mi viene il vomito". La coda finale di chitarra elettrica è spettacolare e nei live, di solito, è tirata (giustamente) per le lunghissime. E' divertente (quasi country, quasi) anche "Occhi blu".

Meno altre cose. E qui il discorso iniziale: troppa roba, troppo lungo. Pezzi come "Ci credi" (titolo, peraltro, riciclato) in cui si ringrazia la vita (e la compagna, suddetta, Laura nell'esistere) lascia il tempo che trova (per quanto orecchiabile), così come il divertissement de "Vuoi star ferma!" o l'incompiuta "Hai ragione tu", scritta in combutta con Dave Stewart, ex Eurythmics,, con un assolo di chitarra a firma Pino "prezzemolino" Daniele (all'epoca collaborava davvero con chiunque). E poi "Walzer di gomma" (in "Liberi... Liberi" c'era il tango (della gelosia), qui c'è il valzer): brano composto, dozzinalmente, da Vasco già nel 1983 e destinato a finire in "Cosa succede in città", 1985, ma ci fu l'arresto per possesso di stupefacenti ed il pezzo venne accantonato per fare posti ad altri. A me non fa impazzire (la chiusa de "Gli spari sopra" mi pare deboluccia) ma la definizione del brano che ne dà il sito Canzoni contro la guerra mi sembra adatta assai: "[...] Sulla scia di un album che già dal titolo era pienamente "contro la guerra", troviamo quest'ultima traccia, che ci ricorda, ancora, che "questa guerra non passa più", accanto a persone che sembrano non avere più cervello, ma solo una gomma malleabile da chi detiene il potere".

Fu l'album, in Italia, più venduto dell'anno e dunque, come dico sempre in questi casi, aveva ragione lui (Vasco, in questo caso).

Per la recensione ringrazia un "vaschiano" di ferro, mio amico, M.M., che qui mi ha davvero aiutato molto.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Gli spari sopra', il ritorno di Vasco Rossi agli inediti dopo anni di live. Pur celebrando le sue vette musicali e il successo commerciale, mette in luce le lunghezze e alcune cadute di stile. Si evidenzia il forte legame del disco con l'attualità sociale e il suo essere uno specchio degli anni '90, tra rock impulsivo e riflessioni disilluse.

Tracce testi video

01   Lo show (05:06)

02   Non appari mai (05:10)

03   Gli spari sopra (Celebrate) (03:31)

06   Ci credi (04:18)

08   Stupendo (06:34)

09   Vuoi star ferma (04:48)

10   L'uomo che hai di fronte (06:20)

11   Occhi blu (04:29)

12   Hai ragione tu (04:19)

13   Walzer di gomma (04:01)

14   Gli spari sopra (intro video) (01:26)

Vasco Rossi

Vasco Rossi (Zocca, 1952) è cantautore e rocker italiano. Debutta nel 1978 con ...Ma cosa vuoi che sia una canzone..., quindi impone un linguaggio diretto e un rock da stadio con album come Siamo solo noi, Bollicine e Gli spari sopra. Autore di brani celebri come Albachiara e Vita spericolata, ha reso i live negli stadi un rito nazionale.
89 Recensioni

Altre recensioni

Di  Danilo1987

 "E' un Vasco oltre che maturo, molto incazzato in questo periodo e lo si sente dalle parole."

 "L'assolo finale di 'Vivere' ogni volta che lo sento mi fa godere neanche stessi davanti ad una ragazza nuda o ad un quadro del Botticelli."


Di  Il Tarantiniano

 Questo è il disco più "incazzato" del Vasco prima della sua lenta caduta, quando sapeva ancora scrivere pezzi con un senso e riuscire a tirare fuori la rabbia che aveva dentro, come un vero rocker.

 "Vivere" è un piccolo gioiello della sua carriera, con un testo molto semplice ma grandioso, con musica quasi da olimpiadi e un assolo finale meraviglioso.