Copertina di Vasco Rossi Non Siamo Mica Gli Americani
Viva Lì

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Per appassionati di musica rock italiana, fan di vasco rossi, amanti della musica anni '70, studenti di storia culturale e musicale, ascoltatori interessati ai testi impegnati e al contesto sociale italiano del passato.
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LA RECENSIONE

Francamente oggi è insopportabile: nuota nell'oro come Paperon de Paperoni, è corteggiato da decine di marchi pubblicitari famosi e riempie gli stadi anche quando i biglietti costano 100 euro, vederlo cantare "Un senso" (che io considero la canzone italiana più insulsa degli ultimi trent'anni) mette tristezza e malcelata malinconia.

E sì, perchè, per chi non lo sapesse, anche il Vasco ha avuto il suo periodo d'oro, ed era pressapoco intorno al 1979. Sia chiaro, faceva dischi molto originali e non vendeva più di dieci copie, era indipendente e aveva il coraggio di osare.

Lo dimostra in maniera eccellente questo capolavoro (l'unico, e tengo a sottolinearlo, l'unico, nella lunga e dispendiosa discografia di Vasco), "Non siamo mica gli americani". Sapeva fare il rock, sapeva spaziare da genere a genere (il blues, il pop, il rock, il tardo vaudeville) e, soprattutto, aveva il coraggio di parlare di argomenti tabù (sesso, droga, pacifismo, desolazione giovanile) ad un Italia ancora bigotta e già sfasciata dai morti eccellenti per mano di brigatisti killer. Tutti lo chiamavano 'tossico', tutti dicevano che era un balordo, e un fondo di verità forse c'era, ma non era questo il problema: che fosse tossico o balordo Vasco sapeva fare musica, e sapeva addirittura cantare senza prendere nemmeno una stecca.

"Non siamo mica gli americani" è un disco che chi è giovane non può comprendere, inzuppato com'è fino alle orecchie di robaccia come "Senorita" e per la scarsa conoscienza storica (sia essa sociale o politica) presente in Italia in quegli anni. Perchè è difficile capire oggi, se si è giovani, cosa voleva dire cantare quasi trent'anni fa "Fegato, fegato spappolato". Oggi sentir parlare di droga è all'ordine del giorno, ma nel 1979 parlare di droga in maniera tanto libertina e schietta era quasi come mostrarsi nudi in televisione (cioè era un peccato quasi mortale).La sferzata rock di "Fegato, fegato spappolato" si contrappone alla lucida calma di "Per quello che ho da fare (Faccio il militare)", brano che inneggia al pacifismo: Vasco si chiede a che cosa serva l'addestramento militare se non ci sono guerre a cui partecipare, e chiude con un mesto "Per quello che ho da fare,....faccio il militare". Il brano, musicalmente semplice, si divide in due parti: la prima introduce il discorso del brano, la seconda lo esplica meglio. Assolutamente d'atmosfera "Sballi ravvicinati del terzo tipo", anche qui si allude alla droga e si fa il verso al celebre capolavoro di Steven Spielberg "Incontri ravvicinati del terzo tipo", ma, se il brano è molto bello soprattutto per quanto riguarda il testo, il finale interspaziale, coi suoni della navicella spaziale, mette i brividi ad ogni ascolto.

Non resta che parlare anche un pò dei giovani (quando Vasco lo sapeva fare, non come ora che vuol ergersi a paladino della gioventù quando, in proporzione, fa più soldi lui di Bill Gates), "Io non so più cosa fare" è l'antesignana di "Siamo solo noi", solo con più rabbia e più lucidità. Molto riuscita anche "La strega" in cui si racconta la strana vita di una abitueé delle discoteche, mentre "Va bè" è un dixieland deliziosissimo, non privo di sfumature ironiche più che godibili. Non fa una grinza nemmeno "Quindici anni fa", in cui Vasco riprende la lezione del rock americano, ma il pezzo da novanta, quello che passerà alla storia è "Albachiara", la madre di tutte le ballate italiane, un brano che mette serenità e provoca angoscia: la solitudine di una ragazza nel manifesto della gioventù di fine anni Settanta, accenni sessuali perfetti ("con una mano, una mano ti sfiori") e una coda finale tanto mirabile quanto sorprendente. All'epoca, nessuno disse niente: "Albachiara" passò inosservata. E pensare che gli arrangiamenti furono curati da Gaetano Curreri, odierno leader degli Stadio (insomma, non proprio un genio nel senso stretto del termine).

"Non siamo mica gli americani" è bellissimo: chi avrà il piacere di ascoltarlo (e capirlo) avrà modo di apprezzarlo, chi detesta Vasco a prescindere è meglio che non lo ascolti proprio perchè non capirebbe niente, chi è giovane, o apprezza la storia del nostro paese o troverà questo album insignificante.

Poveri loro, non sanno quello che si perdono.

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Riassunto del Bot

La recensione riscopre il valore autentico e innovativo di "Non Siamo Mica Gli Americani", l'unico vero capolavoro di Vasco Rossi. Il disco, uscito nel 1979, si distingue per la sua originalità musicale e per il coraggio nei testi, affrontando temi tabù in un'Italia ancora bigotta. Viene evidenziato come questo lavoro racconti la realtà sociale e giovanile di quegli anni con forza e sincerità, segnando un punto alto nella carriera dell'artista spesso criticato per la sua fase moderna.

Tracce testi video

01   Io non so più cosa fare (04:01)

02   Fegato, fegato spappolato (03:15)

Leggi il testo

03   Sballi ravvicinati del 3º tipo (05:12)

04   (Per quello che ho da fare) faccio il militare (04:33)

05   (Per quello che ho da fare) faccio il militare (reprise) (00:37)

06   La strega (La diva del sabato sera) (04:45)

Leggi il testo

08   Quindici anni fa (05:12)

09   Va be' (se proprio te lo devo dire) (03:11)

Vasco Rossi

Vasco Rossi (Zocca, Modena, 1952) è un cantautore e rocker italiano. Attivo dalla fine degli anni ’70, è noto per brani iconici e tour negli stadi, figura centrale e divisiva del rock in Italia.
90 Recensioni

Altre recensioni

Di  Il Tarantiniano

 Siamo di fronte al Vasco con la V maiuscola, quando ancora voleva comunicare per una generazione, quando sapeva rischiare, quando sapeva farti sognare.

 Ti sa prendere, ti sa far cantare a squarciagola come nessun altro... ovviamente sto parlando del Vasco prima della sua lenta e dolorosa caduta negli ultimi 7 anni.


Di  JpLoyRow3

 "Così tanto (e così bello) in così poco spazio."

 "Non siamo mica gli americani, duole dirlo, è il miglior lavoro di Vasco."