Supergruppo con 3 ex Guns'n'Roses (Slash, Duff McKagan e Matt Sorum), Scott Weiland, ex voce di Stone Temple Pilots, e Dave Kushner - ammetto, non so chi sia.
La prima impressione che dà l'opener Sucker Train Blues è quella di trovarsi di fronte a dei GnR con, finalmente, un vero cantante alla voce: Weiland se la cava egregiamente anche con un repertorio che non è proprio tipico del suo passato (vd. anche Do It For The Kids e la roboante Big Machine).
Nel prosieguo i nuovi compagni d'avventura si grungizzano, permettendo l'utilizzo di arrangiamenti vocali di tipica scuola STP/Alice In Chains al buon Scott (Headspace, Superhuman). Ci sta anche una bella ballatona come You Got No Right, per poi volare dritti alla chiusura con l'accoppiata Slither/Dirty Little Thing (che richiamano alla mente la Sex Type Thing del primo album degli STP) e, di nuovo, la lenta e melodica Loving The Alien.
Naturalmente l'effetto novità di dischi come questo è prossimo allo zero, e se proprio ne vogliamo trovare un'altra pecca, questa risiede nella mancata omogeneizzazione dei 2 generi di partenza - street e grunge - nelle diverse composizioni, dato che i brani dell'album tendono ad appartenere in maniera abbastanza netta all'uno o all'altro genere.
La qualità media dell'opera è comunque di alto profilo, ed in definitiva possiamo considerare i VELVET REVOLVER e questo loro Contraband come una delle cose migliori ascoltate in ambito Rock'n Roll negli ultimi mesi, a dimostrazione che la classe, quando c'è, non sempre evapora al caldo sole tropicale di qualche villa miliardaria...
W eiland ancora a cantare come 10 anni fa con la voce rauca!! Ma a Slash non glielo hanno ancora detto che il rock alla Guns è morto da almeno 15 anni????
Più passa il tempo e più mi accorgo di come i cosiddetti “metallari” non sono molto dissimili dalla cosiddetta MTV-generation... dal fan medio di Britney Spears, Ricky Martin, Lunapop...
Solo a leggere il nome Velvet Revolver, ma soprattutto ad andare infondo al booklet e leggere i componenti della band, aveva fatto raggelare il sangue all’ignaro acquirente.
La semplicemente superba opening track, 'Fall to Pieces', commovente tecnicamente eccelsa, con un feeling che nell’hard rock non si sentiva da davvero parecchio.
"Un buon album, non straordinario ma comunque elaborato da artisti con una grande esperienza dietro le spalle."
"Questi VR hanno bisogno solo di un po' di originalità che li possa distinguere da altri supergruppi del genere."