Siamo agatopisti intorpiditi in perenne cerca di soddisfazione, agitatori di subitanea gnegnera, certo, null’altro che sommozzatori dell’inusitato, resuscitatori a tempo perso di proverbiali perle ai porci. Ma non dimenticatevi, auscultatori ancheggianti a pie’ sospinto, sembra pur dirci questo tale William Onyeabor, che la musica serve soprattutto a bruciar calorie in eccesso e sentirsi divinamente. Ed io, modestamente, se del secondo mode d'être forse ebbi un tempo qualche raro barlume, del primo non ho esperienza alcuna.
Ciononostante, mi premerebbe narrarvi la storia di cotal buttero della Nigeria. Entriamo nel merito: William Onyeabor, chi è costui? — così recita il titolo della bombastica raccolta per la byrniana Luaka Bop. Anch’io, come tutti noi non-nigeriani ma ‘nfoiati di funk d’antan, ebbi l’onere di scoprire la fiammeggiante musica del suddetto per via di quell’etichetta post-coloniale. Diomede! Lunga vita a D.B., checché se ne dica.
Allurevole quant’altri mai, quest’enigmatico musicista ha avuto, pare, una vita piuttosto dimessa che, però, non vi racconterò. Che volete da me? Perdinci, chiedete a Lector: è lui il biografo dei musicisti dimenticati da Dio e dagl’uomini, il dealer delle summenzionate perle ai porci.
Quel che importa è che Willy O. è autore, tra la seconda metà dei fuggevoli anni Settanta e la metà del decennio plastificato che ebbe il destino di succederlo, d’una manciata di sbrilluccicosi dischi quantomeno stuzzicanti, per non dire strabiglianti. È il ritmo, manco a dirlo, che la fa da padrone. E la voce, del padrone, segue con una sincopatezza mica da ridere. I migliori pezzi, o perlomeno la maggior parte, son stati raccolti in questa raccolta, i quali pezzi non sono però affatto raccolti, ma piuttosto strabordanti, debordanti e altri parasinonimi. Pezzi lunghi a volte quasi dieci minuti, che ripetono ossessivamente pochi giri armonici, ma che, appena finiti, vorresti riascoltare daccapo.
Onyeabor è un prete di campagna a cui, istintivamente, si vuol bene. Altro che spiritual, qui si viaggia più veloce e più obliquamente, non proprio in verticale. Soprattutto gli si vuol bene perché fa muovere i culi (e le teste seguono, come sapete), con quelle sue grooveggianti predicazioni senza pulpito, quasi il sintetizzatore si facesse organo da chiesa e i lustrini paramenti. Altro non so dirvi, se non: amen, andate in pace.