A vederlo non si puo' non provare simpatia e curiosità verso questo personaggio di nero vestito e magro come un chiodo.

Incarna il prototipo del cantautore newyorchese losers per professione e per sfiga. Willie Nile non ha mai conosciuto la fama mondiale pur avendo sempre ricevuto la benedizione della critica e dei colleghi musicisti. Il perchè è una di quelle domande a cui sembra non esistere una risposta. E' così e basta.

Carriera travagliatissima la sua, ostacolata da case discografiche che a volte, sembrano messe li' più per distruggere artisti piuttosto che per aiutarli. In quasi trent'anni di carriera o meglio dall'uscita del suo primo disco nel 1980, Nile ha fatto uscire solo una mezza dozzina di dischi, tra cui quel "Streets of New York" del 2006 che sembra aver rilanciato la sua carriera su una buona strada, lontana comunque dai bagliori dei mass-media. Incurante di tutto questo il nostro man in black continua a girare il mondo con la sua musica carica di elettricita' e allo stesso tempo romantica e malinconica. Recentemente è passato in italia per una serie di concerti che hanno toccato posti e citta' lontani dal grande circuito mediatico.

Spesso accostato a Dylan, Mellencamp o il primo Springsteen, Willie Nile con il tempo ha aquisito un suo stile inconfondibile che in questo nuovo lavoro viene messo in risalto in tutte le sue sfacettature.

Il titolo dell'album lascia poco all'immaginazione House of a thousand guitars, che e' anche il titolo della canzone di apertura e' un sentito omaggio a suoi  idoli musicali che vengono citati nel testo. Troviamo così Hendrix che suona tutta la notte in mezzo alla nebbia color porpora... Robert Johnson che canta allo scoccar della mezzanotte  con la luna del Delta... e poi Dylan, Stones, Muddy Waters... Canzone rock che mi ricorda tanto i Clash di "London Calling".

Il disco come ho detto si divide tra canzoni elettriche come Run che sembra uscita dalla chitarra dello Springsteen a cavallo tra Darkness e The River, la quasi southern Doomsday Dance o la simil punk Magdalena e canzoni piu' malinconiche dove secondo me esce la vera anima di Nile.

La stupenda When the last light goes out on Broadway con le sue atmosfere che fanno tanto New York anni '70. Per le sue composizioni piu' romantiche si avvale in abbondanza del suono del pianoforte come nella evocativa Now That the war is over che racconta di quanto una guerra non lasci piu' nulla dietro di se', se non i pianti di chi ha perso i propri cari o come il piccolo gioiello del disco The midnight Rose che cresce, cresce fino all'apoteosi ricordandomi la E-street Band degli anni settanta. Insomma se volete capire cos'è Nile dovete arretrare nel tempo e arrivare a New York nella meta' degli anni '70, gli anni di Patti Smith, Lou reed, Television, Springsteen, Bob Seger.

Elenco tracce e video

01   House of a Thousand Guitars (04:04)

03   Doomsday Dance (04:14)

04   Love is a Train (05:28)

05   Her Love Falls Like Rain (03:03)

06   Now That the War Is Over (04:35)

07   Give Me Tomorrow (04:46)

08   Magdalena (03:48)

09   Little Light (04:59)

10   Touch Me (04:48)

11   The Midnight Rose (04:19)

12   When the Last Light Goes Out on Broadway (04:05)

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