Ci sono sogni e ci sono incubi ma sempre di sogni si tratta e c'è la realtà, a volte reale e a volte onirica.

Campino (il cui vero nome è Andreas Frege, è un cantante ed attore tedesco, leader di una band punk rock tedesca i “Die Toten Hosen”) interpreta Finn, un fotografo professionista in crisi esistenziale, il quale dopo un incontro ravvicinato con la morte per via di uno scampato incidente automobilistico decide di dare un taglio al suo presente prendendosi un periodo sabbatico per riprendersi un po' e tornare al suo meglio.

La vicenda inizia lontano da Palermo, continua a Palermo e finisce a Gangi un paesino vicino a Palermo, la scelta di dirigersi dalla Germania a questa città è dettata forse da un'imbarcazione o una chiatta che trasporta pure una vecchia 500, che Finn ha l'occasione di fotografare mentre gli passa davanti galleggiando e il cui nome sulla prua è proprio Palermo.

A causa degli incubi ci si ritrova spesso in situazioni psichedeliche e l'ottima colonna sonora spinge non poco verso queste sensazioni e ci avvicina ai vari incontri con la morte impersonata dal grande Dennis Hopper (in uno dei suoi ultimi film r.i.p.) e visioni ad occhi aperti ci fan vedere un ologramma di Lou Reed che dialoga con Finn.

L'Italia o meglio la Sicilia o meglio ancora Palermo è vista con gli occhi di uno straniero e per questo lascia affascinati, come a me ha lasciato di stucco o più che altro son rimasto piacevolmente sorpreso di sentire ad un certo punto Fabrizio De Andrè (r.i.p) che cantava “Quello che non ho” chissà come mai questa scelta da parte di Wim Wenders. tra l'altro in un altro momento del film viene pure inquadrato la copertina dell'album, insomma più che un omaggio al mio amatissimo cantautore.

A mio avviso i dardi o le frecce scagliati o che si vedono nell'affresco ciquecentesco che Flavia (interpretata dalla brava Giovanna Mezzogiorno) sta restaurando, nella trama del film son una specie di inconscio filo conduttore che porta alla morte ma anche all'amore ovvero alla vita.

Morte, amore, vita, visioni, sogni, incubi, realtà e introspezioni, temi cari anche ad Ernst Ingmar Bergman e a Michelangelo Antonioni (r.i.p.) scomparsi nello stesso giorno, proprio nel periodo in cui è stato girato il film e a cui Ernst Wilhelm “Wim” Wenders l'ha poi dedicato e niente.

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