Copertina di Winger Pull
pier_paolo_farina

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Per appassionati di hard rock anni '90, fan di musica rock classica, cultori di album sottovalutati, amanti di chitarristi tecnici e di testi profondi
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LA RECENSIONE

Charles Frederick Winger, detto Kip, è un dotato musicista nativo del Colorado, con papà e mamma jazzisti e quindi immerso (beato lui) nella musica sin da minuscolo embrione. I genitori gli fanno iniziare gli studi di teoria e pratica musicale quando ha solo cinque anni, così che a soli nove già si esibisce nelle scuole coi fratelli più grandicelli, suonando i Beatles e più tardi pure il progressive.

Fattosi giovanotto, Kip svaria i suoi interessi artistici studiando a fondo chitarra classica e balletto classico, poi si trasferisce a New York per diventare musico professionista, ben presto vi riesce spostandosi a Los Angeles, ingaggiato come bassista da Alice Cooper. Il successivo incontro con due ottimi chitarristi come Reb Beach (folgorante e tecnicissimo, poi nei Dokken ed ora negli Whitesnake) e Paul Taylor (più ordinario, ma gran compositore, attualmente apprezzato autore di colonne sonore) e col batterista fusion Rod Morgestein (ex-Dixie Dregs, poi anche Jelly Jam, attuale detentore di una cattedra di insegnamento a Berkeley, un demonio di precisione e gusto) dà il via al progetto Winger, il gruppo.

I tempi (fine anni ottanta) sono quelli famigerati dell'Hair Metal, dei capelli cotonati, dei ritornelli rimbombanti e faciloni, dei fuseaux e dei petti villosi. Gli Winger si fanno teleguidare dai loro managers e cavalcano la tendenza del momento, ricevendo immediati e polposi riscontri in termini di successo e di vendite. I due primi album entrano in classifica ed in rotazione MTV e impongono Winger all'interno del folto gruppo di realtà class metal capaci, allora, di vendere milioni di dischi, similmente a Dokken, Whitesnake, Def Leppard, Motley Crue, Journey, Cinderella, Bon Jovi, Kiss naturalmente e poi ancora Poison, Heart, Warrant, Giant, Triumph.

Sono due dischi ben suonati e cantati ma perfettamente anonimi, oggi dopo vent'anni del tutto superflui, reggendo in effetti malissimo il tempo. Ma la vera e stimabile carriera di Kip Winger comincia con questo che è ufficialmente il terzo album della formazione, in realtà da considerare come il suo primo da solista. Esce nel 1993, esattamente nel periodo in cui le grandi holding discografiche americane concertano la drastica svolta verso il grunge di pressoché tutte le risorse commerciali e finanziarie destinate al rock. Nirvana, Alice in Chains, Pearl Jam e Soundgarden spopolano, tutto ciò che proviene da Seattle diventa oro colato, la rabbia e la depressione e la spoglia immediatezza tardo punk prendono il posto delle pose da stallone, dei testi macho e delle virtuose gragnuole di note chitarristiche che avevano infestato la decade precedente. Bene così, perchè in questo disco non vi è quasi più nulla del patinato e narcisistico hard rock dei primi due album, un genere a quel punto definitivamente entrato in disgrazia dopo anni di baldoria.

Lo strumento conduttore di pressoché tutti i brani è, per dire, la chitarra acustica, suonata quasi esclusivamente dallo stesso Kip, in uno stile sobrio e potente, assolutamente lontano dal folk, con la tensione e la risolutezza proprie dell'hard rock. La voce del leader si fa drammatica e coinvolgente, la sua abilità arrangiativa la rende protagonista di ricche partiture, con sovraincisioni ed armonizzazioni messe spesso a fare da sfondo, in un ruolo solitamente riservato alle tastiere. I testi si fanno introspettivi ed addirittura politici, uno di essi ("In For The Kill", bellissimo) se la prende direttamente con la guerra del Golfo ed i veri interessi che l'hanno promossa. E' insomma un disco vero, ispirato, emozionante, ben cantato e inevitabilmente ben suonato dacché Reb Beach e Morgestein sono due veri virtuosi e danno valore aggiunto al tutto con passaggi strumentali rivestiti di classe (il gruppo si è nel frattempo ridotto a trio, facendo a meno di Paul Taylor).

Purtroppo il cambiamento di rotta, di intensità e di qualità non viene colto dagli appassionati di rock ed il disco vende molto meno dei predecessori. Probabilmente il nome Winger era oramai sputtanato, diciamo così, dall'immagine del gruppo costruita in precedenza, forse più semplicemente qualsiasi cosa fatta in quel momento senza indossare camicie di flanella e senza avere manco un parente di Seattle non poteva in nessun modo essere accettabile, e quindi spinta e pubblicizzata dai padroni del vapore.

Il disco giusto nel momento sbagliato dunque, che peccato. Tutto infatti di quest'album è perfetto o quasi, anche la confezione elegante e senza più il ridicolo logo Winger alla robocop che aveva infestato le precedenti copertine. Vi consiglio perciò caldamente questo bell'esemplare, poco conosciuto e diffuso, di hard rock americano, intelligente trascinante e pieno di talento, segnalando, per chiudere, le sue cose migliori. Che sono "Down Incognito", bella nel suo essere il singolo, a suo tempo di discreto successo negli USA, poi "Junkyard Dog" con la sua peculiarità di iniziare elettrica e finire acustica, mutando pelle con incredibile coerenza e forza, poi ancora "The Lucky One" una magnificenza dalle infinite risonanze elettroacustiche, ed anche "Like A Ritual" che gode di una coda percussionistica nella quale Rod Morgestein e l'ospite Alex Acuna, ben lungi dall'eseguire assoli, fanno cose magiche con suoni magnifici, quasi tribali. Ciliegiona sulla torta, l'epilogo "Who's The One", il capolavoro di carriera di Kip Winger: due chitarre acustiche, percussioni e infinite voci di sottofondo, per una ballata hard che a mio parere dovrebbe appartenere alla memoria di qualsiasi appassionato di buona musica rock, essendo fra le mie preferite in assoluto.

Come possono una voce forte e passionale ed una chitarra acustica suonata con tensione e pathos esulare completamente dalle atmosfere folk ed inserirsi nel rock pesante? Qui vi si trova un fulgido esempio, degno di un Led Zeppelin III.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Pull' come un album di hard rock maturo, intenso e ispirato, lontano dagli stilemi hair metal dei predecessori di Winger. Qui Kip Winger si mostra al suo meglio, in brani ricchi di arrangiamenti raffinati e testi profondi. Malgrado il cambiamento di rotta e la qualità elevata, l'album non ottenne il successo sperato a causa della predominanza del grunge in quegli anni. Oggi è considerato un lavoro di valore, ideale per gli appassionati di rock autentico e ben suonato.

Tracce testi video

01   Blind Revolution Mad (05:26)

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04   In My Veins (03:15)

05   Junkyard Dog (Tears on Stone) (06:54)

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06   The Lucky One (05:21)

09   Hell to Pay (03:22)

10   Like a Ritual (05:02)

11   Who's the One (05:53)

Winger

Winger è una rock band americana guidata da Kip Winger, emersa alla fine degli anni '80 con sonorità hard rock/AOR e nota per il virtuosismo strumentale e i ritornelli melodici.
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