Bugonia è un episodio delle Georgiche di Virgilio in cui viene illustrata la credenza diffusa fin da tempi più antichi che da corpi morti possa spontaneamente generarsi nuova vita. Nella fattispecie in Georgiche- IV, 528-558 è narrato l'episodio in cui dalla carcassa di un bue morto nasce uno sciame di api.

Messi da parte certi eccessi spesso disturbanti in modo provocatorio e messo il suo indubbio talento visivo al servizio del fulcro tematico della storia, il già celebrato e premiatissimo Yorgos Lanthimos realizza un film più equilibrato e se vogliamo "tradizionale" dei suoi precedenti. E pur non perdendo una vena satirica feroce e non rinunciando a momenti grandguignoleschi, si concentra più sui contenuti che sulla forma.

Il tema qual'è? In sostanza è quello del complottismo di matrice archeoantropologica, laddove la specie umana e le civiltà da essa via via create sono frutto di una contaminazione/colonizzazione extraterrestre.

Ma non bisogna pensare che si tratti di un film sul complottismo e sui complottisti. Questi, sebbene rappresentati in tutta la loro piena controversa natura, sono per Lanthimos il mezzo per dirci qualcosa di meno polemico e di più filosofico. Sono la via trasversale per farci riflettere su problematiche che riguardano tutti e che il complottismo ha solo radicalizzato - talora in maniera troppo emozionale - senza per questo sminuirne l'importanza.

L'incipt del film è un'introduzione ambientalista e biologica sul ruolo cruciale delle api nell'ecosistema generale. Dopodiché la storia mette in scena il piano di due cugini per rapire la presidente nonché la mente di una multinazionale chimico-farmaceutica che fa ricerca avanzata. I due sono molto legati affettivamente, ma molto diversi. Uno colto, consapevole, istruito, lucido, anche se pensa e si muove sul margine di una paranoia mediatica molto amplificata; l'altro ingenuo, sempliciotto, remissivo. Due operai e apicultori che vivono in una casetta di campagna piuttosto isolata e hanno maturato nel tempo la certezza della natura aliena della donna (una andromediana).

Il rapimento va a buon fine, ma l'interlocuzione tra cercerieri e prigioniera non sembra portare a qualche forma di compromesso. Tra vari episodi che mettono a repentaglio il piano e il duello dialettico tra il cugino più colto e la presunta aliena, alla fine si scopriranno verità inattese che mettono in discussione ogni possibile congettura e previsione da parte dello spettatore.

Bugonia è un film pazzesco. Oltre a essere l'opera di Lanthimos che a oggi ho preferito in assoluto, ha una tale densità e una tale forza dinamica da inchiodare allo schermo e da lasciare - dopo l'incredibile apocalittico finale - tracce durature e brucianti. Sottolineando che dopotutto e probabilmente certi complottisti hanno ragione, benché quasi sempre sbaglino l'approccio nel contraddittorio e si lascino - paradossalmente - condizionare negativamente dalla massiccia e costante azione denigratoria degli anti-complottisti. Cosa che per buona parte del film viene chiaramente evidenziata, salvo poi ristabilire un baricentro di possibili verità che molti di certo non digeriranno.

Un fatto è certo: chiunque veda Bugonia non può restare indifferente e non schierarsi o quanto meno porsi in un qualche punto del conflitto sociologico che è andato costantemente crescendo grazie ai media e a internet. Per quanto lo scetticismo esista tra gli uomini dalla notte dei tempi (in campo scientifico o teologico che sia) nella contemporaneità esso è diventato uno spartiacque che alimenta forme di conflitto culturale ancor più accese che quelle politiche o sportive. La messa in scena del regista greco è inequivocabile nella sua rappresentazione pura così come nella sua rappresentazione metaforica e allegorica. Corroborato da una narrazione pulita e comprensibile, da una fotografia lucente e nitida, da ambientazioni perfette per essere funzionali alla storia, nonché sorretto da una prova di attori a dir poco straordinari (Emma Stone e il duo Jsse Plemons e Aidan Delbis), il film coinvolge senza travolgere per i quattro quinti della sua durata, per poi strabiliare in modo gistamente quasi favolistico nel finale rivelatore.

Pur essendo di fatto un remake del film sudcoreano Jigureul jikyeora! non c'è paragone tra la produzione messa in atto da Lanthimos e quella firmata qualche anno prima da Jang Joon-hwan. Due cose molto diverse e con un tasso di stratificazione e coinvolgimento non paragonabile. Buogonia è un capolavoro, meritatamente candidato a dozzine di premi in giro per il mondo e già vincitore di alcuni di essi.

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Altre recensioni

Di  ilfreddo

 Il dramma è salito con delle punte di violenza, pezzi di sale su un piatto ben cucinato.

 Lanthimos utilizza un’iperbole clamorosa e divertente per intagliare una forte critica incentrata sul fatto che sia inaccettabile una concentrazione di potere come quella che viviamo oggi.


Di  paolodegli

 Alla fine allora chi è il vero alieno? Siamo forse tutti un po’ 'alieni' da quell’umanità accogliente, giusta, rassicurante che – almeno a parole - desideriamo?

 Lo splatter finale tarantiniano ce lo sbatte in faccia semmai ce ne fossimo dimenticati….