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A.A. Williams
Forever Blue

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“ Exit in darkness”
Il sibilo di quella puntina stava sfiorando con un brumoso soffio il silenzio,
la strage dei cuori neri era partita da istanti tra strade e vicoli londinesi,
dicono di aver scorto sui tetti, un’ombra ballerina sorridere dalla brughiera.

Una donna gatto,
una chanteuse raffinata che dagli esordi sembra già incarnare 7 vite musicali.

E quelle due gemme contenute nel suo primo Ep , in collaborazione con i Mono,
quell’asse ombelicale Londra-Tokyo ,
quell’incrocio di culture disinvolto e libertino,
quel timbro vocale delicato ma sovrano, confuso tra l’estasi ed il pianoforte,
lenta ed estatica flessione di quell’arco d’ebano ,
quel diabolico e gelido sospiro l’attimo prima di quel dardo insanguinato.

E vittime illustri, agli altari, primo fra tutti Andrew Eldricht che ne pretende la presenza all’apertura di tutti i concerti dei suoi Sisters of Mercy.
E l’ex “ Wild Beats “ Tom Fleming , che nel duetto di “ Dirt “, in uno dei momenti più intensi e lirici dell’album, raggiunge con la donna gatto quello zenit senza alcun sforzo, quell’abbraccio ancestrale tra corpi che non si potranno mai più possedere ma al contempo mai più separare...

Registrato dal suo studio di casa nel suo appartamento nel nord di Londra, con quella scalcinata moka express in ebollizione a fianco del master clock , “Forever Blue” di A.A. Williams è una riflessione delicata sui quei sentimenti di isolamento, autonomia e le ansie che circondano l'amore e la perdita.

Con quel tocco di felina misantropia, che e’ anche causa del comune sbandamento per la Williams.

Esordio dorato della chanteuse londinese, che con le sue basi folk, la formazione classica di pianista e violoncellista, sussurra soprattutto di quelle scie di riflessioni femminili, molecole invisibili ma stordenti, quelle sue strade percorse, con la chitarra a tracolla, nella austerità british della City, in quella indifferenza che si respira al Regent’s Park, con quella testa tra le nuvole del Kesington Palace.

Opening inizialmente solo pianoforte e voce, "All I Asked For (Was To End It All)" , quel canto degli Angeli che non ti farà dormire pero’ per notti, lasciandoti quel dubbio, se erano autentici, quei cherubini.

La donna gatto all’ascolto, accovacciata nelle sue mura, stenderà Red carpets ai visitatori di quelle sacre dimore, che per un attimo penseranno di aver visto Kate Bush o la divina Polly, ma forse era solo un gioco di quegli specchi.
Quel riflesso che ti porterà ad amare e soffrire , come in quella cover trovata per strada, per quell’altra tua/doppia persona, che cerchi di scrutare da quel vetro senza forma, tra quei contorni annebbiati e deformanti, che ti farà stringere quel corpo tra quelle lenzuola per i fianchi respirando le essenze di quella gardenia.
Chiedendosi, ancora una volta

Perché ogni parola è menzogna, ogni gesto falsità, ogni sorriso una smorfia. Qual è il ruolo più difficile ?

Si reperisce tanto dell’album in quella copertina sfumata nella nebbia, in quella dualità alla quale non si riesce a dare forma,

da quel sound scheletrico, quella essenza del suono scavata nella roccia ,

pianoforte e voce e quel timbro vocale cosi’ delicato e struggente ,

che pare a volte frantumarsi in mille schegge ed invece con la sua toccante vulnerabilità resiste a tutte le scosse e diventa sempre più maestoso.


E’ difficile trovare verosimiglianze e non serve immaginare una inedita versione di Lana Del Rey, nuda e svestita del suo glamour patinato, con quella sorprendente e brutale faiblesse che ti permette l’accesso del suo cuore per vedere cosa trovi dentro.
Tra i tanti momenti dell’album, Johannes Persson dei "Cult Of Luna" , ultima vittima di quel dardo, offre la sua considerevole laringe tremante alle ultime note di Fearless , forse nel momento più pesante del disco.

Attratti da ciò che riteniamo bello, appagante , percepiamo la vita con quella divisione binaria, quelle entità separate che ci permettono di sfogliare, giorno dopo giorno, quel quotidiano convivio, coltivando un sorriso, una fotografia soave all’interno della clessidra eterna.
A.A. Williams con tanta fragilità ci ricorda che quella scelta binaria scivola dolcemente in quel melange di sensazioni, che non c'e' vita senza pensiero della morte, quella esplorazione di quella zona grigia e offuscata per creare qualcosa, che sia bello ma anche infinito.

Forever Blue non e’ solo pietra millenaria con incastonate 8 araldiche gemme , e’ un pellegrinaggio poetico delle parole verso un suono distante dai nostri pensieri, ma onnipresente, quel viaggio tracciato sul cielo per ogni persona che vuole sentirsi per sempre Blu.

Commenti (Sette)

Conteverde
Conteverde
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Modifica alla recensione: «Forever Blue ». Vedi la vecchia versione Forever Blue - A.A. Williams - recensione Versione 1


lector
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Gran voce, la "donna gatto"!


Conteverde: Incantevole, veramente!
Grazie Lector
Caspasian
Caspasian
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La sabbia della clessidra dell'eternità "scende" dal basso verso l'alto.
La Morte è blu cobalto.


Conteverde: Blu Cobalto.....senti ma quindi dovrei...con calma cambiare il colore della mia auto....
Farnaby
Farnaby
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Esordio notevole...oltra a Kate e Polly sta qui di casa anche Chelsea (quel lato oscuro)...il recente secondo disco (trattasi di brani altrui) mi ha lasciato un po' così.
Pagina davvero bella...


Conteverde: Grazie Farnaby.....però quante gems in quelle cover
Farnaby: Certo che si...forse, proprio perché gemme, difficilmente replicabili...
Conteverde
Conteverde
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Modifica alla recensione: «Forever Blue». Vedi la vecchia versione Forever Blue - A.A. Williams - recensione Versione 2


Almotasim
Almotasim
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Ah!


Conteverde: Teniamola d'occhio....questa Alex W....merci
macmaranza
macmaranza
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Da buon gattaro corro ad ascoltarla. Miao!


Conteverde: Secondo me , ascoltare questo album, di notte, da una terrazza, è un'altra cosa.
Anche per i vicini di casa.

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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