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Abiogenesis
Visualize

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L'Italia: la terra del bel canto, della Musica Classica più pregevole, del Teatro, del buon cibo, delle donne più belle, e infine, delle band Heavy Metal più sconosciute ma che stanno facendo letteralmente "er culo" a mezzo mondo.

Potrebbero venirvi in mente i Fleshgod Apocalypse per quanto riguarda il Symphonic Death Metal, i The Secret per il Crust/Blackened Hardcore, e tantissimi altri che citerò magari un'altra volta, ma a me vengono in mente sopratutto gli Abiogenesis.

Una delle proposte musicali più interessanti e assolutamente incredibili che il Nord Italia ha tirato fuori negli ultimi anni, alfieri di un Deathcore/Progressive con mille influenze diverse ma che si amalgamano talmente bene da renderli assolutamente indefinibili e inclassificabili.

"Visualize", il loro unico e ultimo singolo proposto, uscito annesso ad un videoclip spettacolare nel Giugno del 2016, è una di quelle canzoni che si son fatte aspettare molto, ma che ha confermato tutto ciò che un hype mostruoso aveva soltanto potuto immaginare: un misto dei migliori Nevermore per quanto riguarda il riffing, un pizzico di Sadist nelle stupende chitarre clean e sopratutto nelle armonie del ritornello, una brutalità inaudita nei passaggi che ricordano appunto, il miglior Deathcore/Death Metal in circolazione, e dei passaggi solisti suadenti, epici, melodici e sognanti come non si sentiva da anni nel genere (I The Faceless spuntano fuori qua e là secondo me, ed è assolutamente un complimento), una sezione ritmica a dir poco incredibile, con passaggi degni del miglior Prog Metal esistente, e dei fill di doppia cassa talmente potenti e veloci da non avere quasi eguali nel genere, e non.

Chitarre ritmiche e basso sempre sul pezzo, che lasciano spazio ad una voce a dir poco disumana di uno dei migliori cantanti sulla faccia della terra, con uno scream e growl possenti, profondi, "vissuti" e assolutamente non convenzionali, non la solita copia di Whitechapel, Suicide Silence, e compagnia cantante.

Produzione cristallina e potente, ma non "finta" come nella maggior parte dei casi riguardanti il genere Death/Deathcore, dai rimandi a Devin Townsend per gli inserti di Synth e Tastiere, chitarra solista, sezione ritmica e voce protagonisti indiscussi in un mix talmente ben riuscito da risultare quasi un'offesa a chiunque abbia provato a riproporre un sound similare negli anni successivi.

Inutile citare il testo, crudo e dalle trame filosofeggianti, che calza a pennello con quella che è probabilmente la miglior proposta Heavy mai uscita negli ultimi anni dalla penisola e che fa gara con tutte le migliori produzioni pesanti (e pensanti) oltreoceano.

Rimane spasmodica l'attesa per il nuovo materiale.

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