Copertina di AC/DC Dirty Deeds Done Dirt Cheap
teenagelobotomy

• Voto:

Per appassionati di rock classico, fan degli ac/dc, ascoltatori di musica hard rock e blues, cultori della musica anni '70
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LA RECENSIONE

Il signor Frank Zappa da Baltimora era uno che qualcosa di rock e di musica ne capiva, al signor Francesco Zappa piaceva molto una band di scatenati piccoletti che ebbe il piacere di trovare sulla sua strada durante un suo viaggio in Australia, correva l'anno 1976, gennaio. Quella band ovviamente si chiamava e si chiama AC/DC, veniva da una serie di devastanti tour in patria, storie di enormi folle adoranti, di successi, di esilaranti e deliranti esibizioni in programmi come "Countdown" dove davano sfogo a tutta la loro folle creatività scenica, ma anche storie di risse e diverse disavventure sessuali dei diversi componenti e ora la band era in procinto di affrontare il suo primo importantissimo tour britannico. Il genio di Baltimora fu il primo voler portare i 5 diavoletti negli States, non se ne fece nulla, pazienza, la band si potè così concentrare sulla stesura e sulla registrazione del nuovo album "Dirty Deeds Done Dirt Cheap" che avrebbe completato una fondamentale trilogia iniziale partita da meno di un anno con "High Voltage" prima e proseguita con "T.N.T." poi. A differenza di questi primi lp registrati in pochi giorni, questo nuovo lavoro venne prodotto nell'arco di 2 mesi circa per permettere alla band di finire il tour, i produttori ovviamente erano quelli di sempre: Young e Vanda.    

L'opener è secondo il sottoscritto il pezzo più devastante della storia del gruppo, anche più di "Let There Be Rock" e "Whole Lotta Rosie", assolutamente strepitoso il riff, assolutamente fantastiche le backing vocals, semplicemente meraviglioso il tutto; il testo riportava anche i numeri 36 24 36, ovvero i moderni 90 60 90, che come spesso accade in questi casi vennero scambiati per numero telefonico provocando il disagio di una povera vedova di Sydney. L'ottima "Love At First Feel", presente solo nell'edizione mondiale, introduce la divertentissima "Big Balls" che con il suo breve rock blues ribadisce che agli AC/DC i cosidetti non mancano certo; "Rocker" è un altra bomba, nata nella sua versione embrionale durante un suondcheck, proveniva da "T.N.T." e ascoltando quegli esplosivi 3 minuti scarsi si capisce perchè talvolta i 5 erano etichettati come punk rock, pur non essendo propriamente tale (in fondo il punk altro non era che scarno e violento rock n roll).    

"Problem Child" è presente anche nel successivo lp (seppur leggermente differente alla fine) e la tralascio avendola già affrontata appunto nella recensione di quell'album e passo direttamente a "There's Gonna Be Some Rockin'" che mantiene molto alto il livello sempre su un hard blues supportato magnificamente dall'inconfondibile voce "alcolica" del grande Bon; le successive ultime 3 prima di congedarci da uno dei più grandi album degli AC/DC ci introducono ad uno dei momenti più lunghi di sempre nella discografia degli australiani: s'incomincia con la lunghissima "Ain't No Fun (Waiting Round To Be A Milionaire)" ovvero il loro pezzo più lungo di sempre (quasi 7 minuti), l'ultima traccia "squealer", che vede il nostro Bon alle prese con una verginella, è un altro pezzo molto lungo e risulta alla fine un pò ripetitivo; cosa che invece non capita alla splendida "Ride On", chiudo questo racconto volutamente con questa lunga ed intensa ballata di puro blues che ci racconta di un Bon inquieto e riflessivo sulla sua situazione di giovane/vecchio rocker, un uomo che se la spassava alla grande, ma che poco prima della sua tragica scomparsa confessava agli amici di sognare di mettere la testa a posto e magari mettere su famiglia. Stupenda.    

In conclusione si può parlare di un grande album e di un punto molto importante della loro carriera: rifiutato dall'Altlantic americana fu il primo album ad essere pubblicato nel Regno Unito, nel novembre '76, e musicalmente un importante via di mezzo tra i precedenti due dischi e il successivo; alterna infatti brani aggressivi ad altri più rock blues, sempre nel vecchio inconfondibile stile AC/DC, questo a dimostrare che si può evolvere anche mantenendo uno stile e un genere ben definito. A smentire quelli che superficialmente bollano gli AC/DC come una band "che ha fatto sempre lo stesso album".    

Un album ancora (di poco) imperfetto, forse qualche pezzo risulta troppo lungo ma che dimostra come i ragazzi fossero sulla buona strada verso i successivi capolavori, fu la perfetta introduzione allo storico "Let There Be Rock" e a tutto quello che ne conseguì.  

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Riassunto del Bot

Dirty Deeds Done Dirt Cheap è un album fondamentale nella carriera degli AC/DC, che unisce energia hard rock e influenze blues. La recensione ne sottolinea la maturazione artistica rispetto ai lavori precedenti, con brani potenti e momenti intensi come la ballata "Ride On". Nonostante qualche pezzo eccessivamente lungo, l'album è un passaggio chiave verso i successi futuri della band e un esempio di coerenza stilistica e crescita.

Tracce testi

01   Dirty Deeds Done Dirt Cheap (04:12)

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02   Love at First Feel (03:11)

06   There's Gonna Be Some Rockin' (03:17)

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07   Ain't No Fun (Waiting Round to Be a Millionaire) (07:29)

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AC/DC

AC/DC sono una delle band rock più famose e influenti della storia, nata nel 1973 a Sydney. Il loro stile è caratterizzato da riff taglienti, energia live travolgente e una coerenza sonora granitica. Hanno segnato decenni di musica rock e venduto milioni di album in tutto il mondo.
74 Recensioni

Altre recensioni

Di  Sket

 Uno di quei capolavori offuscati è sicuramente "DDDDC", così anche come "Powerage".

 "La ballad 'Ride On' è magnifica... risulta adatta come colonna sonora di San Valentino."