Copertina di Aerosmith Permanent Vacation
Enrico Rosticci

• Voto:

Per appassionati di rock classico, fan degli aerosmith, amanti della musica anni '80 e collezionisti di vinili storici
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LA RECENSIONE

AEROSMITH - PERMANENT VACATION (1987, GEFFEN)

TRACK LIST:

01) HEART’ S DONE TIME
02) MAGIC TOUCH
03) RAG DOLL
04) SIMORIAH
05) DUDE (LOOKS LIKE A LADY)
06) ST. JOHN
07) HANGMAN JURY
08) GIRL KEEP COMING APART
09) ANGEL
10) PERMANENT VACATION
11) I’ M DOWN
12) THE MOVIE

Nel 1987 è festa grande sulle sporche strade e nei lerci marciapiedi delle metropoli americane: l’esplosione dei Guns N’Roses, con l’irrefrenabile carica stradaiola di “Appetite For Destruction” e la prepotente conferma dei Motley Crue con il rozzo e graffiante “Girls, Girls, Girls” portano definitivamente in auge lo street rock, resuscitando fantasmi dei seventies che si credevano definitivamente dissolti.

Gli Aerosmith non stanno a guardare e, dopo la pubblicazione di un platter di tutto rispetto come “Done With Mirrors” (prodotto da Ted Templeman, già con Van Halen e David Lee Roth e divenuto velocemente disco d’oro negli USA), passano all’attacco delle nuove leve con un prodotto di altissima qualità, che riesce nell’ impresa di proiettare la formula che li aveva resi grandi nel decennio precedente direttamente sulla scapestrata scena del momento. La voce inimitabile di Steven Tyler irrompe con violenza in un contesto musicale che calza a pennello con l’attitudine party–oriented del combo di Boston: “Permanet Vacation”, grazie anche alla produzione di Bruce Fairbairn (ascoltatevi, se ne avete l’occasione, il suo lavoro con i Poison nel gustoso “Flesh & Blood”) vola alto in classifica e vende cinque milioni di copie solo negli USA, riportando gli Aerosmith all’attenzione del grande pubblico, in un contesto scenico più consono al loro talento. I tempi bui sono soltanto un ricordo e per il quintetto della east–coast si aprono scenari nuovi ed avvincenti.

Esaltato da singoli di rilievo internazionale e dal notevole appeal come la leggendaria “Rag doll” e “Dude (looks like a lady)” valorizzata da una portentosa sezione fiati, il disco si segnala soprattutto per una straordinaria compattezza d’insieme, tale da poter identificare in “Permanent Vacation” l’opera migliore pubblicata dagli ‘Smiths dai tempi del portentoso “Toys In The Attic”. Il duo Tyler/Perry torna alla ballad d’autore con la meravigliosa “Angel”, episodio riuscito anche a livello di songwriting, capace di saziare i palati fini rimasti a digiuno per lungo tempo ed in grado di allargare l’audience dei fab–five all’orda di ragazzine innamorate degli slows di Motley Crue, Ratt e Great White, tutti gruppi fortemente debitori della stessa band di Boston. L’atmosfera che permea questo album è quella dei tempi che furono: Joe Perry è ispiratissimo, basterebbe ascoltare uno dei suddetti singoli o il suo superbo lavoro in “Magic touch” e nella swamp–song “Hangman Jury”, per giustificare le mie parole. Grande anche il lavoro dietro le pelli di Joey Kramer, qui ritratto in una delle sue prove più convincenti in assoluto. Sopra tutto ciò, a regalare alla band quella marcia in più necessaria per strappare lo scettro ai nuovi sovrani, arrivano come un fulmine a ciel sereno le grida di guerra del vocalist Steven Tyler, perfettamente a suo agio nel trasformare un classico composto da John Lennon, la ritmata “I’m down”, in uno sconvolgente pezzo al tritolo.

Ben più dinamico e meno ruffiano del successivo e più venduto “Pump” (sette milioni di copie negli USA), questo platter mostra l’anima più cruda e selvaggia degli Aerosmith, riportando il calendario alla metà degli anni ’70 e regalandoci così un’ultima opera indimenticabile prima della conversione totale al cosiddetto filone “sentimental-finanziario” che caratterizzerà, in crescendo, tutti gli album successivi del gruppo (vedi il mediocre “Nine Lives” o l’anonimo “Just Push Play”), ricolmi di ballads insulse e totalmente privi di energia magnetica.

“Permanent Vacation” è la prova lampante di come si possa riuscire a produrre un disco di gran classe, in cui prosa e poesia si abbandonano a divertenti confronti ed ottenere un successo planetario senza per forza di cose scadere in una banale operazione commerciale. A mio avviso, il qui presente album rappresenta l’ultima occasione per ogni rocker di ascoltare gli Aerosmith suonare in maniera genuina delle canzoni veramente epocali, supreme sintesi di un glorioso passato e di un presente quanto mai vitale. Tutto ciò che segue, è pura vanità.

(Enrico Rosticci)

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Riassunto del Bot

Permanent Vacation segna il ritorno trionfale degli Aerosmith nel 1987, combinando l'energia del rock classico con un'attitudine fresca e contemporanea. Con hit come 'Rag Doll' e 'Dude (Looks Like a Lady)', l'album si distingue per compattezza e qualità, rappresentando una delle migliori opere della band dagli anni '70. La produzione di Bruce Fairbairn e la performance di Steven Tyler e Joe Perry consolidano questo disco come un capolavoro autentico e vitale.

Tracce testi video

Aerosmith

Gli Aerosmith sono una celebre band statunitense formata a Boston nel 1970 e considerata tra i pilastri dell'hard rock mondiale. Guidati dall'inconfondibile voce di Steven Tyler e dai riff di Joe Perry, sono noti tanto per i loro eccessi quanto per hit planetarie e ballate da brivido.
36 Recensioni

Altre recensioni

Di  zelda

 "Permanent Vacation è la tipica espressione della poliedricità della band."

 "Perdete ogni speranza voi che ascoltate di definire questo album uniforme per quanto riguarda il genere."


Di  Battlegods

 Ragazzi, ogni commento è superfluo per "Rag Doll", un brano che va solamente apprezzato e ascoltato.

 Permanent Vacation è uno dei dischi più belli degli Aerosmith degli anni Ottanta, insieme ovviamente a "Pump".