Copertina di Agnieszka Holland Mr. Jones
DannyRoseG

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Per appassionati di cinema storico, studenti universitari, pubblico interessato a temi politici e sociali, spettatori di film d’autore.
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LA RECENSIONE

Mr. Jones è già un titolo poco ispirato nell’originale, ulteriormente banalizzato nell’anemica versione italiana “L’ombra di Stalin”. Il titolo non rende giustizia al materiale storico esplosivo, urgente, tragico di cui tratta, riuscendo purtroppo nell’impresa non semplice di renderlo narrativamente dispersivo.

La vicenda, ampiamente romanzata, segue il gallese Gareth Jones, astro nascente del giornalismo britannico dopo aver intervistato Hitler nel 1933, appena salito al potere e già discretamente inquietante. Animato da ambizione, incoscienza e da un raro residuo di etica professionale, Jones decide di indagare sulle voci sempre più insistenti di una devastante carestia in Ucraina, accuratamente occultata dalla propaganda sovietica.

Giunto a Mosca con il pretesto ufficiale di voler intervistare Stalin, si ritrova immediatamente immerso in un sistema di sorveglianza, censura e menzogne dove la verità viene trattata con la stessa ospitalità riservata ai dissidenti. Qui incontra Walter Duranty, giornalista premio Pulitzer e campione mondiale di arrampicata morale inversa: brillante, corrotto e perfettamente disposto a sacrificare la realtà sull’altare dei propri privilegi. Duranty è forse il simbolo più disturbante del film, incarnazione di un giornalismo prostituito al potere, elegantemente marcio come caviale lasciato al sole.

Jones riesce infine a eludere i controlli e raggiungere l’Ucraina, trovandosi di fronte all’orrore dell’Holodomor: villaggi congelati nella fame, corpi abbandonati, bambini ridotti a spettri. Qui il film colpisce davvero, abbandonando fronzoli e sottolineature superflue. La desaturazione cromatica, il silenzio quasi assoluto, l’assenza di abbellimenti musicali restituiscono una devastazione che non necessita di retorica. È il cuore pulsante dell’opera, il momento in cui finalmente la narrazione smette di atteggiarsi e mostra qualcosa di autenticamente feroce.

Peccato che, invece di fidarsi della forza di questo materiale, la regista scelga poi di sabotare la propria opera disperdendola in una struttura narrativa frammentaria e spesso goffa.

I tre grandi temi del film avrebbero meritato ben altra disciplina:

  • l’Holodomor e le responsabilità staliniane
  • il tradimento dell’etica giornalistica
  • la complicità occidentale nel tollerare l’orrore per convenienza politica

Invece, Mr. Jones sembra una valigia fatta in fretta, stipata di ottime intenzioni e chiusa male.

L’inserimento di George Orwell come cornice narrativa, con la suggerita ispirazione per La fattoria degli animali, appare artificioso e didascalico. Più che una scelta narrativa efficace, sembra una freccia al neon lampeggiante con scritto: “Attenzione spettatore, questo è importante!”. Un peccato, perché la storia reale possedeva già sufficiente potenza senza bisogno di simili appoggi letterari quasi scolastici.

E poi c’è Duranty e la famigerata scena orgiastica moscovita, sette minuti abbondanti di decadenza borghese che paiono usciti da un catalogo di cliché sul vizio elitario. Più che approfondire il personaggio, il segmento sembra indulgere in una sorta di estetica del vizio che finisce per rallentare inutilmente il ritmo, come se qualcuno avesse infilato Il grande Gatsby dentro un gulag.

Il risultato è un film schizofrenico: potente quando osserva la tragedia umana, irritante e dispersivo quando cerca di trasformarsi simultaneamente in manifesto politico, thriller giornalistico e parabola letteraria.

Infine, il doppiaggio italiano compie il consueto massacro di sfumature linguistiche: gallesi, russi, ucraini e inglesi parlano tutti con l’identica dizione neutra da fiction generalista, appiattendo accenti, tensioni culturali e autenticità. Le inflessioni linguistiche sono comunque apprezzabili nella versione originale.

In conclusione, Mr. Jones è un film importante, necessario, persino coraggioso, ma artisticamente irrisolto. Quando mostra l’orrore storico, colpisce con forza reale. Quando cerca di trasformarsi contemporaneamente in thriller politico, denuncia morale e parabola letteraria, si appesantisce sotto il peso delle proprie ambizioni.

Resta un film da vedere, soprattutto per il valore della testimonianza storica, ma anche un’occasione parzialmente realizzata: una denuncia storica intrappolata dentro una sceneggiatura che aveva urgente bisogno di maggiore rigore e di qualche lezione sull’arte di non strafare.

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Disponibile su RaiPlay

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Mr. Jones come un film coraggioso e necessario, che racconta con intensità l’orrore dell’Holodomor. Tuttavia, la narrazione risulta spesso dispersiva, tra sovrastrutture narrative e cliché. Il film colpisce nei momenti più autentici, ma si appesantisce per eccesso di ambizione. Resta comunque una visione raccomandata per il suo valore storico.

Agnieszka Holland

Agnieszka Holland è una regista e sceneggiatrice polacca, formatasi alla FAMU di Praga. Attiva dagli anni Settanta, è nota per film storici e biografici come Europa Europa, In Darkness, Spoor, The Secret Garden, Mr. Jones e Total Eclipse.
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