Doctor J

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Per appassionati di rock e grunge, fan di alice in chains, amanti della musica live emozionante e testi profondi, chi segue storie di artisti tormentati.
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LA RECENSIONE

"We chase missprinted lies… ". E' con queste parole pronunciate da Layne Staley (estratte dal capolavoro "Nutshell") che si apre l'Unplugged degli Alice In Chains, il primo concerto della band dopo tre anni di assenza dai palchi, uno degli ultimi prima che la voce del gruppo si ritiri definitivamente dalle scene, ed inizi la sua lenta ma inesorabile discesa nel baratro che da lì a sei anni lo trascinerà ad una tragica fine.

La prima frase è appena sussurrata da Layne, e non potrebbe essere altrimenti, visto che ormai a questo la sua voce è ridotta: un debole sussurro, un triste lamento, ora che la straordinaria potenza di cui un tempo era dotata è quasi del tutto evaporata, portata via dalla droga e dalla depressione, che da dentro continuano a eroderlo e a tormentarlo. Non di rado la voce di Layne trema, stona, si spegne, ha bisogno del sostegno del timbro angelico di Jerry Cantrell per rimanere in piedi, per non crollare del tutto, assumendo quella tonalità alienante tanto particolare ed ammaliante. E l'atmosfera riflette appieno l'animo di Staley: pacata, rilassata, rassegnata, oppressa e opprimente al tempo stesso.

Questo memorabile live ripercorre la carriera del gruppo, con brani estratti da tutti i loro lavori in studio, eccezion fatta per l'esordiente "Facelift". Credo sia perfino inutile soffermarsi troppo sulla bellezza delle canzoni, sulla loro perfetta esecuzione, e sull'affiatamento oramai raggiunto dal gruppo dopo diversi anni assieme, perchè di esibizioni tecnicamente eseguite magistralmente in giro se ne trovano in discreta quantità, qui però c'è qualcosa di più: c'è una carica emotiva spaventosa, c'è un uomo che mostra a tutti quali siano i suoi drammi interiori e i fantasmi contro i quali sta combattendo, li mostra per un'ultima volta, dato che d'ora in poi condurrà in pratica la vita dell'eremita, rintanandosi per sempre nella sua solitudine, una solitudine da cui non uscirà mai più.

E' in breve questo il testamento redatto da una band in grado di appassionare come pochissime altre, e che anche in quest'occasione non si smentisce di certo, donando brividi, lacrime, e dando una volta di più la consapevolezza che Layne sapeva, sapeva già tutto di come sarebbe andata a finire. E d'altronde l'aveva messo in chiaro sin da subito… vi dice niente "We Die Young"?

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Riassunto del Bot

La recensione celebra il concerto Unplugged degli Alice In Chains, sottolineando la toccante performance di Layne Staley, segnata dalla sua lotta contro la depressione e la dipendenza. Il live ripercorre la carriera della band con una carica emotiva intensa che va oltre la tecnica musicale, mostrando un commovente testamento artistico e umano prima del ritiro di Staley.

Alice in Chains

Alice in Chains è una band di Seattle nata nel 1987, tra le massime espressioni del cosiddetto 'Seattle Sound', conosciuta per il loro sound cupo, le doppie voci di Layne Staley e Jerry Cantrell e testi introspettivi e sofferti. Dopo la morte di Staley nel 2002, la band è tornata con William DuVall alla voce.
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