Copertina di Amy Winehouse Back to Black
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Per appassionati di musica vintage, fan di amy winehouse, critici musicali, ascoltatori di pop e soul retrò
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LA RECENSIONE

Mi sono avvicinato alla Signora Amy Winehouse con curiosità. Da una parte qualcuno me ne aveva parlato bene. Dall'altra i suoi eccessi, di cibo, di alcool, di droghe, avevano attirato la mia attenzione. Cercavo conferme nel nostro immane DeDatabase. Niente: di questo disco non ne ha ancora parlato nessuno. Strano. Sia per la celebrità raggiunta dal personaggio. Sia perché, comunque, è stato numero uno in Inghilterra, e, seppure per poche settimane, il miglior breakthrough di una cantante inglese nella classifica di Billboard. Ed allora eccomi qua, qualcuno questo sporco lavoro deve pur farlo.

Sono, lo dico subito, rimasto prima perplesso, poi, fondamentalmente deluso. Il cd precedente "Frank" aveva sorpreso molti, sia per le indiscutibili doti canore della nostra, sia perché, a soli vent'anni, la Winehouse manifestava una maturità compositiva non indifferente. Qui il passo indietro mi pare palese. La cantante londinese ha abbandonato il rythm'n'blues, venato di jazz, dell'esordio, per ripescare le sonorità girl groups anni '50 e '60. The Ronettes, The Supremes, The Marvelettes, per intenderci. Il risultato, da questo punto di vista, è stato indubitabilmente raggiunto, dato che Phil Spector, il produttore per antonomasia di questo genere musicale, le ha fatto i complimenti. Ma noi, che vorremmo che ogni tanto il pop ci sorprendesse, che vorremmo una scrittura un po' bizzarra, che vorremmo un po' di energia elettrizzante a basso costo, che ce ne facciamo di questo dischetto? Mi sembra, ben poco. Le canzoni sono tutte scontate, prive di qualsiasi originalità, sentite almeno un migliaio di volte uscire dal jukebox di Arnold's: quel che si dice un cliché.

Se vi interessa il genere, compratevi qualsiasi raccolta delle inarrivabili Supremes con Diana Ross: vi divertirete almeno il triplo. Se non vi interessa, non avvicinatevi nemmeno, potreste scagliare il cd contro un muro dopo un paio di ascolti. Sia chiaro: certo non si può dire che sia brutto, l'aggettivo corretto mi pare insignificante. Robetta giusta per Radio Deejay alle dieci di mattina. E lo dico con dispiacere, sia perché la Winehouse mi sembra una tipa simpatica. Sia perché il talento forse ce l'ha. Io le darò ancora una chance. Ma nulla più.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il secondo album di Amy Winehouse, Back to Black, evidenziando un cambiamento stilistico verso sonorità anni '50 e '60. Pur ottenendo risultati tecnici apprezzabili, l'album risulta prevedibile e poco originale rispetto al precedente Frank. L'autore esprime delusione e incertezza sul valore duraturo dell'opera, pur riconoscendo qualche talento nella cantante.

Tracce testi video

02   You Know I'm No Good (04:17)

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03   Me & Mr Jones (02:33)

06   Love Is a Losing Game (02:35)

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07   Tears Dry on Their Own (03:06)

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10   He Can Only Hold Her (02:48)

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Amy Winehouse

Cantautrice britannica nata a Londra nel 1983, nota per il timbro contralto e la miscela di soul, jazz e R&B. Debutta con Frank (2003), quindi il successo mondiale con Back to Black (2006). Nel 2008 vince cinque Grammy Awards. È scomparsa nel 2011.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  Braindamaged

 Una delle voci più sensuali che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni.

 Probabilmente non sarà uno di quei dischi di cui ci ricorderemo per sempre, sta di fatto che è impossibile restare indifferenti davanti a un prodotto di qualità come questo.


Di  Deviljin

 Come si dice in questi casi: tutto fumo e niente arrosto.

 "Back to black" è composto da 11 tracce di semplice pop che si rifà alle sonorità anni cinquanta, senza però avere la classe degli arrangiamenti di quel periodo.