Arezzo, XI secolo. Guido d’Arezzo, monaco e teorico musicale, al fine di annotare ed insegnare musica con facilità, introduce un sistema di notazione musicale che prevede sette note: Ut (Do), Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Applicando questo sistema, e facendo uso anche di semitoni (bemolle e/o diesis), arriviamo ad un totale di dodici note.
XVII secolo. Grandi compositori quali Vivaldi e Bach, con queste 12 note, compongono alcune delle opere più note della storia della musica, questo è il barocco.
Stati Uniti, XIX secolo. La musica religiosa delle comunità afroamericane, spesso schiavi, diventa un modo di esprimersi e alleviare la fatica quotidiana nel lavoro.
1966. In seguito a diverse forme di musica popolare e colta derivate dal Gospel, quali Blues, Jazz ed in seguito Rock, un chitarrista dal nome Jimi Hendrix intuisce che anche dal rumore derivato dall’amplificazione del proprio strumento si può creare musica. Cacofonia, feedback e distorsione in generale diventano un pilastro della musica rock.
2024, Canada. Un duo chiamato Angine de Poitrine intuisce che per pubblicare musica di successo non servono necessariamente le regole musicali degli ultimi 1000 anni; sette note? dodici? Perché limitarsi a quello?
Con questa introduzione veloce di storia della musica abbiamo dato un quadro generale alla situazione, ma nello specifico… cosa hanno di così particolare questo album e questo gruppo? Inizio subito mettendo in chiaro una cosa: la musica microtonale esisteva già da prima che AdP pubblicassero il loro primo album, e seppur relegato all’underground, questo è un genere di musica che piano piano si è infiltrato in territori rock e sperimentali. Questo Vol.II è un album interamente basato su questa struttura microtonale unita ad elementi funk, math rock e alternative; gli unici due componenti del gruppo (bassista/chitarrista e batterista) suonano interamente in autonomia grazie principalmente a loop station, elemento che crea una struttura schematica di sovraincisioni continue in tempo reale che non stancano in alcun modo l’ascoltatore. Così come nel loro disco precedente la formula risulta vincente, abbiamo infatti diversi cambi di metrica, riff di basso o chitarra che fanno da tappeto per numerosi assoli, ritmiche semplici ma di impatto, che trascinano l’ascolto in qualcosa di quasi ipnotico. Non mi soffermerò ad elencare i brani presenti in questo disco; tutte e sei le tracce hanno infatti una struttura analoga ma allo stesso tempo con sfumature e sonorità differenti. Essendo appunto creato tutto “in presa diretta” e con loop station, sarebbe impossibile prevedere strutture differenti; dal momento in cui gli strumentisti ad occuparsi del tutto sono due, sarebbe necessario sovraincidere per creare qualcosa di diverso. Il prodotto finale, a differenza di ciò che uno potrebbe pensare, non è eccessivamente pesante all’ascolto come magari certi album post-rock o progressive di band iper-tecniche; questo Vol.II, per quanto probabilmente non è musica che piacerà a tutti, lo si può ascoltare tranquillamente anche in contesti leggeri. L’intento di questi due musicisti tuttavia non è il creare qualcosa di standard (non avrebbero deciso per principio di suonare microtoni), ma non vogliono nemmeno creare qualcosa che resti nel puro underground come tanta altra (ottima) musica. Le loro influenze provenienti dalla musica canonica, infatti, le possiamo trovare in artisti del calibro di Frank Zappa, il progressive rock britannico degli anni 70, e il punk/post-punk di gruppi come i Television, che dimostrano il buon livello di cultura musicale che si portano dietro questi due musicisti mascherati. I meriti di questo album quindi, oltre all’esecuzione magistrale, sono quindi quelli di aver portato all'attenzione un prodotto che non solo è diverso da qualcosa che normalmente ascoltiamo, ma appunto qualcosa che è così particolare da andare contro a certi canoni della musica che persistono da un millennio. Per tornare alla didascalia iniziale: Jimi Hendrix non avrà sicuramente creato in senso assoluto il feedback (essendo appunto un fenomeno naturale), ma lo ha portato al successo all’interno di brani convenzionali; questi Angine de Poitrine, alla stessa maniera, anche se non hanno inventato i microtoni né la musica microtonale, con questi loro due album stanno lentamente portando alla “normalizzazione” di certi quarti di tono e note “stonate” all’interno della musica convenzionale. Il fatto che tutto ciò che suonano è in presa diretta, come accennato prima, è un valore aggiunto alla loro musica; anche se tra gli appassionati di musica i pareri positivi e gli ascolti sono in costante crescita, non mi aspetto che questo album scali classifiche radiofoniche, ma credo che se questi ragazzi proseguiranno su questa strada, guadagneranno molto consenso e rispetto dalla critica.
Brani migliori: “Fabienk”, “Sarniezz”, “Angor”