Ed ecco signore e signori una vera e propria opera live.
Siamo nel 1997 e dopo due grandissimi capolavori quali "Angels Cry" e "Holy Land", una delle migliori formazioni di prog/power metal, gli Angra, danno vita alla loro unica prova live registrata con l'album "Holy Live", disco composto da 6 canzoni, per una durata complessiva di 35 minuti nei quali i musicisti ci mostrano tutta la loro classe e preparazione, che anche in sede live gode di ottima qualità.
La serata svoltasi a Parigi, si apre con il classico intro "Crossing", che preceduto dai cori del pubblico, ci dirige grazie ai suoi suoni maestosi alla prima vera traccia del disco: la possente "Nothing To Say": la canzone si apre con un corposo riff di chitarra, seguito poi dalla voce di Matos che, dopo aver incitato un pubblico ben presente, comincia a deliziare l'ascoltatore con la sua alta nonché cristallina voce. Ottima la parte strumentale, che non perde assolutamente di efficacia, presentandoci invece dei musicisti in grado di gestire alla perfezione la situazione, sfoderando dei soli di grande pulizia sonora e grande effetto. Si continua con un altro classico firmato Angra: "Z.I.T.O.", speed track, che con le sue tonalità arricchite da venature progressive con accenni alla musica brasiliana (dati da percussioni e da un pregevole utilizzo delle tastiere), ci conduce ad una delle più belle canzoni del gruppo "Carolina IV", 13 minuti di pura estasi: dopo un solo di chitarra guidato alla perfezione dal duo Loureiro/Bittencuort, parte la song, che tra ritmi brasiliani, cambi di tempo, assoli di basso e chitarre possenti ma mai rumorose, risulta essere sicuramente il punto forte (assieme alla seguente canzone) del disco. La prestazione di Matos raggiunge in questo frangente una carica emotiva veramente senza precedenti, andando a toccare vette vocali elevatissime, ma con molta naturalezza e classe.
Ed ora... dopo i toni brasiliani di "Carolina IV", si passa alla più famosa ed importante song degli Angra, sto parlando dell'immancabile "Carry On": dopo il classicissimo intro ("The Unfinished Allegro", pezzo ripreso dall'incumpiuto di Schubert), un riff storico parte, dando inizio a 5 minuti e 22 di spettacolo: complice anche un pubblico veramente da fare invidia, la canzone scorre via molto piacevolmente, condotta dalle varie acrobazie di tutto il gruppo, con una nota di merito al basso, sempre ben presente, sia nel comporre una base ritmica fantastica, sia nei brevi ma fondamentali solos. Il disco purtroppo si chiude, con una punta d'amaro e con una domanda lecita: ma come mai un disco così importante per la band è anche così corto?
Bè, a parte la durata dell'album, posso tranquillamente affermare che (grazie ad una prestazione da brivido da parte di tutti i componenti e grazie alla presenza solo dei più grandi successi della band), questo disco sia uno dei migliori live in ambito Power/prog mai realizzati.