Copertina di Anton Corbijn Depeche Mode - Spirits in the Forest
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Per appassionati di musica, fan dei depeche mode, amanti dei documentari emozionali e chi cerca storie sul potere sociale dell'arte.
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LA RECENSIONE

Al contrario di quanto si possa immaginare dal titolo dell'opera, "Depeche Mode: Spirits in the Forest" non è un docu-film sui Depeche Mode, o meglio, è un docu-film in cui i Depeche Mode sono presenti ma lasciano il palco a 6 fan "speciali", godendosi lo splendido spettacolo. "Depeche Mode: Spirits in the Forest" è, prima di tutto, un inno alla potenza della Musica e alla sua infinita capacità di creare trame e connessioni. Il film, attraverso i racconti (spesso toccanti) della vita dei 6 fan, a cui si alternano sprazzi adrenalinici di concerto, mostra come la Musica riesca ad abbattere barriere spazio-temporali, mostra la sua capacità di creare e distruggere, di procurare un sostegno permanente, plasmabile ed immateriale, di recuperare l’irrecuperabile. Non ci sono confini corporali, geografici, politici, fisici che tengano, la Musica, prima o poi, arriva a destinazione. Sempre. Ed una volta arrivata a destinazione, travolge e comunica con tutti mediante un linguaggio comprensibile da tutti. Non si scappa. Dove non c’erano connessioni, quest’ultime verranno create; dove non c’erano emozioni, quest’ultime verranno conosciute. Il seme da cui nascerà una foresta è stato seminato.

La Musica è tutto questo, l'essenza dei nostri ricordi, delle nostre vite, spesso concentrate in 4 minuti. Ed è sempre lì, a portata di mano. Semplicemente grandioso.

Le immagini del film ci ricordano anche un’altra cosa: ogniqualvolta si va ad un concerto o si discute di Musica o si preme un tasto ”play”, diventiamo parte di una comunità, diventiamo spiriti interconnessi che entrano a far parte di quella foresta ultraterrena, ricca di generi, di varietà, di frutti, di possibilità, chiamata Musica. Tutto questo potrà sembrare molto retorico, ed in parte lo è, ma credo fermamente che sottolineare la funzione sociale della Musica sia molto importante nonchè molto più impattante di una semplice logica edonistica.
Quando, poi, il docu-film volge al termine e si rimane soli tra il rumore del proiettore che si spegne e lo schermo nero della sala cinematografica, nella mente si fa spazio un pensiero: l'artista, vero demiurgo, ha un potere immenso, pari a quello della Musica che genera. Se è vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, dove iniziano e dove finiscono le responsabilità dell'artista? Fin dove può arrivare la capacità dell'artista di "plasmare le masse"? Fin dove può arrivare la capacità dell’artista di plasmare la vita di un essere umano?

P.S.

Il film va visto a prescindere, anche da chi non gradisce i Depeche Mode. Chi pensa che sia semplicemente l’ennesimo film-concerto, a mio parere, si sbaglia di grosso. Il film va visto secondo un’altra ottica.

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Riassunto del Bot

Il docu-film 'Depeche Mode: Spirits in the Forest' dirige lo sguardo su sei fan speciali, mettendo in luce la potenza universale della musica e il suo ruolo di collante sociale. Oltre l’evidenza del concerto, il film valorizza le storie personali, mostrando come la musica possa plasmare vite e creare connessioni profonde. Un’opera capace di emozionare anche chi non è fan della band. Una testimonianza toccante e coinvolgente sull'essenza stessa della musica e dell'arte.

Anton Corbijn

Anton Corbijn (Strijen, 20 maggio 1955) è un fotografo, regista di videoclip e cineasta olandese, celebre per l’estetica in bianco e nero e per le collaborazioni con Joy Division/New Order, U2 e Depeche Mode. Al cinema ha diretto Control (2007), The American (2010), A Most Wanted Man (2014) e Life (2015).
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